“Ho forse dormito mentre gli altri stavano soffrendo? Sto forse dormendo in questo momento?”

Samuel Beckett; Aspettando Godot

Valentina Mariani

"Indivisibili": magia di periferia

Non è mia abitudine recarmi al cinema avendo già letto le sinossi, mi faccio di solito attrarre dal nome del(la) regista, e/o dal titolo, e/o dalla locandina. Chiamo questa “suggestione cinematografica”. Invece l’altro giorno non c’era nulla di tutto questo che attirasse la mia attenzione e ho dovuto leggiucchiare un minimo i contenuti di qualche film, perché avevo una voglia matta di andare al cinema dopo i mesi estivi.
La scelta è alla fine ricaduta su Indivisibili, film presentato quest’anno alle Giornate degli Autori alla 73ª Mostra del Cinema di Venezia.

L'intenso viaggio in solitaria di Cat Power

È una serata piovosa, umida, fredda. Sembra un’altra stagione rispetto al giorno prima.
È una Cesena vuota, scura, silenziosa. Sembra un’altra città rispetto a quella accogliente che avevo trovato in primavera.

Mimmo Borrelli: deflagrazione flegrea

Al Castello di Calitri, in Alta Irpinia, in una sera di quasi fine estate che tange la notte, all’interno del miracoloso evento dalla durata oramai settimanale ideato e prodotto da Vinicio Capossela, lo Sponz Fest, fa il suo ingresso in scena, da un sottoscala di un anfratto che potrei associare idealmente ad una grotta, Mimmo Borrelli, conferma della promessa che fu. Non mi era ancora successo di vederlo all’opera.

Mario Venuti: raffinatezze... non solo jazz!

C’è uno spazio che si chiama C.U.Bo, a Bologna, ed è una bella opera d’arte contemporanea di Unipol. L’acronimo sta difatti per Centro Unipol Bologna. Trattasi di una struttura polifunzionale contemporanea a tratti ordinata, caratterizzata da un certo razionalismo, ma anche da spazi irregolari, traiettorie inimmaginate fatte di alberi, specchi, percorsi, luci. Nei palazzi che circondano il “cubo” – che è una sorta di non luogo fisico, in quanto spazio aperto incorniciato dalle palazzine − non solo uffici, ma anche interessanti mostre da vedere. E soprattutto, musica!

Almamegretta, ritorno di migrazione comune

EnnEnne, ovvero nescio nomen, è il titolo del nuovo lavoro degli Almamegretta. Scelgo di partire dal titolo, stavolta, più che dai contenuti e dalle suggestioni, perché è un titolo forte e importante, incisivo.

Diaframma, "Siberia": un flusso miliare della coscienza

Era il 1984, c’era l’Unione sovietica. C’erano il punk, il dark e la new wave, veri e propri stili estetici ed espressivi, e forme di vita, non soltanto meri generi musicali. A Firenze c’erano, oltre a Litfiba e Neon, i Diaframma, che già avevano pubblicato nel 1982 il singolo Pioggia (b-side era Illusione ottica) e che suonavano (e bene) i pezzi dei Joy Division.
I Diaframma ci sono ancora. E sono in forma smagliante.

"Memorie di un pazzo": una lenta infiorescenza

Poprischin è un semplice impiegato della Pietroburgo del primo Ottocento, un “consigliere titolare”: forse, come lui afferma, di nobili origini.  Ciò non toglie che in quella Russia zarista, fatalmente lenta, rigida socialmente e conservatrice culturalmente e antropologicamente, egli patisca molto il peso grigio dell’apparato burocratico del suo lavoro. La sua diversità – un’innocenza naïve mista ad una sorta di sindrome di Peter Pan − fa sì che venga deriso e ritenuto strambo dai colleghi, e, di conseguenza − come diremmo con linguaggio odierno − marginalizzato.

In danza oltre la morte

È possibile oramai parlare di uno stile-Dante. Emma Dante ha rifondato il teatro italiano, perché lo ha arricchito di una visuale originale e profonda, di una immanenza corporea e di una filosofia del linguaggio primigenia ma al contempo nuova, e di un punto di vista registico, quindi omnicomprensivo e immaginativo, finalmente femminile.
La Dante – è evidente – unisce suggestioni diverse tra loro, che passano da Grotowski e Pina Bausch, collocandosi in una imperitura, arcaica, universale, femmina, Sicilia. Da lì la sua opera parte, espandendosi alla coscienza individuale e dell’altrove (spaziale, psichico).

"Porpora", partitura cromatica dell'anima

Guardare un teatro dal palcoscenico, come avvenuto per lo spettacolo del Teatro Valdoca Porpora al Teatro Comunale Bonci di Cesena, è già di per sé una trasposizione emotiva, un ribaltamento canonico. Essere seduti sul palco con la sala di fronte, vuota e imponente, nella sua assenza di presenze umane, è un vissuto quasi aprioristico e primario, che non si fonda su di un’azione o una partecipazione, ma su uno stato “esente”, pre-sente, quindi essente. Uno sconvolgimento fisico, un capovolgimento psichico e sensoriale.

"Romeo è Giulietta": femminili trame dell'amore

Lo spettacolo nutre un desiderio che tarda a realizzarsi, e dunque si accresce, e presenta le insicurezze di, e tra, due giovanissime donne, traendo spunto da vere conversazioni amorose avvenute tra ragazze.
Parto da un elemento in apparenza secondario. Trovo interessante sottolineare il ruolo della comunicazione virtuale, medium portante dello spettacolo, e non in senso generale e astratto.

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