“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Andrea Arionte

Un approccio teorico e metodologico alla danza contemporanea: Dalcroze e Laban

Nell'Europa dei primi decenni del XX secolo, fondamentali per lo sviluppo di una danza libera dai condizionamenti dei codici classico-accademici, furono gli studi di due principali teorici del movimento, legati fra loro per aver analizzato le potenzialità educative insite nell'arte coreutica da un punto di vista scientifico o “matematico”, gettando le basi filosofiche dell'odierna danzaterapia:  Dalcroze e Laban.

Viaggio all'Inferno tra turismo e letteratura

All'interno dell'avventuroso percorso speleologico che si snoda fra le Grotte di Castelcivita, un affascinate sito di cavità carsiche nei pressi di Salerno, il 22 agosto si è concluso il ciclo di rappresentazioni per la stagione in corso de L'Inferno di Dante, uno spettacolo itinerante destinato a scuole e turisti giunto al nono anno di replica. Ideato e diretto dal regista Domenico Maria Corrado, già noto ai teatranti per aver realizzato tra il 1997 ed il 2000 L'ultima notte di Ercolano negli omonimi scavi archeologici, L'Inferno di Dante è uno dei titoli più apprezzati fra quelli prodotti dalla compagnia Tappeto Volante.

Un coreografo contemporaneo: Sidi Larbi Cherkaoui

Tra gli autori contemporanei più interessanti dell'attuale danza europea vi è sicuramente Sidi Larbi Cherkaoui. Danzatore residente al Toneelhuis di Anversa dal 2007, fa parte della nuova generazione emergente di coreografi fiamminghi allievi di Alain Platel e di Anne Teresa De Keersmaeker.
Intimamente legato alle proprie origini marocchine (il padre arrivò in Belgio da Tangeri durante l’ondata di immigrazione degli anni '60), la sua infanzia è un ricordo sempre molto vivo e costante nelle sue creazioni.

Ballet Black, nel pazzo mondo della fiabe

Il Ballet Black, la nota compagnia inglese vincitrice del Dance Awards 2012, fondata e diretta da Cassa Pancho – danzatrice di discendenza inglese nata a Trinidad e formatasi alla Royal Academy of Dance – continua il suo tour italiano presentando al Castel Sant'Elmo di Napoli un doppio spettacolo a firma di due giovani coreografi quali Mark Bruce ed Arthur Pita.
Supportato dalla prestigiosa Royal Opera House di Londra, il Ballet Black è un ensemble costituito da otto danzatori internazionali di origini africane ed asiatiche, che ha come scopo quello di diversificare ed attualizzare il balletto classico attraverso i linguaggi e le tecniche della danza moderna.

La Russia cinematografica di Marcos Morau

Al Napoli Teatro Festival Italia, tra i tanti nomi della danza ospiti di questa ottava edizione, compare quello di La Veronal, compagnia fondata nel 2005 dal coreografo spagnolo Marcos Morau. Collettivo di artisti provenienti da una formazione multidisciplinare, La Veronal (che prende il nome dal noto farmaco sedativo) porta sul palcoscenico di Piazza d'Armi lo spettacolo dal titolo Russia, ulteriore step di un progetto che vede la messa in scena di circa dieci creazioni volte a favorire il confronto e l'analogia tra danza e geografia, partendo dalle suggestioni sorte in relazione ai luoghi ed alle città (si ricorda ad esempio di Siena del 2013, in cui attraverso la storia dell'arte italiana dal Rinascimento ad oggi, si indaga sul rapporto che vi è fra l'uomo e l'immagine di se stesso).

Il viaggio interiore di Orfeo

È col teatro che le suggestioni del mito, le figure degli eroi, il contrasto tra i desideri dell’uomo ed il giudizio divino, il dualismo tra ciò che è terreno ed immateriale, diventano ispirazioni perfette per rivelare la sensibilità e l’immortalità di un’opera come Orfeo ed Euridice del compositore Christoph Willibald Gluck, datata al 1762 ed accompagnata dal libretto dell’italiano Ranieri de’ Calzabigi.

José Limón: umanità e filosofia nella danza

Fra le figure rivoluzionarie della danza moderna americana come non ricordare quella di José Limón, probabilmente la più apprezzata nel panorama coreutico contemporaneo per la profonda umanità e sensibilità che caratterizza lo stile dei suoi lavori.
Limón nacque nel Nuovo Messico, il padre era musicista e direttore dell'Accademia di Musica di Culiacán e da giovanissimo venne istruito alla musica e al teatro. Nel pieno della rivoluzione tra classi, per evitare la lotta politica sinaloense, la sua famiglia decise di emigrare negli USA e fu così che José iniziò a studiare arte presso la Lincoln High School per poi proseguire la propria formazione presso la University of California di Los Angeles.

Sui grattacieli della città col Cirque Éloize

Al Teatro Palapartenope di Napoli è di scena, fino a domenica 26 aprile, iD, spettacolo ideato da Jeannot Painchaud, direttore artistico del Cirque Éloize, la compagnia di ballerini ed artisti circensi fondata nel 1993 e dal 2010 affiliata del prestigioso Cirque du Soleil.
La parola “éloize” significa “lampi di caldo all’orizzonte”, è originaria delle Isole della Maddalena nel Québec (Canada) ed esprime appieno la travolgente energia che alimenta lo spirito di questa compagnia, attualmente fra le più importanti nel panorama internazionale.

Parole vuote e linguaggi del corpo

All'interno della programmazione prevista per l'edizione 2015 della rassegna Quelli che la Danza, promossa dall'associazione Teatro Pubblico Campano e CDTM – Circuito Campano della Danza, compare in cartellone Lost for Words – L'invasione delle parole vuote, noto lavoro realizzato dal coreografo Mauro Astolfi per la propria compagnia di danza, la Spellbound Contemporary Ballet che lo scorso anno ha compiuto vent'anni di produzione.

In ricordo della Grande Madre

Il 1° aprile il mondo del teatro ricorda la scomparsa di colei che probabilmente è stata la figura più importante e rivoluzionaria della storia della danza contemporanea ed è considerata ancora oggi come la “madre” della modern dance americana: Martha Graham.
La Graham nasce in Pennsylvania nei pressi di Pittsburgh, nel piccolo centro abitato di Allegheny e la sua vocazione per la danza sboccia quando nel 1911 ha modo di assistere ad uno spettacolo della danzatrice Ruth St. Denis.

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