“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Lunedì, 26 Giugno 2017 00:00

Gli eptapodi di "Arrival". Aspettando "Blade Runner 2049"

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L’aspetto del personaggio di Amy Adams (Louise Banks) è rilevante per la percezione del suo spirito. Molto semplice ed essenziale, con uno stile che rasenta il dimesso, ma in modo assolutamente elegante e raffinato, esso rispecchia la personalità di una linguista perennemente dedita allo studio appassionato della propria materia, con la quale fa coincidere il pensiero intorno all’intera esistenza e la fattività della propria.

È lei il perno della storia; su di lei e sulla sua interiorità ruota l’intera vicenda, la quale, più che essere vicenda vera e propria, è una rivelazione in atto di compiersi, ed al contempo già data; una costante, consistente eppure inafferrabile massa atmosferica, un fluido viscoso, sfumato ed onirico, ma a suo modo luminoso, simile a quello in cui si muovono e respirano gli eptapodi, i primi esemplari di forma di vita extraterrestre che siano mai atterrati sulla terra, soprannominati dal fisico Ian Donnelly, colui che verrà scelto assieme a Louise per il confronto diretto con gli alieni, Gianni e Pinotto, e tradotti nella versione italiana come Tom e Jerry. La dottoressa è sempre intenta a riflettere, a considerare e riconsiderare con calma tutte le cose della sua tranquilla e forse un po’ troppo solitaria vita, ed a ricordarne scene che all’apparenza sembrerebbero appartenere ad un’esistenza altra, ad una dimensione parallela, contestualmente vicina e lontana.
Ciò che la rende così speciale è la sua genuina umanità, che la spinge ad interagire con i visitatori spaziali ed a lasciarsi razionalmente ed emotivamente avvolgere dall’aura di un momento straordinario, assorbendo e restituendo tutto il fascino e l’entusiasmo che si può avere di fronte ad un incontro unico, irripetibile, il quale sostanzierà la sua futura esistenza e, in un futuro a noi remoto, quella della popolazione mondiale. Tutto ciò si esprime nel suo essere coinvolta fino al midollo nell’incredibile vicenda, affrontando il timore ed annientando con coraggio qualsiasi remora e qualsiasi ostacolo all’agire secondo ciò che man mano riesce a capire ed imparare, seguendo il proprio sentire ed assumendosi la responsabilità di ogni conseguenza di quel contatto.
La pellicola principia con l’illustrazione dei luoghi della vita della protagonista, della sua casa, dell’università, ed introduce presto al momento di svolta (ma non ancora quello cruciale), ovvero l’“invasione” da parte di giganteschi ed oblunghi veivoli alieni, i quali si stanziano in diverse zone del mondo, ed ai quali tutti i governanti della Terra intendono praticamente estorcere una sola ed unica confessione: quale sia lo scopo della loro venuta sul nostro pianeta. La premessa, e tutto ciò che segue nei primi atti del film è ridefinita all’interno di uno fra i più classici schemi di avvicendamento hollywoodiano: gli alieni occupano i suoli terrestri, dopo un’iniziale reazione di sgomento ed incredulità tutte le autorità si attrezzano per cercare di comunicare con gli inattesi ospiti ed alla fine di una breve indecisione fra chi scegliere, il governo invia sul luogo dell’atterraggio in suolo americano (Montana), la dottoressa Banks, come messaggera ed interprete per le relazioni diplomatiche con gli eptapodi, insieme al fisico Ian Donnelly. È presente persino il cliché dell’arrivo dei militari davanti alla solitaria e suggestiva abitazione di Louise, i quali si presentano nel cuore della notte con i loro rumorosissimi elicotteri per prelevarla, lasciandole solo pochi minuti a disposizione per prepararsi al viaggio.
Ma fin dal primo istante si presagisce che i cliché sono tutta apparenza, adottati per preparare a qualcosa di totalmente diverso, sottendendo ad uno sviluppo inaspettato, un’evoluzione molto sottile ed acuta dei personaggi e degli accadimenti. Il film trascina verso un’escalation emotiva, incuriosisce ed intriga un po’ di più ogni momento che passa, e Villeneuve è bravissimo a suggerire, dando sin dall’attacco della prima scena la sensazione che ci sia ben altro dietro ogni immagine, sia quelle che riportano frammenti di ricordi che quelle relative al manifestarsi ed al diffondersi dell’incredibile accaduto. Regista indagatore del profondo, ha già dimostrato con Prisoners e Sicario il suo calibro, riflettendo con estrema sensibilità e con puntuale inventiva, sul rapporto fra l’umana natura e quelle componenti della vita, quei sentimenti troppo più oscuri e più grandi di noi, quali parte più eclatante, necessaria ed integrante dell’esistenza, la quale investe anche tutti gli istanti di ciò che potremmo definire come la più scontata quotidianità.
L’impressionante e potente scena del primo contatto fra la dottoressa e gli eptapodi, con le loro solenni, umbratili, autorevoli fattezze zoomorfe e ciò che per noi è un’impensabile, sofisticata ed artistica forma di comunicazione, la quale nasconde una ricchezza ben più grande, sancisce l’inizio di quello che si rivelerà un lavoro importantissimo, così come anche dell’avvicinarsi fra lei ed il collega Ian, da subito in sintonia. Le scene successive continuano a farsi più emozionanti, sino a raggiungere il culmine nella risoluzione di significato del tutto. E adesso attenzione, per chi non avesse ancora visto il film e volesse evitare di scoprire qualcosa di fondamentale per la struttura narrativa ed il senso della storia, si sconsiglia la lettura dei due paragrafi a seguire, e si invita a riprendere dal terzo capoverso.
Un fatto imprescindibile per l’incisività del film, secondo i nostri parametri, risiede nel modo in cui il regista ha saputo gestire ed interpretare la questione del paradosso temporale. Ricordiamo che la pellicola si basa sulla raccolta Storie della tua vita di Ted Chiang, ispirandosi in particolare proprio al racconto Storia della tua vita, ed al suo interno è ponderata con estrema intelligenza l’abilità di prevedere il futuro, acquisita da Louise in seguito al suo contatto prolungato con gli esseri ed al dono che loro hanno voluto fare a lei ed indirettamente, potenzialmente, all’umanità: la previsione del futuro, ed il perché di questo dono lo si comprende seguendo la storia. Spiegare a parole la faccenda è tutt’altro che semplice, ma potremmo dire che la nuova visione del tempo della persona la quale possiede tale abilità è puramente e concretamente circolare, vale a dire che chi ha ricevuto questo potere non vive più nel presente come noi lo conosciamo, vive contemporaneamente quelli che sono i nostri concetti di presente, passato e futuro: in lei le cose future dimorano già nei ricordi, ciò che è passato si lega senza un ordine temporale a ciò che avverrà ed a ciò che sta già accadendo, in un’esistenza che in pratica non si può aprire o chiudere ma che è prodotta da quella che per noi è l’impossibile estemporaneità dei tre momenti fondanti la vita, indicatore in questo senso è Hannah, il nome palindromo della figlia di Louise.
Arrival è un’opera grandiosa quanto intima e s’inserisce nel contesto della più alta nuova fantascienza (fra cui segnaleremmo Interstellar di Nolan), chiaramente non in quello di assoluto intrattenimento dal quale pure sta nascendo, ultimamente, qualche soluzione interessante e che comunque non può prescindere da determinate considerazioni psicologico-scientifiche, ma nella direzione di una linea eterna, filosofica e drammatica. Vi si inserisce con agilità, forza espressiva ed immaginativa, dando voce ad un amplissimo ventaglio di sfumature emotive che vanno dalla passione scientifica alla più autentica dolcezza affettiva senza mai annoiare o nauseare, perché in grado di incidere sulla psiche escludendo qualsiasi passaggio facile o forzato. Il film raccoglie così l’eredità delle emozioni energiche ed indimenticabili delle pellicole di fantascienza più riuscite e di maggior spessore degli scorsi decenni ed ha la capacità di creare qualcosa di inedito, nonché, ancora una volta, estremamente promettente per il futuro dell’opera di questo originale autore, in procinto di accollarsi una grandissima responsabilità con l’imminente uscita di Blade Runner 2049.

 

 

 

 

 

Arrival
regia Denis Villeneuve
soggetto Storie della tua vita
di Ted Chiang
sceneggiatura Eric Heisserer
con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma, Mark O'Brien, Abdul Ayoola
fotografia Bradford Young
musiche Jóhann Jóhannsson
produzione Lava Bear Films, 21 Laps Entertainment, FilmNation Entertainment
distribuzione Warner Bros.
paese Stati Uniti d'America
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2016
durata 116 min.

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