"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Denise Cuomo

Tenetevi le ghiande, lasciateci le ali

Ci penso da un po', da quando sono andata a sbattere contro la piramide che si erge al centro della Feltrinelli composta dalle copie del nuovo libro di Roberto Saviano. Dopo la diatriba tra il Sindaco di Napoli e il suddetto scrittore, mi è ritornato in mente questo pensiero un po' ossessivo, una specie di fastidio come quando cammino per strada e il motorino molesto mi sfreccia a due centimetri e per un paio di minuti dimentico tutto e mi agito in preda all'ansia e alla maledizione facile.

Donne e romanzo in Virginia Woolf

“Sprangate le vostre biblioteche, se volete; ma non potete mettere alcun cancello, alcuna catena, alcun lucchetto alla mia libertà mentale”


Dopo un esame di filosofia morale sulla 'questione femminile' mi sono spesso chiesta cosa fosse poi realmente tale questione e quale diritto avesse di farsi letteratura, narrazione di nicchia, tanto da formare un genere letterario.

Le rivoluzioni

“… per provare l’amore esigeva che si sacrificasse l’amore”.

 

"Non azzardarti a leggere la quarta di copertina".
Con questo imperativo categorico nasce la mia esperienza con La danza immobile di Manuel Scorza. Il libro mi fu regalato corredato di tale obbligo, un po' per testare la mia curiosità spropositata e in parte per scoraggiare la mia avversione nei confronti dell'ignoto. Allora mi faccio forza e apro direttamente il libro sulla prima pagina. Inizio a viaggiare.

Voce del verbo viaggiare

– Per tutti i botanici da marciapiede.

Alla vigilia del mio primo viaggio da sola sento agitarsi dentro di me un entusiasmo nuovo, una febbre diversa che mi espone completamente, mi rende vulnerabile e come in tutte le esperienze nuove fa capolino la paura. Da quando ho memoria il modo più naturale per vincere il timore verso qualcosa di ignoto è sempre stato, per me, dare una forma, attraverso le parole, l’elaborazione di frasi, a questa paura. Che le parole fossero mie o di altri, non ha molta importanza, rimangano comunque i chiodi più resistenti con i quali ho inchiodato al muro le angosce e i dispiaceri. Non è un’esorcizzazione, ma un semplice modo di circoscrivere in una definizione esatta quello che mi sembrava e mi sembra il più grande ostacolo alla vita, un modo per guardare in pieno viso quello che mi terrorizza o mi ferisce, come fosse una persona da capire e non un mostro informe dal quale fuggire. Ho costruito una letteratura sul dolore, l’ho fatto attraverso i libri letti e attraverso stralci di pensieri buttati su carta e custoditi nei miei diari. Perciò oggi conservo una vita scritta, se pur breve, e una vissuta, ed entrambe non potrebbero esistere l’una senza l’altra, quello che ho trasformato in parole mi ha permesso di uscire di casa, non l’avrei mai fatto, probabilmente, se prima non fossi uscita allo scoperto, non avessi trovato parole sufficienti per vincere e partire.

La grazia dell'inservibilità

“Un fioco idillio nelle piatte lande estive”
 

Donald Richard DeLillo è uno scrittore americano, considerato uno dei capostipiti del postmodernismo. Faccio questa premessa per coloro che in questi giorni vedendomi con Punto omega in mano, appunto un libro di Don DeLillo, mi hanno chiesto ripetutamente se stessi leggendo l’opera di un prete. Don DeLillo non è un prete, ma un maestro, una mente e una sensibilità di quelle rare. Anni fa lessi la sua prima fatica letteraria Americana, oggi posso dire che la sensazione che accompagna la lettura dei suoi libri si ripete. Faccio fatica ad immergermi nella narrazione, sono disorientata, i suoi universi sono rebus, la percezione in agguato che una qualche chiave di lettura sia nascosta e solo quando l’avrai trovata riuscirai davvero a sentirti partecipe del tutto.

Gli ultimi fuochi di un uomo

La trilogia della depressione, così lo definisce Francis Scott Fitzgerald questo trittico composto da tre articoli apparsi sulla rivista Esquire nel 1936 a distanza, l'uno dall'altro, di un mese. È un periodo di profonda disperazione per lo scrittore americano, afflitto da un male di vivere che presto si risolverà in una morte prematura. Concede largo spazio all'alcool e alle notti insonni, come se non bastasse, l'amata moglie Zelda dà prova di tutto il suo violento squilibrio mentale, gravando così sul debolissimo equilibrio dell'autore oppresso dell'indifferenza che il suo ultimo romanzo ha riscosso tra l'opinione pubblica. Il primo degli articoli, quello che poi darà il nome al trittico, è appunto Il crollo.

L’infelicità del sesso inutile

“La rivoluzione” disse una signora cinese a Simone de Beauvoir “ci ha liberato dall’amore”.


Siamo negli anni ’60, Oriana Fallaci inviata de L’Europeo, compie questo incredibile viaggio intorno al mondo, scegliendo mete che per il loro fermento politico e culturale si dimostrano efficaci per lo scopo del viaggio: raccontare la condizione femminile e l’universo interiore delle donne nel mondo. Oriana Fallaci è stata una grande giornalista e un’immensa scrittrice, amata e letta in tutto il mondo, odiata da molti per le sue ultime idee che l’hanno resa miope nei confronti di quella realtà e verità da lei sempre difese come cifra di un grande scrittore e di un essere umano degno di tale nome.

L'amore non ha altro fine che se stesso

“L’orrore della modernità stava nel camuffare la Tragedia con le vesti della commedia, facendo sembrare banali, o grotteschi, o mancanti di stile, le grandi realtà. […] Tutto nella mia tragedia è stato orribile, meschino, ripugnante, mancante di stile. I nostri stessi abiti ci rendono grotteschi. Siamo i buffoni del dolore: i pagliacci dal cuore spezzato”.

 

La letteratura è la mia liberazione

Due sensibilità a confronto, in un saggio-intervista che porta i narratori a sviscerare pensieri e percorsi, tendenze e inclinazioni – personali e universali – intorno all’oggetto chiamato in causa: la letteratura. La letteratura è la mia vendetta, questo il titolo riassuntivo dell’opera, in effetti capitolo dopo capitolo ci si addentra sempre di più in questa ambizione che entrambi gli scrittori nutrono nei confronti del mezzo attraverso il quale si rappresentano il mondo, tentando di capirlo, sentirlo, amarlo e solo alla fine cambiarlo. L’analisi che ne esce fuori è serrata, attraversa come un colibrì leggero, ma bellissimo, la geografia frastagliata e multiforme che un tema simile può presentare.

L'amore, il sentimento più pericoloso

“Le persone danneggiate sono pericolose. Sanno di poter sopravvivere”


Comincio dalla fine, perché il narratore, nonché coprotagonista insieme alla sua amante, Anna Barton, asserisce in ultimo che la suddetta storia sia in realtà la storia di un amore. Potrebbe essere vero, esistono tanti tipi di amore, tanti modi in cui ci innamoriamo di qualcuno, eppure, chiusa l'ultima pagina, per quanto uno si sforzi a dar credito alla sua confessione, comunque si rimane perplessi sulla natura di questa relazione intorno alla quale ruota l'intero romanzo.

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