“La mia non è indipendenza: è solitudine”

Pier Paolo Pasolini

Sara Lotta

La scomposizione dei corpi. E i corpi che parlano

Data unica per Un poyo rojo, spettacolo della compagnia argentina di Alfonso Baròn e Luciano Rosso, acclamato sia in Sud America che in Europa, dove ha registrato il tutto esaurito.

Alessio Arena, il genio di Napoli

Poetica, musicalità, ed immaginazione: si potrebbero aggiungere tante altre qualità al genio di Alessio Arena e in ogni caso non si riuscirebbe a spiegare la portata di un artista che vive a forza di parole e chitarra e che riempie di vita e valore ogni nota che esce dalle sue corde, ogni parola che canta la sua bocca.

Novecento chiama, Napoli risponde

Volti scolpiti che si lasciano accarezzare, sculture che raccontano storie di desiderio e movimento, ritratti di personaggi del secolo scorso o squarci di pura napoletanità: la mostra Novecento a Napoli. Capolavori di pittura e scultura offre ai visitatori una grande possibilità, ovvero quella di abbandonare ogni pregiudizio e cedere al fascino − maledetto − del secolo breve.

La scorticata che, rirenno, pensa a' morte

Storia dei due fratelli è un componimento egizio del XIII secolo a.C. considerato la più antica favola della letteratura antica. È la storia di due fratelli, Anubi e Bata, uno Re, l’altro suo schiavo, che alla fine degli eventi, vedranno la loro condizione mutarsi, con la salita al trono di Bata.

Marina Abramović, l’arte di essere presenti a se stessi

Un muro bianco e una porta delimitata da ostacoli: si entra attraverso un piccolo spazio cinto da due corpi nudi, un uomo e una donna, che fanno da stipiti, disposti l’uno di fronte all’altro. Imponderabilia, ovvero senza possibilità di ponderare le proprie reazioni o la decisione da prendere, è il momento iniziale in cui il visitatore si imbatte ed è chiamato a non essere spettatore passivo ma protagonista attivo e volitivo della performance.

Life is short, art is long

Durante l’epoca rinascimentale l’uomo percepiva la Natura come riflesso del divino e della sua potenza, dunque come un corpo perfetto, a sé estraneo verso il quale provare un sentimento assoluto di devozione e rispetto per tutto ciò che essa era e rappresentava. L’arte e la pittura in particolar modo, esprimevano al meglio questa idea di riverenza e sentimento di impotenza dinanzi alla maestosità e grandezza della Natura, diretta espressione di Dio in terra.

Dell'orrore e dei suoi derivati: NO

Germania 1938: in un clima di orrore e indecenza sociale, Bertolt Brecht conclude la scrittura di Terrore e miseria del Terzo Reich, un lavoro di ventiquattro scene ovvero ventiquattro manifesti pubblici di quotidiana disfatta.
Il cerchio è chiuso, la svastica è in bella mostra, l’orrore compatto prende spazio nell’angolo giro e luminoso che definisce la scena: siamo al Teatro Elicantropo di Napoli, è un venerdì di ottobre dell’anno 2018 in cui l’autunno tarda ad arrivare, e il pubblico napoletano − ventaglio alla mano − gode dell’ennesimo regalo teatrale che porta l’inconfondibile firma di Carlo Cerciello.

Sulla pelle di Stefano (fate vedere questo film)

Stefano non era un ragazzo speciale e la sua storia non ha nulla di più e nulla di meno di tante altre.

Clowneria e senilità: l’arte di essere se stessi

“E la vita è così forte
che attraversa i muri per farsi vedere
la vita è così vera
che sembra impossibile doverla lasciare
la vita è così grande
che quando sarai sul punto di morire,
pianterai un ulivo,
convinto ancora di vederlo fiorire”
(Sogna, ragazzo sogna, Roberto Vecchioni)

 
 

Siamo in una casa di riposo per anziani in un clima surreale di follia e lucidità dove inaspettatamente e del tutto contrariamente al pensiero comune, gli anziani sono vivi e appassionanti più che mai, giocano con se stessi e con la morte, mettendo in scena ogni giorno rituali e novità attraverso l’arte magistrale del clown. Il clown qui inteso e intrepretato come la figura più reale e più vicina al mondo della senilità.

Annie Ernaux e l'autobiografia impersonale

“Azzardo una spiegazione: scrivere è l’ultima risorsa quando abbiamo tradito”.
A dirlo è Jean Genet scrittore e poeta francese molto discusso del Novecento, la cui opera letteraria era così intimamente connessa alla sua vita privata tanto da rendere complessa la distinzione tra realtà e immaginazione, cose inventate e episodi accaduti realmente.
Qualcosa di simile accade con Annie Ernaux, ma senza polemica né discussione: la scrittrice contemporanea dichiara infatti esplicitamente che gli eventi di cui parla nelle sue opere sono reali e del tutto aderenti alla verità.

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