“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Lunedì, 09 Dicembre 2013 01:00

Lo spazio, il suono, la voce

Scritto da 

All’ex Asilo Filangieri, al centro storico di Napoli, in merito agli eventi dedicati a Geografie del suono, c’è stato uno spettacolo molto particolare, tra musica, danza, teatro e appunto viaggio nella memoria fisica ed immaginativa.
Il gruppo australiano Decibel Ensemble − con base a Perth − realizza una sperimentazione musicale in cui suoni acustici ed elettronici si richiamano in uno spazio performativo. In merito alla serata napoletana, il gruppo ha riesplorato le Otto variazioni di John Cage.

Le azioni variate dei suoni del violoncello, del basso, del clarinetto, del flauto, uniti ai suoni elettronici ed ai rumori hanno comunicato un desiderio di personalizzare e reinterpretare le variazioni di Cage. I singoli suoni e le sequenze sonore sembravano cellule di monadi lanciate nello spazio, ovvero in una dimensione geografica spaziale, in cui lo spostamento dei musicisti giocava un ruolo molto importante per l’immedesimazione del pubblico.
La prima variazione, composta nel 1958, fu dedicata da Cage al suo appassionato collaboratore, David Tudor, ed inizia il rapporto tra musica e video che accompagnerà tutte le altre. Nella terza, invece, con il suono di un musicista che si posiziona alle spalle del pubblico (fu spesso eseguita da Cage stesso) il pubblico viene sottoposto ad uno spaesamento spaziale, destinato a farlo vacillare fino all’inizio della variazione successiva in cui, invece, il video mostra ad ogni spettatore la sua posizione nello spazio del suono, ovvero in quel luogo fisico da dove sta osservando in quel momento.
La quinta variazione è ancora più completa, in quanto fu pensata da Cage con l’accompagnamento danzato della Merce Cunningham Dance Company. Qui i suoni elettronici guidano tre danzatrici (Alessandra Cozzolino, Giulia Ferrato e Chiara Orefice) che iniziano a posizionarsi nello spazio, e si accingono ad arricchire il suono con nuove suggestioni suggerite dal movimento. La danza è una danza improvvisativa, dove il corpo si lascia attraversare dall’energia degli attimi, dallo spazio e dal rapporto con l’altro in scena.
Chi cambia dinamica e livelli, chi lavora al suolo, chi viene attratta dagli oggetti, dalle luci e dall’origine delle note, chi invece risveglia la memoria emotiva dello spettatore con lenti e fluidi movimenti di dissociazione del corpo.
Il cerchio − molto caro allo stesso Cunningham − è qui l’elemento primario e le interpreti sono riuscite a manifestare nella danza la ciclicità, il movimento infinito dell’universo, attraverso i giri nello spazio con il corpo e con il movimento di una bicicletta.
La danza, come la musica ed il cinema − a differenza delle arti plastiche − permette di vedere una successione di immagini che, a sua volta, genera una proliferazione contemporanea di suggestioni appartenenti alle memorie personali di chi osserva. Dopo la successione delle altre variazioni, in cui sembrava di avere davanti un’orchestra moderna − tra computer, cavi, video −, è arrivato il momento dell’improvvisazione conclusiva in cui tutti gli elementi della ciclicità, monadi di suoni, si sono uniti ed amplificati per il “Gran Finale”.
A seguire, per rendere completa la serata, si è assistito ad un doppiaggio del video di Delirio a due, anticommedia di Eugène Ionesco, interpretata dalla compagnia romagnola Le Belle Bandiere di Elena Bucci e Marco Sgrosso, nata nel 1993 e in scena dal 5 all’8 dicembre al teatro Galleria Toledo.
L’irrealtà-realtà dei battibecchi di una coppia − che riproduce il naturalismo borghese che Ionesco, nel suo teatro, destruttura per volgerlo alle estreme conseguenze dell’assurdo − è stato “doppiato” sulla base del video che riproduceva i due attori durante la messa in scena dell’opera nel teatro napoletano. Una tecnica molto particolare in quanto, i due attori, anticipando, post-ponendo, interiorizzando le battute, hanno creato una scena nella scena − “meta-teatro” e riflessione − in cui il passaggio di testimone da Ionesco alla messa in scena dell’opera, al video ed al doppiaggio, arriva a scardinare le convenzioni sceniche per rivelare due persone, un uomo ed una donna, vestiti in abiti normali che raccontano delle situazioni in vesti puramente quotidiane.

 

NB. Gli appuntamenti con Geografie del suono continueranno con altri eventi durante la settimana prossima: 

 

 

Geografia del suono
Decibel New Music Ensemble
artistic director, flute, bass guitar, electronics
Cate Hope
piano, live video feed, network design, programming and electronics
 Stuart James
reeds, programming, electronics
 Lindsay Vickey
percussion and electronics
 Louise Devenish
cello and electronics
 Tristen Parr
violin, viola, programming and radios
Aaron Wyatt
e con:
elettronica
Fabrizio Elvetico
sax Antonio Raia
flauti Tommaso Rossi
elettronica Dario Sanfilippo
danzatrici
Alessandra Cozzolino, Giulia Ferrato, Chiara Orefice
durata 1h 30'
Napoli, ex Asilo Filangieri, venerdì 6 dicembre 2013 (data unica)

Lascia un commento

Sostieni


Facebook