“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Valentina Mariani

Half Italie agli Oscar

In questo fiorente inverno cinematografico, avendo la fortuna di vivere nella “città italiana del cinema” (Bologna), mi sono recata a vedere anche il film di Guadagnino, Call Me by Your Name, con cast, sceneggiatura e produzione internazionali. Il regista è italiano (palermitano con madre algerina), così come italiana è l’ambientazione del film: la provincia cremasca, dove egli vive. Per completezza aggiungo che la storia non è originale, bensì tratta dall’omonimo romanzo di un ebreo sefardita nato ad Alessandria d’Egitto, e di adozione statunitense, André Aciman. Costui ambienta il suo romanzo in Liguria e ciò spiega l’altrimenti più misteriosa usanza di parlare francese della famiglia, ovviamente ebrea (ebrea-americana).

“Loveless”: il mondo è senza scampo

Il film Loveless − Premio (meritatissimo) della Giuria a Cannes nel 2017 − è ambientato nella Russia di oggi e racconta una storia in apparenza comune. Non solo in apparenza, in realtà, perché davvero la storia di due persone sposate che non si amano, con un figlio (solo uno) e che condizionano la sua serenità a causa del loro non-amore è molto diffusa. Ma è anche una storia non tipicamente russa, bensì molto occidentale, perché la famiglia in questione è benestante, per quanto, nonostante l’agiatezza, lo stabile in cui vive è un palazzone che riporta immediatamente l’immaginario dello spettatore al recente passato sovietico.

“La scortecata” o l'illusione della giovinezza

È pieno il teatro “Laura Betti” di Casalecchio di Reno (BO) per l’unica replica de La scortecata, spettacolo tratto dalla fiaba La vecchia scortecata, presente ne Lo cunto de li cunti di Basile, il cui pentamerone − scritto alla metà degli anni ’30 del Seicento − è stato spesso argomento, fonte, materia d'ispirazione negli ultimi anni: si pensi alla recente La Gatta Cenerentola di Rak & co. e, sempre sul grande schermo, a Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, che nel 2015 rivisita anche La vecchia scortecata.
Napoletani che raccontano un napoletano, dunque, attraverso il cinema.

Le verità latelliane di Pinocchio

E mi chiedo ancora mentre inizio a scrivere: come lo articolo questo pezzo? Una densità e una quantità di materia e di significati notevoli, discorsi possibili su ogni aspetto dell’opera e della sua realizzazione. Provo a fare due cose: ad andare per ordine, analizzando i vari ambiti e le diverse produzioni di senso, e a cominciare dall’inizio.
Sul palco metallo e legno. Metallo: un tavolo al centro, una porta sulla destra, una piattaforma sulla sinistra, su cui scorre un enorme tronco di legno a sezione circolare che raffigura il naso di Pinocchio. Legno: tronchi, Pinocchio, il naso di Pinocchio, trucioli sulla scena, trucioli che piovono dal cielo.

Depeche Mode: lo spirito e la carne

È più sensuale Dave Gahan o Martin Gore? Con questa shakespeariana domanda introduco quel grandioso evento che è, ogni volta, un concerto dei Depeche Mode. Alla mia terza partecipazione, posso confermare che il pathos e l'entusiasmo sono sempre gli stessi. Dave Gahan ricorda, per la sua energia inossidabile, Mick Jagger. Probabilmente ne sarà l'epigono. Mi sbilancio: già lo è. Il suo erotismo e la sua sinuosità sprizzano da tutti i pori e invadono lo spazio. Con la sua voce (ultra)sensuale, se lo mangia, lo spazio. Sembra un serpente, un puma, un ballerino di flamenco.

Il tesoro anarchico dei rom

Il tempo dei gitani è un film sull’itineranza di una famiglia rom. La storia di questa famiglia inizia in un villaggio della Jugoslavia ancora unita, di cui tutti erano membri. Così pareva. Ma anche lì, gli “zingari” ne hanno poi fatto realmente parte? A guardare il film, si ha l’impressione di una nomade autosufficienza della comunità rom, di un suo vivere ai margini, e non soltanto per scelta “ideologica” o lirica.

Piovono pietre, ma Davide sconfigge Golia

Piovono pietre, di Ken Loach, è ambientato nella Manchester post-thatcheriana. È un film del 1993 che descrive la difficile sopravvivenza di due famiglie operaie; di due operai amici, che vivono assieme il dramma della disoccupazione cercando di aiutarsi. In questi tempi di ultra-capitalismo selvaggio e di precariato globalizzato, reputo importante parlare di lavoro, di valori, di diritti, di equità. E così, riprendo Ken Loach, maestro semplice della classe operaia.

“Idioti”: l’inesprimibilità della sofferenza

Cosa è l’idiozia? Come si vive da idioti? Chi è veramente idiota? (ammesso che sia possibile definire i limiti e gli ambiti in cui incasellare gli altrui comportamenti ed atteggiamenti). È su questi temi che ci invita a riflettere, come sempre attraverso modi e formule espressive forti, antagonisti ed esasperati, Lars von Trier con il suo film Idioti.
La trama del film è la seguente: un gruppo di giovani amici decide di intraprendere una sorta di esperimento socio-psicologico: fingersi idiota e mostrarsi senza freni inibitori, nei suoi simulati, ricercati, talora poco sostenibili eccessi di demenza, alla benpensante popolazione di una cittadina danese (sicuramente più civile e meno giudicante delle nostre, da quel che si vede nel film... chissà cosa sarebbe successo in Italia...!).

Ricordando un concerto dei Cure

Correva il giorno 20 giugno 2004, era domenica, e ci fu un evento: Napoli accolse per la prima volta i “sopravvissuti del dark”: i Cure! Provo a riavvolgere il filo della memoria, a giocare col tempo, a fare del passato presente. Scrivo perciò al presente di quel concerto. Come fossi ad occhi chiusi, rivivendolo adesso.

Oltre la pioggia, la felicità

Chiudo gli occhi e scorre dentro ad essi il fiume di pioggia pressoché incessante del film. Una bella idea, una originale realizzazione e un’ottima resa cinematografica. Questo splendido film d’animazione di Alessandro Rak è stato infatti premiato, per citare due kermesse, allo European Film Awards e al Raindance Festival di Londra.

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