“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Mercoledì, 21 Giugno 2017 00:00

"Star Wars". Immaginari postmoderni e cinema di effetti

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Secondo Giorgio E. S. Ghisolfi − regista e docente di discipline attinenti all’audiovisivo, al cinema e al cinema d’animazione − alla sua uscita nel 1977 Star Wars si propone come particolare risposta agli interrogativi identitari che attraversano la società americana post-sessantotto in un mondo nettamente diviso in blocchi. Si tratta di un'opera che, grazie alla sua stratificazione, risulta capace di dare a ciascun pubblico ciò di cui ha bisogno.

A chi si chiede se dopo il Vietnam si possa ancora parlare di eroi Lucas propone modelli rinnovati di eroe “con una pennellata di morale cavalleresca”. A chi dubita che la politica possa essere ancora pensata come pura Lucas risponde che “si può dare una forma precisa e identificabile al Male, al fine di combatterlo. Ecco nascere Darth Vader. E con lui ecco materializzarsi l’idea di Impero: un fantasma che affligge nella realtà tanto il capitalismo quanto il comunismo. Contro il male gli ideali sono necessari, non soltanto possibili. E per incarnarli serve ancora un singolo che dia l’esempio [un eroe che porta] alta la bandiera dei valori e combatte appunto contro il Male. La lotta, temperata dalla saggezza, è ancora necessaria al trionfo del Bene. Ecco qui la rappresentazione delle minoranze: i ribelli che resistono all’Impero”. E così via rispondendo ai grandi interrogativi assolvendo il senso di smarrimento e “giustificando il bisogno di leggerezza di masse psicologicamente provate e divise”. Certo, il messaggio che scaturisce dai primi film della saga è rassicurante. “Solo apparentemente ingenua, la prima trilogia propone un ritorno all’innocenza. Più disillusa e, a volte, cinica, sembra essere la seconda, portatrice di un messaggio scomodo, crudo e individualista, faustiano. Con Star Wars Lucas crea lo spettacolo postmoderno, il viatico perfetto per traghettare il mondo nel terzo millennio”.
Star Wars Lucas non si è limitato a consacrare il genere space-fantasy ma ha creato il paradigma tecnologico ed estetico del “cinema di effetti” avviando quella rivoluzione digitale che ha finito col  modificare il cinema. “Obiettivo di queste pagine non è però fare la genesi dell’opera, né esporre le trame rinvenibili facilmente altrove. Si tratta piuttosto di una indagine che, mentre cerca di stabilire quale e quanto sia stato l’apporto del cinema d’animazione al progetto, sia sul piano tecnico che su quello estetico, coglie nel contempo l’occasione per esplorare i tanti mondi, non sempre palesi, eppur presenti, dell’universo Star Wars. Un universo che, inevitabilmente, rimanda a un demiurgo: la complessa figura di George Lucas”.
È innegabile l'incidenza della space opera lucasiana sulla forma di spettacolo del cinema contemporaneo in grado di miscelare animazione-live action, reale e virtuale.
Il cinema di Lucas, che non manca di rimandare all'opera di Georges Méliès, contribuisce ad imporre un nuovo standard estetico in cui viene a cadere la tradizionale distinzione tra cinema maggiore e minore. L'opera lucacsiana sembra avere tutte le caratteristiche proprie dell'epoca postmoderna. “Se sposiamo l’ipotesi di J. F. Lyotard, il grande successo di Star Wars conferma come l’epoca postmoderna coincida con la fine delle tre grandi metanarrazioni illuminista, idealista e marxista coi loro ideali di progresso ed emancipazione. Il grande racconto che Lucas riscopre e ripropone è infatti un altro: quello mitologico, appunto antilogocentrico, che oppone la forza irrazionale del mito al razionalismo illuminista e all’idealismo. È proprio il recupero della metanarrazione per eccellenza, il mito, anzi, la sua palingenesi, in un’epoca che ne è priva, a decretare il trionfo di Star Wars presso il pubblico mondiale. La mitologia spiega la creazione del mondo, l’eterna lotta tra Bene e Male, senza ricorrere al pensiero logico-razionale, bensì utilizzando l’immaginazione e la fantasia, secondo una tradizione che è anzitutto orale. Per Lyotard la nuova organizzazione del sapere post-avanguardie e post-bellica non è più organica alla società, bensì smembrata in un sistema reticolare, disorganico, eterogeneo e soggettivo, gestito dalla tecnologia e dal capitalismo, in cui domina l’immagine e non più la parola”.
Per certi versi tutto il cinema d'animazione, per il suo essere costruito per immagini più che su parole e per la sua frammentarietà, può essere inteso come cinema postmoderno. “Lo stesso slittamento operato da Lucas della realizzazione delle immagini dalla fase di produzione (riprese) a quella di post produzione (compositing e montaggio) implica una frammentazione degli elementi culturali e simbolici tipicamente postmoderna. Insieme al decostruzionismo anche la liquidità di cui parla Bauman è presente nel permanente stato di work in progress tipico delle produzioni di Lucas, ove in progress significa mantenere aperta sino all’ultimo la possibilità di introdurre cambiamenti. Niente è definitivo, tutto è fluido: sono le possibilità offerte dal digitale e dalla computer animation”.
La saga di Star Wars viene citata da Fredric Jameson come esempio di cinema postmoderno per la sua modalità nostalgica non certo per un rinvio ad un reale passato (inesistente) quanto piuttosto  ad un passato cinematografico: “un pastiche creato tramite la rivisitazione di tòpoi cinematografici e ampio uso del citazionismo. Il sincretismo tra elementi classici quali la mitologia e la fiaba, e generi come il cappa e spada, l’avventura, la fantascienza, il fantasy, i chase movies, il melodramma e i film di arti marziali, colloca l’opera lucasiana nell’ambito di una ibridazione dei linguaggi”.
Dal punto di vista della fruizione da parte del pubblico, sottolinea Ghisolfi, la strada intrapresa da Lucas con Star Wars non manca di essere costantemente aggiornata sul piano tecnologico. Piuttosto, la direzione intrapresa dalla tecnologia cinematografica porta a chiedersi quanto gli attori digitali potranno sostituirsi totalmente alle star hollywoodiane e se la possibilità di non fare invecchiare gli attori digitali risulterà gradita al pubblico. “L’industria americana, abituata a condurre test di gradimento, perché solita lavorare in condizioni di garanzia, saprà ancora una volta dare la risposta. Il futuro di Star Wars è invece saldamente in mano alla Disney, dal 2012 proprietaria dell’intero pacchetto di società fondate da Lucas, e che ha già messo mano alla loro riorganizzazione”.
L'era Lucas può dunque dirsi conclusa; “Disney oggi possiede e controlla Pixar, Marvel, Lucasfilm: si può ben dire che un impero fondato sull’animazione si è impadronito di tutto l’immaginario fantastico sviluppato nell’ultimo secolo”.

 

 

Giorgio E. S. Ghisolfi
Star Wars. L'epoca Lucas. I segreti della più grande saga postmoderna
Milano- Udine, Mimesis, 2017
pp. 328

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