“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Domenico Carrara

Scrittura e libertà: intervista a Giancarlo Marino

Giancarlo Marino è docente di scrittura insieme ad Aldo Putignano per La bottega delle parole della casa editrice Homo Scrivens e autore dei romanzi Ragazzi straordinari ed E pensare che c'entravamo tutti.

Qual è il tuo rapporto con il presente, con l'epoca che stiamo vivendo?
Il mio rapporto col presente, e con il tempo in generale, non è granché. Il più delle volte ho l’impressione di essere avvolto in un’unica bolla atemporale.

Luca Morelli, le confessioni di un clown

Luca Morelli, autore, attore e clown ha scritto e rappresenta in giro per l’Italia gli spettacoli Bravo pour le clownLe bureau des objets perdus.

Il tuo rapporto con il presente, con l’epoca che stiamo vivendo.
Sono convinto che non si possa prescindere dall'epoca in cui ci si trova a vivere. Ci si ritrova dentro in qualche modo e prima o poi tocca farci i conti. Il mio rapporto con il presente credo che sia vigile, attento. Probabilmente con il mio lavoro negli anni ho sviluppato una curiosità verso il mondo che ci capita di vivere. Ultimamente si sente dire spesso che sono anni difficili, complicati, ed è vero ma io vedo anche molta bellezza.

Floriana Vitale, la scrittura, la vita

Floriana Vitale, giovane autrice di Grottaminarda, ha di recente pubblicato La Viola dei venti, il suo primo romanzo, con la casa editrice L’Erudita.

Qual è il tuo rapporto con il presente, con l’epoca che stiamo vivendo? 
Con il presente? Aspiro a vivere nel “qui ed ora”. Ritengo che sia la maniera più saggia per vivere. Per godere di tutto ed evitare di farsi risucchiare da un tempo che non c’è più e angosciarsi per qualcosa che verrà. Non sempre è possibile, non sempre ci riesco. Ma mi piace credere di poterlo fare. Quanto all’epoca che stiamo vivendo, invece, avverto un grande disagio. Un radicato e profondo senso di smarrimento: un mondo che manca di giustizia, di equità, di condivisione, fatto a uso e consumo di pochi e di cui i più fanno le spese, unito al diffuso costume per cui “sto bene io, perciò stanno bene tutti”, è motivo di grande scoramento.

Gruppo 9 e dintorni: Gianluca Calvino si racconta

Gianluca Calvino è uno scrittore e docente di scrittura creativa presso il laboratorio di Homo Scrivens a Pompei, nonché insegnante. Collabora col suo Gruppo 9, di cui sono usciti vari titoli fra cui il Premio Carver Party per non tornare, Non sono stato io e il più recente Gli affamati.

Qual è il tuo rapporto con il presente, con l'epoca che stiamo vivendo?
Mah, tutto sommato positivo. Nel senso che l’epoca che viviamo non è molto peggiore di quelle che l’hanno preceduta. Guerre, sterminii, genocidi, purtroppo fanno parte della natura barbara dell’individuo. Forse a livello culturale c’è stato un certo declino, ma anche questo credo che lo si dica da sempre. In tutte le epoche avremmo trovato quello che diceva “ai miei tempi era diverso”. La verità è che l’uomo è questo qui, poco da fare. L’importante è vivere con ironia, è l’unica cosa che ti può salvare dalla follia della vita.

La realtà di Melito Irpino nelle parole di Carmine Santoro

Melito è un piccolo centro della Bassa Irpinia. Poche anime, la parte storica abbandonata a se stessa. Alcuni ragazzi, guidati da Carmine Santoro, attivista politico da una vita, hanno deciso di attivarsi per riportare alla luce la bellezza del posto. A loro va un grande in bocca al lupo, abbiamo trascorso insieme uno splendido venticinque aprile.

L'aria pulita dell'Ex OPG

L'ex Opg sa di aria pulita, sa di musica, ritmo istintivo, vino. Ci sono le parole degli ex carcerati, toccanti testimonianze, residui del set di Gomorra, l'antico e il nuovo. Il futuro negli occhi dei ragazzi che gestiscono lo spazio. E noi spaesati, quasi commossi, dissetati dall'ossigeno.

Qual è la vostra visione del presente, dell'epoca che stiamo vivendo?
Crediamo che stiamo vivendo una fase molto particolare, in cui nulla può essere dato per scontato e in cui l’iniziativa popolare, dal basso e bene organizzata, può trovare lo spazio di esistenza che merita.

Trittico

I tuoi sogni non hanno residenza, sono disegni onirici della fragilità.
Puro gusto di cantare un’assenza, forse è che hai mani portate per il buio.
Devote a ciò che è smarrito, smarribile. Scostanti con quanto potrebbe restare.
Come quando prendi la terra e vorresti fosse pioggia però, poi, osservi a fondo l’acqua domandandoti perché debba evaporare.
Come quando ti costringi all’apnea dell’ennesima scommessa tramutandoti in una risata sommessa e, all’improvviso, scomposta. In un pianto. Tornando in te, alla fine. Ammettendo che non va bene, non va bene per nulla.

Il tempo e i cani

Il riflettore punta sopra una sagoma, la sagoma sta legata ad una sedia. Pian piano la figura apre le labbra – prova prova sa – però il microfono manca, – sa prova prova – la luce è immaginaria.
"Ti stanchi mai? Ti domandi cosa stai costruendo? Quando dicono il cameriere lo può fare chiunque, quando dicono questa roba sapevo scriverla anch’io".
L’ombra si svela a se stessa essere umano, uomo a cui si spalancano ventate di ricordi nella testa.

Il fango e le storie

Per me scrivere è far compagnia nelle sale d’attesa, fra un punto e l’altro della vita di qualcuno.
Costa le ore, il lavoro di lima, ma rimane un elemento sullo sfondo. È poco necessario, è soltanto un sottofondo.
Mi dico così sedendo a terra. Strano quando poggi i polpastrelli tra l’erba e la fanghiglia secca, strano quando pensi che quel posto – quel luogo preciso – puoi chiamarlo casa. T’ha lasciato una lingua, la maggior parte delle idee. Devi chiamarlo casa.

Se devo avere un Dio

Pioggia in litri d'opinioni, spesso inutili come scrivere cento lettere troppo lunghe da leggere o discutere del buco nell'ozono tracannandoci il sabato coi mozziconi a terra. Che poi dirle è facile quanto comprare il pane (avendo i soldi per farlo) e condannare il male fuori di noi (riguardo quello dentro ognuno ha le sue sacrosante, validissime ragioni).
Se devo avere un Dio lo voglio sentire in un tuono, rimbombarmi nella pancia quanto sono infinitesimale.

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