“La sua vita fu un gomitolo di illuminazioni e di sbagli”

Il'ja Grigor'evič Ėrenburg, su Marina Ivanovna Cvetaeva

Nicola Pasa

I girasoli

Percorrevano una strada di campagna perduta tra distese di girasoli, Silvia più avanti, ritta sui pedali a far mangiare la polvere a Grazia che poco più dietro arrancava sudata e impolverata, gli occhi spesso rivolti alla strada percorsa che svaniva dietro le impercettibili curve di quella strada infinita bruciata dal sole, correvano tra il mare sterminato dei fiori, curvati da una leggere brezza che spirava da un mare remoto, come fosse solo un ricordo, la polvere si alzava e come una bruma color ocra cancellava l’orizzonte alle loro spalle.

Due brave persone

Oggi sarà un giorno incandescente, disse fissando il disco rosso che stava salendo. La luce si diffuse per la casa come un’onda di marea, con ritmo incessante e implacabile, spegneva ogni rigurgito di tenebra nelle stanze soffocanti. Nascosta dietro la tenda, ancora in vestaglia e con in faccia la pesantezza di una notte di sonno, vide sulla strada due uomini strani barcollare esausti sotto il sole che cominciava ad arroventare.

La nera signora

Io non sono mai riuscita a vederla. Spesso però ne percepisco il peso sulle spalle e sul cuore. Immagino un paio d’ali angeliche color del piombo. Fuligginose e vellutate. E immagino un sorriso dolente e splendido, il sorriso della morte. Venne a trovarmi forse da ragazzino. Mi sembrò che una nuvola coprisse d’un tratto il sole. I rumori attorno tacquero d’improvviso come in un bosco quando crepita un fucile e la vita che un attimo prima risuonava sulle alte fronde e tra i cespugli bassi carichi di frutti e di rugiada morì e dileguò, nascondendosi nel buio e nell’ombra, i cuori impauriti e in attesa. Il sole oscurato. Un’ombra che si allungava su di me. Una pressione leggera sul cuore. Rapido scese il buio e lo sgomento. Rapido scomparve l’orizzonte.
Era la nera signora ma non potevo ancora sapere. E non potevo immaginare che la nera signora mi avrebbe seguito ovunque andassi, fedele come lo sciacallo alla sua moribonda preda. Spesso mi sono sentito così, una bestia malconcia che anela ancora alla vita e che si volta impaurita e smarrita e vede quell’odiosa sagoma ghignante che paziente attende la tua morte.

"I distruttori" di Graham Greene

"La distruzione è parte del processo creativo". Così afferma Donnie Darko nel film omonimo a proposito del significato del racconto di Graham Greene, I distruttori, e così recita il motto del mio blog.
Non ho mai letto Greene, ve lo dico come premessa, per cui molto difficilmente in questa mia piccola riflessione sul racconto vi parlerò del suo stile e della sua opera a me sconosciuta, mi limiterò a parlare di questo racconto, tralasciando l’ombra del suo creatore, relegandolo sullo sfondo, seduto in una poltrona mentre fuma la pipa (lo immagino così).

Il Vampiro (Versione 2.0)

Scosta piano la tenda e il suo volto bianco appare dietro il vetro, la luce è come uno schiaffo sulla faccia, un sole sporco di pulviscolo filtra i raggi, nel riflesso del vetro un’immagine vaga, luce crudele, pelle appassita bianca e smorta, Valeria richiude la tenda, il buio nasconde le cose, la notte è pietosa, la notte è buona papà la notte riesce a dormire e la tormenta meno… ma che pensa, papà non la tormenta affatto, povero papà… da quando è caduto a letto malato la sua vita è tutta dentro quella stanza, e la sua in quella casa spenta, povero papà, la sua vita confinata in una malattia, l’attesa della fine, e che arrivi lenta e meno dolorosa possibile… oppure che arrivi in fretta e non ci pensi più… ma povero papà, speriamo che guarisca, un miracolo è sempre possibile…

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