“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è niente altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita"

Emanuele Trevi

Giovedì, 13 Giugno 2013 02:00

Pagine del libro di Satana o dell'evoluzione della storia

Scritto da 

Se la conquista (o sconfitta) definitiva del Novecento è stata quella di consegnare al dominio dell’uomo l’essenza del male, collocando tutto ciò che è malvagio sotto la sfera del naturale (e quindi dell’umano) rendendolo accettabile oltre il positivismo, Dreyer fa un salto indietro e torna a trattare l’esistenza del male come un qualcosa di originariamente trascendente. La mitologia giudaico-cristiana offre terreno fertile per tale allegoria.

Il film è sviluppato, d’accordo con il racconto di Edgar Hoyer da cui è tratto, in quattro atti. Una lunga didascalia introduce la vicenda. Dio condanna Satana, il suo angelo prediletto, ad una terribile maledizione. L’angelo caduto si è macchiato di superbia verso il suo Dio ed ora è condannato a tentare gli uomini. Ad ogni tentazione portata a buon fine la sua condizione maledetta sarà allungata di 7 solstizi, viceversa, se l’uomo gli resiste gli saranno tolti 1000 anni di pena. Il primo atto si svolge in Palestina ai tempi di Cristo. Satana impersonifica un fariseo che insinua nel tempio i pregiudizi sulla figura di Gesù. Una volta convinti i sacerdoti, si occupa di Giuda. Questi, com’è noto, lo tradirà compiendo il volere (e il dolore) di Satana (e di Dio). Fin da subito abbiamo un Satana, interpretato da un superbo Helge Nissen (attore dallo sguardo folgorante), vittima sofferente. Assistiamo infatti ad alcuni primi piani che lo ritraggono angustiato per ciò che compie, consapevole inoltre che se la sua cattiva azione trionfa, la pena sarà inevitabilmente allungata. Nel secondo atto Satana veste i panni del grande inquisitore. Riesce a persuadere un giovane monaco a tradire la fanciulla di cui è innamorato lasciandola bruciare sul rogo per l’accusa di eresia. Il terzo atto è invece ambientato durante la rivoluzione francese. Qui Satana interpreta due ruoli, quello di un mendicante e quello di un capo giacobino. Con una serie di menzogne e complotti riesce a condurre al tradimento il servo del conte di Chambord che causa la decapitazione di Maria Antonietta, la contessa di Chambord e sua figlia Genevieve. L’ultimo atto è ambientato in Finlandia. La rivoluzione rossa si è estesa in terra scandinava e Satana, che interpreta un sacerdote russo arrivato in Finlandia per aiutare i compagni, prova ancora una volta ad ordire un piano cha faccia saltare il quartier generale dei “bianchi” e distrugga completamente una famiglia che li appoggia. Stavolta però la donna, madre di famiglia che gestisce le comunicazioni con un telegrafo che nasconde segretamente in casa, si rifiuta di collaborare e si suicida. Il suo atto libera Satana da mille anni di pena, ma la voce di Dio tuona e gli ordina di continuare la sua opera malvagia.
Approcciando il nostro discorso con le contraddizioni evidenziate dalle varie filosofie gnostiche presenti durante il cristianesimo primitivo, in particolar modo i valentiniani (seguaci di Valentino) ed i cainiti, i quali sottolineavano l’importanza del male come unico elemento di partecipazione al bene (un esempio su tutti il tradimento di Giuda, senza il suo gesto non si sarebbe mai compiuta la missione del Cristo figlio di Dio) per poi liberarsene con l’ascesi tramite il rifiuto della carne, l’opera di Dreyer evidenzia un’eziologia del male tutta inconscia. Se infatti abbiamo introdotto questo scritto raccontando che il regista sposta la genesi del male dalla fisica alla trascendenza, vediamo ora che in realtà il simbolismo utilizzato dall’autore è un evidente metafora delle pulsioni nascoste. Questo Satana infatti agisce sulle coscienze, illumina e scuote gli intelletti (in questo senso un vero portatore di luce, “Lucifero”), e traccia la Storia. Un processo dunque fondamentale per lo svolgimento dell’evoluzione (senza tale presa di coscienza non c’è la redenzione cristiana e nemmeno la rivoluzione ideologica), ma l’esito è duplice. Tale operazione insinua il dubbio e può portare l’uomo ad agire con crudeltà, con vigliaccheria. Il risultato infatti di ogni azione rappresentata nel film è il tradimento. Tutti gli episodi portano al sovvertimento di una promessa fatta in precedenza, prima che Satana mettesse il protagonista di fronte alla sua paura. Solo l’ultima vittima gli resiste, e con sprezzo del pericolo si rifiuta di tradire il suo ideale politico.
Ridisegnando l’intero processo, possiamo abbozzare una sintesi di questo tipo: il male come atto finale di un movimento logico, come azione conclusiva di un processo cognitivo. Vediamo infatti che al germe provocato da Satana (o dalla paura insita nella coscienza umana) si può resistere. L’azione che ne deriva sarà un bene o un male a seconda di quale sarà la scelta del soggetto. La stessa allegoria mitica del divino ci suggerisce questa interpretazione. È Dio infatti a ordinare il male. Satana diventa un suo umile servitore. Ma la scelta dell’uomo è libera (tralasciando certo in questa sede quanto sia davvero libero il volere umano), e la sua libertà si attua solo nel momento in cui è messo alla prova dalla sua coscienza, dai suoi desideri, dalle sue paure, insomma da tutto ciò che col romanticismo ha iniziato a rappresentare la figura di Satana. L’opera di Dreyer ci consegna infatti un Satana umano, malinconico e senza pace. Una condizione di infelice che mescola i suoi tratti di umanità al volere beffardo del divino. Un male ed un bene che si riscoprono indelebilmente della stessa sostanza, della stessa genesi, in un processo eziologico che però porta a due azioni separate, da un lato il coraggio dell’amore, dall’altro l’odiosa vigliaccheria della paura. Sentimenti inscindibili che conformano l’uomo, sempre più indistinguibile dalla sua immagine di Dio.

 

 

 


Retrovisioni
Blade af Satana Bog (Pagine del libro di Satana)
regia
Carl Theodor Dreyer
con Heige Nissen, Halvard Hoff, Jacob Teiere, Ebon Strandin, Johannes Meyer
produzione Nordisk Film
sceneggiatura Carl Theodor Dreyer, Edgar Hoyer
paese Danimarca
lingua muto
colore b/n
anno 1920
durata 142 min.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook