“Sono convinto che, giustamente, una delle funzioni dell'arte sia quella di sospendere almeno per un momento questa paura di morire che abbiamo tutti e che è ciò che in fin dei conti ci rende meravigliosamente umani”

Sergio Blanco

Martedì, 11 Marzo 2014 00:00

Sul palcoscenico della vita con Dacia Maraini

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Ancora una volta il verbo teatrale si conferma precursore delle mode e dei momenti della società futura. È questa la precisa sensazione che pervade lo spettatore dinnanzi alle battute della rappresentazione Pazza d’amore di Dacia Maraini per la regia di Emanuele Vezzoli, in scena al Teatro Elicantropo di Napoli.

Il consiglio da seguire è questo: recatevi a teatro senza informarvi precedentemente sulle note di regia dello spettacolo e soprattutto sulla data a cui risale il testo originario e vedrete che sorpresa, scoprire che la Maraini ha immaginato e scritto le battute ben trent’anni fa, precisamente nel 1984.
Uno studio televisivo di una tv locale lombarda, uno sgabello e una scena scarna a stigmatizzare il vuoto attorno. Ci troviamo nel mezzo di un casting televisivo per individuare le storie di vita vera e vissuta, per mettere sotto la lente d’ingrandimento della telecamera tutto il pietismo umano di cui il popolo da casa si nutre con famelica attenzione. Arriva il turno della giovane Renza, tacchi a spillo, abitino che fascia le curve, un’aria a metà tra l’ingenuo e lo spavaldo. Il regista capta da subito l’interessante materiale umano che la giovane può rivelare e da subito si capisce che la donna vende il suo corpo per guadagnarsi da vivere e che la sua vita non è certo stata tutta rose e fiori.
Parte così un libero flusso di coscienza, in cui si mischiano ricordi, emozioni, rabbia e delusioni. Nonostante un padre ruvido negli affetti, la giovane si rivela molto sensibile e fatalmente attratta da uno strano mix di idolatria e desiderio d’affetto, soprattutto dalle sue colleghe di marciapiede a cui riserva una descrizione fatta di estrema dovizia di particolari, delineando così le diverse tipologie del mestiere, c’è la tipa sofisticata e perfettina, con ambizioni di fare politica e c’è poi la sudamericana emigrata nel belpaese con il sogno infranto di vivere una vita migliore.
Insomma non mancano i rimandi fin troppo evidenti alla triste situazione attuale, in cui la sottile linea di demarcazione tra reality e realtà si perde con estrema facilità.
Che ci troviamo davanti lo spazientito regista che interrompe continuamente l’aspirante starlette quando divaga dal “copione” non scritto che egli stesso fatica a dirigere, o che ci troviamo spettatori complici e divertiti della goffaggine provinciale di Renza, le unità di spazio e luogo qui non contano ma quello che conta è la comune constatazione a cui il finale amaro della commedia ci conduce, la vita è tutta una farsa, lo diceva anni fa lo studioso canadese Erving Goffman, recitiamo tutti dei ruoli, bisogna solo scegliere da che parte stare.
Ed è chiaro che la donna qui gioca il prevedibile ruolo di preda, vittima del ricatto morale dell’uomo che in cambio del silenzio sulle sue intime confessioni, le chiede un generoso assaggio delle sue desiderate doti d’amatrice.
L’interpretazione dei due soli interpreti in scena arriva dritta e pungente, venata da tratti di malinconica ironia. Convince anche e soprattutto una dizione ben controllata e la notevole padronanza sulla scena dei due attori, tuttavia l’ambizione piuttosto alta di sostenersi sulla sola forza del semi-monologo, tradisce momenti di eccessiva ripetizione.
Il registro si mantiene piuttosto monocorde e dopo la prima mezz’ora di recitazione, in cui si apprezzano tutti gli evidenti aspetti qualitativi, ci si aspetta quel guizzo che tarda ad arrivare.
Tuttavia è da rimarcare la rispettosa scelta registica di non “sporcare” il testo così com'era uscito dalla penna della Maraini con orpelli aggiuntivi o rivisitazioni poco credibili nell’insieme.

 

 

 

Pazza d’amore
di
Dacia Maraini
regia Emanuele Vezzoli
con Sara Pallini, Antonio Lovascio
produzione Teatri e culture
paese Italia
lingua italiano
durata 1h
Napoli, Teatro Elicantropo, 7 marzo 2014
in scena dal 6 al 9 marzo 2014

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