“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Martedì, 26 Marzo 2013 22:56

Evoluzione ed evoluzioni di un clown

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La città è un’isola del tesoro. Sepolti sotto i piani dei palazzi, dietro una scalinata esterna o all’incrocio di due vie, ci sono inestimabili ricchezze. Sono i luoghi senza tempo del teatro, posti dove si scatenano incantesimi capaci di trasformare le persone, mondi capaci di farti dimenticare il mondo dal quale sei venuto. Di tanto in tanto capita di fare una scoperta, di trovare dietro un cancello o accanto ad un negozio di animali uno di questi luoghi del tesoro.

Visti i bambini in coda per entrare e le tante persone che aspettano l’apertura del teatro, non sono certo la prima a fare tale scoperta e l’insegna un po’ sbiadita sulla porta mi fa intuire che è da molto che questo luogo m’è nascosto. Si chiama Spazio Palcoscenico ed è proprio accanto a Piazza Carlo III. Lo segno subito sulla mia mappa.
I bambini sono in fila perché è in programma uno spettacolo dedicato a loro. È uno spettacolo sul circo, o meglio, sui clown del circo. Uno dei bambini è spaventato durante l’attesa. Dice che i clown fanno sempre gli scherzi e che potrebbero apparire all’improvviso per farci saltare dalla sedia. Così il regista, Nicola Laieta, coglie la palla in balzo con destrezza da giocoliere e comincia lui lo spettacolo: “Adesso le porte si chiuderanno e nessuno potrà più uscire di qui!”. Una bambina grida “ma vivi o morti?” e tra le risate generali compaiono i pagliacci che non mettono paura a nessuno anzi, ci fanno subito divertire.
Homo Pagliaccius è uno spettacolo di clown ma è anche una conferenza. Grazie ai due identici professori Bacchettoni seguiamo la storia dell’evoluzione non dell’uomo ma, appunto, del pagliaccio. Dall’invenzione preistorica della risata ai divertimenti dei giullari medievali, dai duelli dell’epoca della rivoluzione francese agli spettacoli acrobatici. Con il passar del tempo cambiano i costumi e gli oggetti scenici. Essi servono ai pagliacci a creare uno spettacolo nello spettacolo, unendo ai dialoghi e alle situazioni comiche della conferenza sull’evoluzione, le evoluzioni della giocoleria. I professori, ad esempio, dimostrano la loro cultura facendo roteare in aria i libri e più ne lanciano sopra la loro testa per poi riprenderli al volo più libri hanno letto, non c’è dubbio: è in questo modo che studia l’Homo Pagliaccius, dalla nascita della letteratura. Non mancano gli scherzi, i giochi con l’acqua, gli effetti speciali, le camminate sulla corda e sui trampoli. Il viaggio nel tempo, che i due bravi attori Giulio Barbato e Claudio Benegas ci fanno intraprendere, riesce anche grazie alla funzionalità dei costumi che attraverso poche mosse trasformano i protagonisti proprio davanti ai nostri occhi.
Bambini e adulti si divertono in egual misura riscoprendo la preistorica risata. In fondo l’Homo Pagliaccius è pur sempre un Homo.

 

 

Homo Pagliaccius – La storia dell’umanità vista attraverso gli occhi di un clown.
un progetto di  Giulio Barbato, Claudio Benegas, Nicola Laieta
regia e drammaturgia Nicola Laieta
con Giulio Barbato, Claudio Benegas
costumi Monica Costigliola
Napoli, Teatro Palcoscenico, 24 marzo 2013
in scena 24 marzo 2013 (data unica)

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