“Io amo troppo il teatro per diventare un critico teatrale...”

Gilbert Keith Chesterton

Domenica, 08 Dicembre 2013 01:00

Il quadernaccio di Sam Weller (n. 12): La forza silenziosa di Liu Xia

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Sam Weller lo sapeva che non doveva recarsi all'inaugurazione del Festival del Cinema dei Diritti Umani e questo perché, anche se può sembrare strano data la sua nota mitezza, Sam Weller ha un rapporto molto particolare e complesso, a tratti realmente "feroce", con tutte le varie forme che assumono l'umanismo e i diritti umani nella modernità e cioè da circa un paio di secoli o poco più a questa parte. Qualcosa come l'orticaria o ancor di più quegli stizzosi colpi di tosse allergici che infuocano la gola.

A volte, se Sam Weller fosse capace di sentimenti così ruvidi, la chiamerebbe proprio "rabbia". Eppure Sam Weller, che ama il confronto con la contemporaneità e solitamente non fugge in mondi Altri alla ricerca di quiete, non se l'è sentita di rinunciare e come guidato da una insolita vis polemica ha deciso di farci un salto (così lo ha definito nel quadernaccio) e, poi, addirittura di scrivere un pezzo sull'"accaduto". E tutto questo perché, in poche parole, Sam Weller ravvisa all'interno dell'ambito dei cosiddetti "diritti umani" (e il "cosiddetti" è scappato via quasi come un lapsus) una contraddizione assolutamente irrisolvibile e "insuperabile" e non ha potuto che notarla, ovviamente, anche per quanto riguarda la mostra fotografica di Liu Xia e ancor di più per quanto riguarda la retorica che l'ha accompagnata.
Chiariamoci sin dall'inizio: le fotografie di Liu Xia sono belle e comunicano una certa potenza visiva e la loro efficacia è immediata. Il soggetto prescelto dalla fotografa dissidente Liu Xia sono delle bambole, le quali si trovano ad agire in un mondo, virato in un feroce bianco e nero, all'interno del quale l'individualità del singolo è perennemente minacciata se non schiacciata. E così le bambole gridano (Sam Weller ha provato un eccesso di inquietudine osservandone alcune) e quasi sembra che la loro voce raggiunga l'orecchio attraverso gli impulsi nervosi dettati dalla retina, oppure queste strane e inquietanti bambole sono rinchiuse in gabbie per uccelli o addirittura dietro sbarre di una sedia, altre sono come impalate su una staccionata o immerse nell'imposizione culturale tra giganteschi tomi che, evidentemente, raccontano l'ideologia della nuova tigre cinese. Un dolore forte ma anche grande dignità, insomma Liu Xia ci sa fare, c'è poco da dire. Ma a Sam Weller rimbomba ancora la domanda: cosa sono e per chi sono i "diritti umani"?
A questo punto si impone allora un nuovo chiarimento, il sistema cinese è quanto mai contraddittorio, e non un modello da prendere a esempio, ma è pur sempre un laboratorio interessante la cui struttura non può essere analizzata semplicemente con il solito sistema di propaganda occidentale di "calpestamento dei diritti umani". Un certo tipo di libertà a cui noi occidentali siamo abituati, ma "abituati" sul piano ideologico mica sul piano del confronto reale!, manca in Cina, e questo è un dato di fatto, ma non è che in Occidente manchino le repressioni. La libertà di dire "io la penso così" oppure "io sono contro il sistema" ha la sua possibilità d'azione (virtuale, come la gran parte della nostra "vita vissuta") soltanto sul piano ideologico e culturale, quando queste stesse "proposizioni di libertà" scendono in piazza, allora sono manganellate, come in qualsiasi altro regime inventato dagli uomini e che si fonda sullo sfruttamento. Perché, e questo lo sa bene anche Sam Weller, la violenza è contraddittoria perché è monopolio legittimo soltanto dello Stato o di chi ne fa le veci in determinati contesti. Protestate quanto volete, miei cari compagni occidentali, ma la violenza no, sennò le regole del gioco saltano e siamo costretti a diventare autoritari! E, del resto, sul piano ideologico, chi di noi, amanti dei diritti umani, potrebbe mai diventare violento? La violenza ci ripugna a tal punto che, in maniera pienamente giudaico-cristiana, preferiamo subirla piuttosto che farla. Perché degli ultimi sarà il regno dei cieli, il regno della terra è troppo sporco per i nostri puri cuori pacifisti. Ecco un'altra gabbia in cui bambole forse non urlanti ma sorridenti, sono rinchiuse. Le nostre gabbie non sono fatte di dolore e repressione immediata, sono fatte di sbarre ideologiche insuperabili, avvolgenti come un bel panno di lana morbida, profumate come un corpo ben lavato. E la domanda che si pone Sam Weller non può che essere quella che ha attraversato tutta la modernità: ed allora, che fare?
Certo, non sarà Sam Weller a poter dare questa risposta, ma ripetere la domanda non è mai inutile. Con buona pace di Liu Xia, la cui bravura è indubbia e la cui lotta contro il regime può anche attrarci, anche se il suo modo di occhieggiare al nostro Occidente non può che essere a sua volta ideologico e funzionale allo stesso Occidente.
Sam Weller, per curare la sua sempre cagionevole salute, ha deciso di non frequentare questo Festival del Cinema dei Diritti Umani, consapevole che al suo interno è possibile trovare tanto materiale per possibili lotte future, ma anche e contemporaneamente la forza di immunizzazione contro di esse. E così Sam Weller, immerso nelle su cupe elucubrazioni, chiude il quadernaccio e attende il momento giusto per ghermire una nuova esposizione.

 

(divagazione: 05/12/2013; imbrattamento di carta: 07/12/2013)

 

La forza silenziosa
di Liu Xia
Pan – Palazzo delle Arti di Napoli
Napoli, dal 5 al 13 dicembre

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