“In realtà vi è un istante in cui il corpo sulla scena e l'arte coincidono e quell'istante si chiama teatro. Tutto il resto è spettacolo”

Claudio Morganti

Domenica, 18 Ottobre 2020 00:00

Nel nido

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Di prima mattina, un cadavere spiaccicato sul manto stradale.
Una carcassa.
Le macchine in arrivo continuavano a passarci sopra, il vento e l’impatto agitavano le piume.
Dal sottotetto l’inquilina della mansarda si chiedeva se quel piccione ridotto a una sottiletta fosse uno dei suoi, che nutriva con tanta cura.

Il sangue fresco si vedeva da lassù, i motorini lo sfioravano noncuranti.
La vita un momento ce l’hai in pugno, un attimo dopo è lei che tiene in pugno te! Rifletteva l’inquilina, poiché non pensava che un uomo e un piccione fossero così diversi davanti al destino: entrambi razzolavano ignari nell’aia dell’esistenza e poi morivano con tutto ciò che con fatica avevano messo su, mentre le missioni individuali ormai scemate nessuno si dava la pena di continuare.
L’inquilina della mansarda non usciva quasi mai di casa se non per andare a lavoro, un lavoro solitario e noioso che non le piaceva e che tuttavia le consentiva di divagare con la mente. Quando le chiedevano cosa avesse rispondeva sempre: la sindrome premestruale, anche se a onor del vero non sapeva neppure cosa fosse.
La verità era che non le andava di uscire. La sua piccola casa, nido tra i nidi, era l’unico posto nel quale si sentisse a proprio agio. Aveva accettato di buon grado la compagnia dei piccioni quando la prima coppia si era stabilita lì tempo addietro. Aveva iniziato a osservarla e a lasciare del cibo sulle tegoline del palazzo, distribuendolo dalla sua graziosa finestrella. Altre coppie erano giunte e qualche cornacchia.
Ripensandoci, ammetteva che la sua era una vita senza scopo; tuttavia non poteva dargliene uno. Ipnotizzata dal panorama del quale godeva dalla mansarda e dal silenzio che assaporava dalla sera all’alba, non voleva gettarsi nella mischia, uscire più del dovuto, essere costretta a parlare, lei che odiava farlo. Immaginava che la morte l’avrebbe colta all’improvviso come aveva fatto tempo prima la sua consolidata solitudine. Nel piccione pressato e ignorato da tutti vedeva se stessa.
Accanto alla sua finestra una coppia era spezzata e delle uova non si sarebbero mai schiuse. Incustodite, non covate, aspettavano cure e calore che non avrebbero più avuto. In silenzio, come la carcassa in mezzo alla strada, anche loro lasciavano piano piano il nido.

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