“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Venerdì, 16 Dicembre 2016 00:00

Il cinema non riconciliato di Jean-Marie Straub

Scritto da 

L'editore DeriveApprodi ha realizzato nel 2016 un cofanetto contenete il dvd con il film Kommunisten (2014) di Jean-Marie Straub ed il cortometraggio La Guerre d'Algérie! ed il libro di Giorgio Passerone Sperimentazione Komune. Il film, presentato in anteprima al Festival del cinema di Locarno nel 2015, è stato realizzato da un autore che si cimenta con il linguaggio cinematografico da cinquant'anni in maniera intransigente.

Giorgio Passerone sostiene nel suo libro che accompagna il dvd che c'è “una buona maniera di vedere Kommunisten – e tutto il cinema – di Straub, costruito con un'attenzione tecnica intransigente, proprio perché non è solo tecnica. Essa non consiste in riflessioni interpretative, ma concerne la moltiplicazione dell'uso. Bisogna che ce ne serviamo per liberarci del possesso del nostro sapere acquisito. In queste note-variazioni ce n'è senza dubbio ancora, ma contro il loro eccesso di teoricismo (eguagliare il pensiero e la vita è arduo) e contro il presente [...] e che possano servire a sperimentare (tutti i controsensi sono buoni) il funzionamento di questo difficile desiderio singolare-comune. Delle ecceità, evento reale. La deterritorializzazione di ieri – il solo oblio, il genocidio degli sfruttati e dei sommersi, da non dimenticare – diventa co-intensivo con domani – un nuovo metabolismo (concatenamento) uomini-natura-techne a fior della terra vs. la capitalizzazione tecnologica: fuori i rapporti di potere tra le persone e dai 'comunitarismi' etno-nazionali. Oggi altrimenti. Se no, per quanto marxisti, libertari, ribelli, poeti e/o strateghi siamo, nessuna potenza rivoluzionaria durerà” (pp. 56-57).
Il film è composto dalla successione di sei blocchi, in buona parte frammenti di realizzazioni precedenti della coppia Straub-Huillet. Il blocco d'apertura, Il tempo del disprezzo (2014), si apre con un verso dell'inno della vecchia Repubblica Democratica Tedesca che, col senno del poi, non può che risultare poco più di una speranza contraddetta dalla storia: “Tutto il mondo anela alla pace”. A questo incipit Straub fa seguire una scena con l'interrogatorio di due prigionieri politici derivata dal romanzo Le temps du mépris (1935) di André Malraux.
Il secondo blocco, La speranza (da Operai, contadini, 2001), mette in scena un uomo ed una donna  di fronte ad un bosco intenti a leggere Le donne di Messina di Elio Vittorini seguito, nel terzo blocco, da Il popolo (da Troppo presto, troppo tardi, 1982), dalle riprese dell'uscita di operai da una fabbrica egiziana con la voce off di Bhagat el Nadi che “recita”, con accento arabo, alcuni brani tratti dalla postfazione di Luttes de classe en Egypte scritto nel 1971 sotto lo pseudonimo di Mahmoud Hussein con Adel Riffat, entrambi esuli in Francia dopo essere stati imprigionati durante il regime di Nasser.
Il quarto blocco, Le Apuane (da Fortini/Cani, 1976), presenta una serie di panoramiche sulle colline che conducono a paesi che vanno da Sant'Anna di Stazzema a Marzabotto con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista della memoria storica. “I quindici minuti di tutta la sequenza concentrano e decentrano così la rimemorazione storica e il presente di un eterno quotidiano che attualizza la definizione straubiana del 'realismo' secondo Brecht: la capacità di partire dal caso particolare concreto per arrivare alla generale comune. Franco Fortini scrive nel 1978: 'Quando il presente è visto da fuori del presente, esso diventa il luogo sul quale si possono proiettare gli spiriti passati e venturi. Qualcosa è stato distrutto, strappato o soffocato. La storia è una trappola immonda di monumenti, di pietre e di ricordi. Non qui ma altrove è il pensiero dominante del film. In verità ciò significa: non oggi ma ieri e domani. La panoramica delle Apuane non dice soltanto quel che vi è accaduto e quanta calma copra i luoghi delle stragi antiche e moderne: dice anche che questa terra è il luogo abitabile per gli uomini, è quello che dobbiamo abitare... la calma era apparente, qualcosa chiamava aiuto... tutta la realtà della lotta materialista delle classi vi era inclusa'. E bisogna pensare bene queste parole, perché il film di cui parla Fortini, e da dove è tratto il quarto blocco di Kommunisten, è Fortini/Cani al quale egli dà il suo nome e la sua autobiografia [...] I cani del Sinai, scritto nove anni prima, a muscoli tesi, con rabbia estrema contro il disprezzo razzista anti-arabo della borghesia italiana e contro l'imperialismo israeliano al momento della guerra dei Sei Giorni. La voce del commento è la sua, ed è lui, l'intellettuale irriconciliato di estrazione borghese, ebreo e marxista, traditore della sua classe, che vediamo, dopo le panoramiche, filmato in piano fisso, di fronte, profilo destro. Il piccolo uomo dai capelli bianchi [che] si aggredisce e ci aggredisce, rileggendo il suo testo come se fosse stato scritto da un altro” (pp. 34-35).
Il quinto blocco, L’utopia comunista (da La morte di Empedocle, 1987) propone, sulle immagini di una radura, attraverso la voce off di Andreas von Rauch, Empedocle che, secondo la coppia Straub-Huillet, trasmette un messaggio comunista: “Empedocle dice: non bisognerà rinunciare a niente col pretesto d'aver qualcosa, col pretesto del progresso. E questa è un'utopia comunista, la sola cosa che potrebbe ancora salvare il pianeta e i figli della terra” (p. 44).
Nel sesto ed ultimo blocco, Nuovo mondo (da Peccato nero, 1989), le riprese sull'Etna si soffermano sul luogo ove si recita il Peccato nero di Empedocle e in un'inquadratura frontale è presente soltanto una donna seduta la suolo. “Assoluto silenzio di sessantacinque secondi durante l'introduzione lenta 'grave ma non troppo' tratta dall'ultimo movimento del sedicesimo Quartetto di Beethoven op. 135, scritto nel 1826, l'anno dopo la composizione della Grande fuga dalle dissonanze telluriche. È un motivo di dodici misure che, grazie a un contrappunto stridente tra il fondo misterioso delle cellule melodiche del violoncello e l'acuto fortissimo del primo violino, sale questa volta verso l'imponderabilità [...] Poi, di nuovo silenzio: la donna volge il viso a destra, pone la mano sulla terra. E scandisce 'Neue Welt', 'nuovo mondo'. Il tono è sospeso [...]. È la stessa sospensione dell'allegro inquieto, pizzicato di trenta secondi dl Quartetto che (non) chiude l'inquadratura e il film” (p. 52).

 

 

 


Kommunisten
regia
Jean-Marie Straub
con
Arnaud Dommere, Jubarite Sematan, Gilles Ulrich, Franco Fortini, Danièle Huillet
fotografia
Christophe Clavert
montaggio Christophe Clavert
suono Dimitri Haulet
distribuzione Italia Boudu/Passepartout
formato video DCP 2k colore 4:3
lingua originale italiano, francese, tedesco
anno 2014
durata 70 min.

La Guerre d'Algérie!
regia
Jean-Marie Straub
con
Christophe Clavert, Dimitri Haulet
fotografia Christophe Clavert
montaggio Christophe Clavert
suono Jean-Pierre Laforce
musica Franz Schubert, Der Erlkönig (1815)
assistenti Arnaud Dommerc, Barbara Ulrich, Giorgio Passerone
produzione Andolfi, Belva Film
formato video DCP 2k colore 4:3
anno 2014
durata 2 min.


Giorgio Passerone
Sperimentazione Komune
DeriveApprodi, Roma, 2014
pp. 64

Lascia un commento

Sostieni


Facebook