"Che m'importa della gloria quando io scrivo per il pane?"

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Denise Cuomo

La Siberia del sogno

“Quanto sarà triste rimanere solo, completamente solo, e non avere nemmeno un rimpianto, nulla… perché tutto ciò che ho perduto non era nulla, era uno sciocco, rotondo zero, soltanto un sogno".




L’utopia è una stanza, è una mente schermata, uno spirito che reclama il suo diritto ad esistere in un altro modo, un altro mondo. L’utopia è tutto quello che ci rimane, una terra non invasa, pericolosa nella misura in cui è l’unica dimensione possibile in cui possiamo realmente esistere. Però, nell’utopia si esiste veramente, o si resiste? Non è piuttosto un luogo non luogo, come una sala d’aspetto, che ci accoglie e ci tiene al sicuro finché qualcosa la fuori, o in un’altra stanza, cambi?

Da una donna, per tutte le donne

A chi non teme il dubbio
a chi si chiede i perché
senza stancarsi e a costo
di soffrire di morire
A chi si pone il dilemma
di dare la vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne.

 

Dopo aver letto Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci più di dieci volte, mi sono fermata a riflettere se fosse il caso di definirlo "un classico". Poi ho riflettuto sulle qualità che un classico dovrebbe avere per essere riconosciuto tale, ho ancora indagato le implicazioni personali, osservato attentamente il rapporto e il senso di attualità che intercorre tra il contenuto del libro e la realtà in cui vivo, infine la struttura narrativa e la sua pregnanza poetica (perché si sa, tutto diventa muto col tempo, tranne la poesia), allora mi sono risposta: sì, è veramente un classico.

Il (contro)potere della Bellezza

A costo di sembrare ripetitiva io vorrei veramente tappezzare i muri con la formula perfetta "La bellezza è trasformazione". Ora mi spiego, nello specifico.

L'uroboro del potere

“Il Potere è la lebbra del mondo”.
(Elsa Morante)

 

Quando penso a Jonathan Coe la mia mente scivola in visioni vastissime che hanno come sfondo immense brughiere inglesi, istituti gotici per la cura del sonno, e al centro soggetti femminili che si domandano quale sia il rumore della pioggia prima che cada. La famiglia Winshaw è il terzo libro di Coe che ho avuto il piacere di leggere, quello che i critici definiscono il suo capolavoro e che per me, invece, non lo è. Il divario tra l'opinione degli esperti e la mia, che non sono nessuno, va ricercato nei criteri valutativi di un'opera, nelle esigenze e aspettative e, per ultimo, nel bisogno che ognuno di noi presenta alla lettura.

La verità del cerchio

L'autore de Le braci è risaputo essere un maestro della scrittura, uno degli intoccabili nell'universo delle Lettere. Quello che crea in questo breve racconto lo conferma. Non stona mai, la sua penna è equilibrata e per questo esplode in colpi inaspettati, dolorosi. Sul filo di un'acqua quieta agita lentamente dal fondo le viscere della massa che inevitabilmente percepisci sia in procinto di scoppiare.

Tenetevi le ghiande, lasciateci le ali

Ci penso da un po', da quando sono andata a sbattere contro la piramide che si erge al centro della Feltrinelli composta dalle copie del nuovo libro di Roberto Saviano. Dopo la diatriba tra il Sindaco di Napoli e il suddetto scrittore, mi è ritornato in mente questo pensiero un po' ossessivo, una specie di fastidio come quando cammino per strada e il motorino molesto mi sfreccia a due centimetri e per un paio di minuti dimentico tutto e mi agito in preda all'ansia e alla maledizione facile.

Donne e romanzo in Virginia Woolf

“Sprangate le vostre biblioteche, se volete; ma non potete mettere alcun cancello, alcuna catena, alcun lucchetto alla mia libertà mentale”


Dopo un esame di filosofia morale sulla 'questione femminile' mi sono spesso chiesta cosa fosse poi realmente tale questione e quale diritto avesse di farsi letteratura, narrazione di nicchia, tanto da formare un genere letterario.

Le rivoluzioni

“… per provare l’amore esigeva che si sacrificasse l’amore”.

 

"Non azzardarti a leggere la quarta di copertina".
Con questo imperativo categorico nasce la mia esperienza con La danza immobile di Manuel Scorza. Il libro mi fu regalato corredato di tale obbligo, un po' per testare la mia curiosità spropositata e in parte per scoraggiare la mia avversione nei confronti dell'ignoto. Allora mi faccio forza e apro direttamente il libro sulla prima pagina. Inizio a viaggiare.

Voce del verbo viaggiare

– Per tutti i botanici da marciapiede.

Alla vigilia del mio primo viaggio da sola sento agitarsi dentro di me un entusiasmo nuovo, una febbre diversa che mi espone completamente, mi rende vulnerabile e come in tutte le esperienze nuove fa capolino la paura. Da quando ho memoria il modo più naturale per vincere il timore verso qualcosa di ignoto è sempre stato, per me, dare una forma, attraverso le parole, l’elaborazione di frasi, a questa paura. Che le parole fossero mie o di altri, non ha molta importanza, rimangano comunque i chiodi più resistenti con i quali ho inchiodato al muro le angosce e i dispiaceri. Non è un’esorcizzazione, ma un semplice modo di circoscrivere in una definizione esatta quello che mi sembrava e mi sembra il più grande ostacolo alla vita, un modo per guardare in pieno viso quello che mi terrorizza o mi ferisce, come fosse una persona da capire e non un mostro informe dal quale fuggire. Ho costruito una letteratura sul dolore, l’ho fatto attraverso i libri letti e attraverso stralci di pensieri buttati su carta e custoditi nei miei diari. Perciò oggi conservo una vita scritta, se pur breve, e una vissuta, ed entrambe non potrebbero esistere l’una senza l’altra, quello che ho trasformato in parole mi ha permesso di uscire di casa, non l’avrei mai fatto, probabilmente, se prima non fossi uscita allo scoperto, non avessi trovato parole sufficienti per vincere e partire.

La grazia dell'inservibilità

“Un fioco idillio nelle piatte lande estive”
 

Donald Richard DeLillo è uno scrittore americano, considerato uno dei capostipiti del postmodernismo. Faccio questa premessa per coloro che in questi giorni vedendomi con Punto omega in mano, appunto un libro di Don DeLillo, mi hanno chiesto ripetutamente se stessi leggendo l’opera di un prete. Don DeLillo non è un prete, ma un maestro, una mente e una sensibilità di quelle rare. Anni fa lessi la sua prima fatica letteraria Americana, oggi posso dire che la sensazione che accompagna la lettura dei suoi libri si ripete. Faccio fatica ad immergermi nella narrazione, sono disorientata, i suoi universi sono rebus, la percezione in agguato che una qualche chiave di lettura sia nascosta e solo quando l’avrai trovata riuscirai davvero a sentirti partecipe del tutto.

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