“L'attore è un catalizzatore di presenze invisibili e inattuali”.

Attilio Scarpellini

Denise Cuomo

Fuoco dei miei lombi

"Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma ti amavo. Ero ignobile e brutale e turpido e tutto quello che vuoi, mais je t’aimais, je t’aimais! E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia. Bambina Lolita, coraggiosa Dolly Schiller".



Se la letteratura, o almeno quella meritevole di tale nome, non ha nulla a che fare con la decenza, allora questo libro è un capolavoro, però attenzione: i moralisti si tengano lontani, quelli che interpretano tutto attraverso un codice morale, quasi misurassero scrupolosamente i centimetri della gonna pudica che deve ammantare ogni cosa.

La passione istrionica

L’Asilo Filangieri, nel cuore di Napoli, offre nuovamente uno spazio all’arte, in questo caso all’arte fotografica. Il 19 maggio è stata inaugurata la mostra fotografica di Sergio Morra, giovane fotografo napoletano alla sua prima esperienza espositiva. La mostra sarà fruibile fino al 28 maggio, sarebbe un peccato perdersela, per varie ragioni che tenterò di spiegarvi e che, mi perdonerà il fotografo, esulano dalla sola qualità del lavoro in sé.

L’iperbole di Hannah Baker

“A che cosa pensano questi umani fragili?”
  (Baustelle – La canzone del parco)


Tredici è una serie tv disponibile su Netflix, il titolo originale è 13 Reasons Why, ed è diventata in pochissimo tempo un vero e proprio caso mediatico. La trama se non originale è comunque molto accattivante, complice anche il finale che ci viene svelato fin dall’inizio. Chi guarda ne sa quanto i personaggi, man mano insieme a loro, lo spettatore arricchisce di dettagli il quadro finale, il quale non è dei migliori, anzi, è una vera tragedia. Ci sentiamo tutti un po’ detective, sulla pelle di Hannah Baker, un’adolescente americana che un bel giorno decide di tagliarsi le vene e farla finita, non prima di aver registrato tredici nastri nei quali spiega i motivi del suo gesto. Ogni nastro una persona, perché saranno queste persone a uccidere Hannah, senza farlo mai per davvero.

Lettere d’amore ridicole

Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d’amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

(Fernando Pessoa – Tutte le lettere d’amore)

 

Tanti anni fa in un’aula universitaria gremita di studenti, a ridosso di mura greche presenti nell’edificio storico in cui è ubicata la mia università, un professore di filosofia di fronte a gente stipata negli angoli più remoti dell’aula immensa, c’ha tenuto a fare una precisazione rispetto al verbo greco phileîn, amare. Asseriva, con fonti alla mano, che questo verbo aveva due possibili interpretazioni: in una il verbo indicava un’attività più inerente alla vicinanza, quasi fisica, in un rapporto relazionale, nell’altra indicava più propriamente il trasporto e la cura che si impiega nell’atto stesso d’amare.

La via della Natura e la via della Grazia in McCarthy

“Quando non ti resta nient’altro, imbastisci cerimoniali sul nulla e soffiaci sopra”

 
Esiste un film che ogni giorno credo più che un film sia un miracolo: The Tree of Life di Terrence Malick. L'approccio a questo film divide il mondo in due specie di persone, modi di intendere la vita, maniere per viverla, due specie di persone che fanno una scelta drastica, come appunto suggerisce uno dei personaggi all'interno del film: "Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della natura e la via della grazia". Citazione presa in prestito dalla filosofia di Tommaso D'Aquino. Se una parte degli spettatori a un certo punto sentirà sopraggiungere il sonno e man mano collassare sono sicura che questa parte corrisponda alla Natura, se un'altra parte non potrà fare a meno di guardarlo più volte, sempre con la stessa attenzione, forse persino crescente, sono altrettanto sicura che questa abbia scelto la Grazia.

La Siberia del sogno

“Quanto sarà triste rimanere solo, completamente solo, e non avere nemmeno un rimpianto, nulla… perché tutto ciò che ho perduto non era nulla, era uno sciocco, rotondo zero, soltanto un sogno".




L’utopia è una stanza, è una mente schermata, uno spirito che reclama il suo diritto ad esistere in un altro modo, un altro mondo. L’utopia è tutto quello che ci rimane, una terra non invasa, pericolosa nella misura in cui è l’unica dimensione possibile in cui possiamo realmente esistere. Però, nell’utopia si esiste veramente, o si resiste? Non è piuttosto un luogo non luogo, come una sala d’aspetto, che ci accoglie e ci tiene al sicuro finché qualcosa la fuori, o in un’altra stanza, cambi?

Da una donna, per tutte le donne

A chi non teme il dubbio
a chi si chiede i perché
senza stancarsi e a costo
di soffrire di morire
A chi si pone il dilemma
di dare la vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne.

 

Dopo aver letto Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci più di dieci volte, mi sono fermata a riflettere se fosse il caso di definirlo "un classico". Poi ho riflettuto sulle qualità che un classico dovrebbe avere per essere riconosciuto tale, ho ancora indagato le implicazioni personali, osservato attentamente il rapporto e il senso di attualità che intercorre tra il contenuto del libro e la realtà in cui vivo, infine la struttura narrativa e la sua pregnanza poetica (perché si sa, tutto diventa muto col tempo, tranne la poesia), allora mi sono risposta: sì, è veramente un classico.

Il (contro)potere della Bellezza

A costo di sembrare ripetitiva io vorrei veramente tappezzare i muri con la formula perfetta "La bellezza è trasformazione". Ora mi spiego, nello specifico.

L'uroboro del potere

“Il Potere è la lebbra del mondo”.
(Elsa Morante)

 

Quando penso a Jonathan Coe la mia mente scivola in visioni vastissime che hanno come sfondo immense brughiere inglesi, istituti gotici per la cura del sonno, e al centro soggetti femminili che si domandano quale sia il rumore della pioggia prima che cada. La famiglia Winshaw è il terzo libro di Coe che ho avuto il piacere di leggere, quello che i critici definiscono il suo capolavoro e che per me, invece, non lo è. Il divario tra l'opinione degli esperti e la mia, che non sono nessuno, va ricercato nei criteri valutativi di un'opera, nelle esigenze e aspettative e, per ultimo, nel bisogno che ognuno di noi presenta alla lettura.

La verità del cerchio

L'autore de Le braci è risaputo essere un maestro della scrittura, uno degli intoccabili nell'universo delle Lettere. Quello che crea in questo breve racconto lo conferma. Non stona mai, la sua penna è equilibrata e per questo esplode in colpi inaspettati, dolorosi. Sul filo di un'acqua quieta agita lentamente dal fondo le viscere della massa che inevitabilmente percepisci sia in procinto di scoppiare.

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