“Chi v'agghia dici? Ca quiddu nda capa meja tengu tanti i quiddi buchi, cumi si ci avissi na negghia attùarnu attùarnu a capa. Pu a na vota nu colpu i viàntu e pi nu mumentu si vidi angunu cuntu, ca pu jè quasi sempi u stessi cuntu, e pu n'ata vota a negghia attùarnu....”

Saverio La Ruina

Mercoledì, 31 Maggio 2017 00:00

Luca Morelli, le confessioni di un clown

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Luca Morelli, autore, attore e clown ha scritto e rappresenta in giro per l’Italia gli spettacoli Bravo pour le clownLe bureau des objets perdus.

Il tuo rapporto con il presente, con l’epoca che stiamo vivendo.
Sono convinto che non si possa prescindere dall'epoca in cui ci si trova a vivere. Ci si ritrova dentro in qualche modo e prima o poi tocca farci i conti. Il mio rapporto con il presente credo che sia vigile, attento. Probabilmente con il mio lavoro negli anni ho sviluppato una curiosità verso il mondo che ci capita di vivere. Ultimamente si sente dire spesso che sono anni difficili, complicati, ed è vero ma io vedo anche molta bellezza.

I giovani per esempio sono pieni di entusiasmo e di voglia di fare. Credo che sentano la responsabilità del loro "giro" ed hanno voglia di dimostrare che un'altra società è possibile. Credo che sarebbe bene ed anche giusto vedere cosa hanno da dire e come intendono procedere. Ovviamente occupandomi di teatro e giocando per lavoro mi ritengo un eterno bambino e quindi perennemente giovane.

Il teatro?
Il teatro! Per me è passione, sacrificio, gioco, lavoro. È un'esperienza bellissima che mi ritrovo a vivere tutti i giorni. È la mia vita appunto. Io guardo al teatro come ad un rito di comunità. È un qualcosa che l'uomo ha sempre fatto ed è imprescindibile dalla natura umana. Ci si siede e si ascolta una storia. Alle volte penso che il teatro sia molto più semplice di come poi, spesso, venga rappresentato. Per quanto riguarda il mio teatro nello specifico io porto in scena dei testi scritti da me e che nascono dall'urgenza di dovere e volere dire quella determinata cosa in quel determinato momento. Mi piace immaginare che il mio pubblico alla fine di una mia rappresentazione abbia qualcosa di cui discutere. Parlo sempre nei miei testi del presente, dei giorni che stiamo vivendo ma lo faccio in maniera del tutto surreale. Ecco allora come nasce un monologo/dialogo tra un custode di un teatro ed un vecchio attaccapanni oppure la figura di un clown che, smarrita la propria anima, la cerca all'interno di un ufficio oggetti smarriti. Prendendo in prestito il titolo di una vecchia recensione di un mio lavoro: "Morelli il poeta clown" posso dire che più di ogni altra cosa questa definizione rappresenta il mio intento in teatro. Cerco sempre di creare qualcosa che possa essere poetico, surreale ma al tempo stesso estremamente presente ed attuale alla nostra epoca.

Qual è oggi il ruolo del clown?
Dico subito che io non mi reputo un clown. Non ne sono all'altezza. Non credo nemmeno di essere un attore ma più un guitto. Il clown negli anni ha preso molte forme. C'è il clown che solitamente si vede al circo che purtroppo ultimamente è sempre più raffazzonato e mediocre se guardiamo alla realtà del nostro Paese. Ci sono moltissimi clown diversi fra loro che si muovono in diversi ambiti espressivi ma quello che più mi interessa e mi affascina è il clown teatrale. Sono convinto che il personaggio clown debba muoversi in ambito teatrale per riuscire ad esprimere tutto il suo infinito universo. Il ruolo del clown oggi secondo me non è cambiato dalla sua nascita. È quello di rappresentarci per quello che realmente siamo, lontani da schemi, maschere e preconcetti che ci portiamo dietro nella nostra vita come un ingombrante bagaglio. Se dovessimo chiedere ad un bambino come vede il mondo, nelle sue risposte potremmo trovare il clown. Il ruolo del clown ancora oggi come sempre è quanto mai attuale ed indispensabile per capire realmente chi siamo.

Gli autori o le autrici a cui ti ispiri.
Il mio faro, la mia fonte di ispirazione più grande è un clown russo. Probabilmente il più grande clown esistente. Si chiama Slava Polunin. Guardo a lui non come una meta da raggiungere... sarebbe impossibile più che improbabile ma trovo estremamente affascinante l'equilibrio che riesce ad avere tra la sua poesia e la realtà. I suoi spettacoli sono dei veri e propri sogni ad occhi aperti. Il suo pubblico è costituito da tutte le generazioni che affollano insieme i teatri dove si esibisce. Dai bambini alle persone più anziane sedute gomito a gomito ad occhi aperti di fronte alla sua poesia. Ecco anche questo è il clown. Ha un linguaggio universale ed è errato pensare che si rivolga soltanto ai bambini.

Progetti per il futuro.
Per il futuro porterò in giro e farò crescere il mio nuovo spettacolo Le bureau des objets perdus e continuerò a fare girare anche Bravo pour le clown. Nel frattempo continuo a studiare nuove "attrazioni". Ultimamente, per esempio, mi affascina l'arte del ventriloquo. La sto studiando ed offre diversi spunti di narrazione.

La Basilicata.
È la mia terra, ci sono legato e mi riempie di orgoglio affondare le mie radici in una terra unica come quella lucana. Sono nato ed ho vissuto i miei primi nove anni di vita in Lombardia ma guardo alla Basilicata come la mia vera culla. Quando penso alla mia terra la guardo con uno sguardo rivolto all'esterno. Credo sia importante uscire dai propri confini regionali per parlare del proprio vissuto, dei luoghi che più ci appartengono. Il teatro ci presenta ogni volta uno scambio, un arricchimento. Quando viaggio per lavoro conosco molte persone e tutte queste persone mi arricchiscono con il loro vissuto e le loro esperienza perché sono nate e vivono in terre lontane dalla mia. Nel mio teatro, nei miei testi, c'è la Basilicata. Non potrebbe essere altrimenti. La Basilicata è una terra difficile, che ti segna come una cicatrice e le cicatrici le indossi per tutta la vita.

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