“Il risultato fu penoso: silenzio, imbarazzo, stupore. Si sentì volare la parola canovaccio; qualcuno chiese se si trattasse di una tragedia o di una commedia. Quasi tutti furono d'accordo nel giudicare il testo irrappresentabile. Fu così che Čechov − lo sguardo basso, le mani in tasca, a piccoli passi lentissimi − se la filò in albergo, sulla Tverskaia, senza farsi notare”

Cesare Garboli su "Le tre sorelle"

Mercoledì, 23 Luglio 2014 00:00

Il giorno dell'attesa che lascia poche emozioni

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C’è tanta attesa per la rappresentazione teatrale del romanzo di Maurizio de Giovanni Il giorno dei morti, in tutti i sensi.
C’è l’attesa che precede l’apertura dei cancelli d’ingresso del magnifico Orto Botanico di Napoli, dove si è svolta la messinscena, ma c’è soprattutto attesa per l’inizio di quest’ultima che finalmente prende il via con una buona mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia, ma come si dice, chi sa aspettare verrà premiato.

Eccoci allora tutti in attesa del fischio d’inizio, circondati dalle mura del castello, immerso nel verde della real tenuta bucolica, presa in prestito dall’organizzazione de Il Pozzo e il Pendolo per la rassegna Brividi d’estate.
E quando finalmente la rappresentazione esordisce con voci fuori campo, piuttosto confuse, mi è subito chiaro che qualcosa si sta muovendo ma in modo poco definito. Ma non voglio fidarmi delle prime impressioni, quindi mi impegno nella visione dello spettacolo.
Al centro della scena che ritrae un salotto borghese degli anni ’30, una giovane coppia che appena rientrata da una serata, presumibilmente di gala, inizia a rovistare tra i fogli della scrivania. I due iniziano a dare una lettura recitata, passo per passo dell’incipit del romanzo dello scrittore partenopeo, alternandosi nei diversi ruoli dei tanti personaggi che compongono la trama.
Ora c’è da fare una premessa: chi è un lettore dei romanzi di Maurizio de Giovanni sa che il protagonista della serie di scritti è l’ombroso e affascinante commissario Alfredo Ricciardi, commissario di polizia nella Napoli fascista degli anni ’30 e conosce anche la cronologia degli eventi e dei personaggi che si dipanano via via nella serie del filone letterario.
Ora invece, immedesimiamoci in chi non ha mai letto un romanzo di de Giovanni e si trova davanti questa rappresentazione. Lo spettatore capisce da subito che questa volta il commissario è alle prese con quella che è un'agghiacciante scoperta, quella del corpo senza vita del piccolo Tettè, un povero orfanello, malnutrito, il cui corpo viene ritrovato sullo scalone di Capodimonte in una mattina di pioggia copiosa a Napoli. Questo l’incipit del romanzo.
Ora fin qui ci siamo,  ma quello che viene dopo, ovvero la vorticosa girandola di personaggi, dalla governante Rosa, alla seducente Livia, alla timida Enrica, fino al fedele Maione e via dicendo, sono solo elementi che vanno a creare confusione in chi cerca di tenere le fila di quanto succede in scena.
È chiaro che effettuare una trasposizione scenica, dalle pagine di un libro allo spazio del palcoscenico, non è impresa facile, ma tuttavia si potevano adottare degli escamotage, come ad esempio rendere più asciutto il testo, saltare alcuni passaggi descrittivi che gravitano attorno all’azione, ma non sono il fulcro di quest’ultima, e concentrarsi invece sulla trama.
Quello che viene fuori è il lavoro e lo sforzo di due attori, sì capaci sulla scena, ma poco credibili o ad ogni modo poco aderenti all’intensità di quello che è uno dei romanzi più crudi dello scrittore. Qui si parla di una morte bianca che si tinge di nero, l’oscuro che ci rimanda ai meandri più indecifrabili della mente umana, in cui si intrecciano avidità, gelosie, tradimenti, soprusi e sentimenti dalla lacerante intensità.
Qui non ci sono i fatti ma bensì c’è “il fatto”, che ci rimanda alla condanna eterna del commissario, il quale da sempre è capace di percepire l'ultima frase e gli ultimi istanti di vita delle vittime di incidenti ed omicidi nel preciso luogo dove hanno perso la vita.
Ma il fatto questa volta non gli si ripropone, davanti alla morte del piccolo Tettè per la prima volta lo abbandona. E c’è un perché che si scoprirà poi nel corso delle ultime battute finali.
Ma nel mentre ci si perde nelle tante, troppe digressioni, che estrapolate dal contesto romanzesco, perdono purtroppo d’efficacia.
Tuttavia il risultato è comunque apprezzabile, nel seppure vano tentativo di ripercorrere quello che è uno dei più toccanti romanzi dello scrittore napoletano.

 

 

 

Brividi d’estate
Il giorno dei morti
di
Maurizio de Giovanni
adattamento e regia
Annamaria Russo
con Nico Ciliberti, Lucia Rocco, Ramona Tripodi
musiche Luca Toller
scene Bernardo Pinto
disegno luci Amedeo Carpentieri
produzione Il Pozzo e il Pendolo
paese Italia
lingua
italiano
durata
2h
Napoli, Real Orto Botanico, 19 luglio 2014
in scena
dal 18 al 20 luglio 2014

 

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