“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Venerdì, 16 Novembre 2018 00:00

Viaggio nell'Universo Gomorra

Scritto da 

“In un cortocircuito quanto mai attuale tra realtà e finzione, tra vero e virtuale, Gomorra aggrega per opposizioni: il successo è dolore, la ricchezza si fa reclusione, l’odio lambisce la mitizzazione, lo sdegno il compiacimento, l’eroismo la vigliaccheria, il tragico il grottesco, perfino il maschile e il femminile si toccano, l’ancestrale e il tecnologico”. Così scrive Michele Guerra nel libro Universo Gomorra. Da libro a film, da film a serie (Mimesis edizioni, 2018), curato dallo stesso Guerra insieme a Sara Martin e Stefania Rimini, in cui la complessità strutturale dell’Universo Gomorra viene scandagliata da una pluralità di autori e approcci.

È evidente che a una dozzina di anni dall’uscita del libro di Roberto Saviano occorre parlare di Gomorra come di un universo espanso di cui il testo iniziale è soltanto una parte, pur essenziale essendo ciò che dato il via a tutto il resto. E il resto è cinema, televisione e web, nelle reciproche intersezioni, ma anche descrizione del mondo della criminalità organizzata e con esso della realtà contemporanea, è riflessione e dibattito circa l’impatto dell’immaginario creato dai media sulla realtà quotidiana e, in questo caso, soprattutto sui territori di cui si narra.
Indipendentemente da cosa si pensi dell’operazione Gomorra, è innegabile che essa rappresenti, per qualità e per successo, un importante evento culturale italiano che, secondo Guerra, oltre a consentire all’opinione pubblica di avvicinarsi ai temi della criminalità organizzata e di comprendere attraverso essa qualcosa in più del funzionamento del nostro tempo, “ha altresì rappresentato un’occasione di riflessione sullo stato di salute del romanzo, sulla questione del realismo e dell’(anti)epica italiana, sulle nuove strade e sulla tradizione del nostro cinema (che è stato per la verità il medium che ha saputo/potuto sfruttare meno questa occasione), sulla serialità televisiva (dove gli effetti invece sono stati dirompenti) e infine sul web, coinvolgendo spesso un’audience che non aveva piena contezza delle singole parti di questo tutto in continua espansione”.
Il volume è suddiviso in quattro sezioni: “Universo Gomorra”, ove viene indagato il rapporto tra l’epica e il realismo che pervadono l’intero racconto; “Luoghi, spazi, abiti”, in cui si analizza l’immaginario estetico e urbano veicolato dalla serie televisiva; “Oltre Gomorra”, ove ci si occupa degli effetti della serie televisiva sull’immaginario mediale nazionale e internazionale; “Germinazioni”, in cui sono affrontate le storie che hanno preso vita nell’intero ecosistema culturale a partire dal testo di Saviano.
Nella prima sezione si succedono le analisi di: Roberto De Gaetano (sulla struttura mitica della serie televisiva); Luca Bandirali ed Enrico Terrone (sul ruolo della rappresentazione del conflitto generazionale archetipico nelle serie recenti); Roy Menarini (sulle scelte stilistiche della serie televisiva in relazione al film sullo sfondo del contesto televisivo e cinematografico contemporaneo); Angela Maiello (sul concetto di rimediazione, con un occhio di riguardo sulla specificità narrativa e mediale del libro e della serie televisiva e sugli elementi di reciprocità).
Nella seconda sezione si susseguono le disamine di: Chiara Checcaglini (sia sull’uso della luce nella versione televisiva osservando come il ricorso all’illuminazione artificiale sembri voler controbilanciare la cifra realistica presente nella serie, che sui differenti cromatismi che contraddistinguono le scene diurne e quelle notturne); Elisa Mandelli (sulla dialettica tra interno ed esterno ravvisabile negli ambienti della città presenti nella serie); Sara Martin (sui mutamenti dell’abbigliamento dei personaggi e su come questo contribuisca efficacemente alla definizione del ruolo dei diversi personaggi all’interno dell’ambiente del crimine); Luca Barra e Marco Cucco (sulle location partenopee che fanno da sfondo alla serie e sul ruolo che rivestono nell’immagine della città offerta al pubblico).
Nella terza sezione si trovano gli scritti di: Leonardo Gandini e Sara Casoli (sulle ricadute della serie sul web); Romana Andò e Antonella Mascio (sugli spazi in internet frequentati da parte del pubblico di Gomorra); Damiano Garofalo e Valentina Re (sulla ricezione di Gomorra nel mondo anglosassone con un occhio di riguardo alle analogie con la serie The Wire).
Nella quarta ed ultima sezione trovano spazio le analisi di: Maria Rizzarelli (su come le fotografie di Mario Spada scattate durante le riprese del film Gomorra (2008) di Garrone mescolino verità e finzione nel gioco di sguardi tra Saviano, Garrone e Spada sul set); Stefania Rimini (sulle strategie retoriche a cui ricorre lo scrittore “per prolungare l’effetto di verità di Gomorra, modellando un nuovo paradigma di arte comportamentale”); Christian Uva (che “racconta di un film nel film, che doveva essere parte dei contenuti extra della pellicola di Matteo Garrone ma poi diventa qualcosa di più: 'il cortocircuito tra finzione e realtà, presente in maniera latente nelle scene di Gomorra, deflagra in tutta la sua forza” in Gomorra. Cinque storie brevi del 2008 di Melania Cacucci).
I diversi saggi raccolti nel volume testimoniano come la complessità dell’Universo Gomorra, sostiene Guerra, palesi un “cortocircuito quanto mai attuale tra realtà e finzione, tra vero e virtuale”, la macchina Gomorra “aggrega per opposizioni: il successo è dolore, la ricchezza si fa reclusione, l’odio lambisce la mitizzazione, lo sdegno il compiacimento, l’eroismo la vigliaccheria, il tragico il grottesco, perfino il maschile e il femminile si toccano, l’ancestrale e il tecnologico. Il fatto straordinario per il pubblico, un fatto fondativo, che ha accompagnato questa vicenda dall’inizio, è che tutte le opposizioni riguardano non solo l’opera, ma anche il suo creatore e poi, via via, in misura certamente diversa, tutti coloro che hanno scelto di entrare in contatto con quell’universo: ragazzini, attori, politici, conduttori e commentatori”. Saviano stesso, ricorda lo studioso, è autore di successo ma al tempo stesso è costretto ad una vita da recluso, è personaggio mitizzato dagli ammiratori quanto odiato dai detrattori, è “sdegnato e compiaciuto, nascosto ed esposto, umano e digitale”. Insomma, davvero Gomorra si manifesta come “un organismo vivente che si nutre di malavita e di spettacolo, di formule e segni, di corpi e colori, di luoghi e di sogni”.
La saldatura tra l’immaginario veicolato soprattutto dalla serie televisiva e la realtà ha prodotto numerose riflessioni non di rado accomunate dal pensare ad una realtà in balia dall’immaginario veicolato dai media, una realtà che appunto può o deve essere difesa dall’invasione di un immaginario che può esserle nocivo. Quanto Gomorra riesca nel suo intento di evitare che lo spettatore provi empatia per i personaggi negativi resta difficile da dire, così come appare complesso indicare quanto Gomorra nelle sue varianti audiovisive sia riuscita nell’intento dichiarato di ribaltare il modello Scarface (1983) di Brian De Palma, accusato di condurre gli spettatori a provare empatia per i personaggi negativi e di provocare emulazione. Non è semplice nemmeno dire quanto Gomorra abbia saputo evitare di costruire una sorta di racconto epico autoconsolatorio, non meno nichilista, in fin dei conti, di quello del film di De Palma, agli occhi di chi si torva a vivere quotidianamente lo squallore e lo sfruttamento che la serie si propone di denunciare.
Quanto l’Universo Gomorra sia riuscito negli intenti dichiarati e quanto le logiche dello spettacolo, dell’intrattenimento e del business abbiano avuto la meglio sulle buone intenzioni è questione che torna anche nel libro di Giuliana Benevenuti, Il brand Gomorra. Dal romanzo alla serie TV (Il Mulino, 2017), in cui l’autrice analizza il mondo Gomorra come esempio di narrazione transmediale italiana che ha saputo espandersi via via dal libro uscito nel 2006, alla trasposizione teatrale, andata in scena per la regia di Mario Gelardi la prima volta nel 2007, all’opera cinematografica di Matteo Garrone, uscita nelle sale nel 2008, alla  serie televisiva affidata in origine a Stefano Sollima e mandata in onda a partire dal 2014.
Nel suo libro Benvenuti si sofferma, inoltre, su come Gomorra, in tutte le sue varianti mediatiche, rappresenti un prodotto in linea con il generale rinnovamento del contesto culturale italiano che, sull’onda di quanto avvenuto in altri Paesi, ha visto negli ultimi decenni l’industria culturale nazionale avviarsi verso un processo di internazionalizzazione alla ricerca di visibilità globale.



 

Michele Guerra, Sara Martin, Stefania Rimini (a cura di)
Universo Gomorra. Da libro a film, da film a serie

Mimesis edizioni, Milano-Udine, 2018
pp. 158


Giuliana Benevenuti
Il brand Gomorra. Dal romanzo alla serie TV
Il Mulino, Bologna, 2017
pp. 205

Lascia un commento

Sostieni


Facebook