“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Venerdì, 20 Dicembre 2019 00:00

Oltre le letture conformiste di Canova

Scritto da 

Se Antonio Canova gode in vita di un notevole prestigio europeo grazie − oltre che all’indiscussa maestria, anche a un’abile strategia di autopromozione (e di realizzazione) delle opere che sembra anticipare modalità proprie del “sistema arte” contemporaneo − la critica tardo ottocentesca e novecentesca si rivela invece abbastanza fredda nei confronti dell’artista veneto, tanto che per una sua piena rivalutazione si devono attendere studi relativamente recenti che però hanno forse il grande limite, salvo rare eccezioni, di non indagare a sufficienza le motivazioni profonde che inducono l’artista al recupero classicista, non cogliendo così in profondità gli elementi più innovativi del suo linguaggio.

Tra coloro che invece hanno invece indagato la portata delle proposte canoviane  vi è sicuramente Renato Barilli, critico d’arte e letterario con alle spalle un lunga carriera accademica presso l’Università degli studi di Bologna. Riferendosi a tre mostre incentrate sull’opera canoviana attualmente in corso a Milano (Galleria d’Arte Moderna e Gallerie d’Italia) ed a Roma (Palazzo Braschi), è proprio tale studioso a segnalare come gli apparati critici di tali esposizioni tendano a riprodurre letture conformiste del maestro veneto. In un suo recente intervento, intitolato Interpretazioni conformiste di Canova, pubblicato sul suo blog personale il 7 dicembre 2019, Barilli rivendica la personale interpretazione che “tenta di tenere Canova in gioco nell’ambito del contemporaneo, o del pre-postmoderno” in opposizione alla diffusa tendenza che lo consegna “all’insulsa categoria del bello, che invece è quanto proprio il contemporaneo nega con tutte le sue forze, o recupera, ma solo per vie traverse”. Il ricorso al “bello” da parte di Canova, continua lo studioso, è infatti del tutto particolare, in linea con una delle modalità con cui la contemporaneità recupera l’antico quale deposito di stereotipi “da citare sul registro del tale e quale”, come nel caso di Giorgio De Chirico.
L’interpretazione barilliana dell’opera del Canova viene esposta nel suo volume L’alba del contemporaneo. L’arte europea da Füssli a Delacroix (Feltrinelli, quinta edizione 2019). In tale volume lo studioso sottolinea perentoriamente come non sia possibile per autori come Canova ripetere “le proprietà di un classicismo atemporale: semplicità compositiva, euritmia, ossequio ai modelli greco-romani come garanti principali di tali virtù, e via dicendo”. Secondo Barilli occorre infatti che tali attributi formali siano rapportati alla scoperta dell’elettromagnetismo; una rivoluzione certamente meno appariscente di quella francese ma dagli esiti altrettanto sconvolgenti. Si può affermare che tale scoperta apra la strada a quell’età elettronica che contraddistingue la contemporaneità e di ciò alcuni artisti tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento ebbero piena e profonda intuizione palesandola nelle loro opere “attraverso i guizzi, le onde, i motivi curvilinei, gli spazi informi e indefiniti su cui la nuova scienza si stava costruendo”.
Se in artisti come Jacques-Louis David, Antonio Canova e Jean-Auguste-Dominique Ingres i segni di tale consapevolezza sono più difficili da individuare – e qua la guida barilliana si rivela davvero illuminante –, questi risultano decisamente più evidenti in Joseph Mallord, William Turner e ancora di più in autori come Johann Heinrich Füssli, Francisco Goya e William Blake che, alternando il registro violento della rivolta e della denuncia a quello malinconico della fuga nel sogno/incubo o nella visione mistica, si rivelano in grado di elaborare, secondo modalità stilistiche differenti, una chiara contrapposizione all’illusionismo naturalistico dell’epoca moderna. Attraverso la rinuncia alla disciplina prospettica, il ricorso a rapporti proporzionali fuori scala, a semplificazioni formali, a caratterizzazioni innaturali delle figure (tanto nelle forme, quanto nei colori) ed a soluzioni bidimensionali di impaginazione, essi operano un ulteriore avanzamento verso l’arte contemporanea.
Secondo l’interpretazione barilliana, il rifiuto dell’agitazione tardobarocca in artisti come Canova non è riconducibile tanto a quella sorta di “bisogno istintivo di quiete”, caro al conformismo critico imperante, quanto piuttosto a una cosciente volontà dell’artista di distanziarsi dall’idea che il “tormento formale dipenda da accidenti esteriori di provenienza meteorologica” – si pensi alla presenza costante nelle opere tardobarocche di “tensioni ginnico-muscolari”, “gonfiori del mondo vegetale”, “folate temporalesche” con tanto di “ondeggiare di stoffe” – da una rappresentazione votata all’adesione alla superficie fenomenica della realtà. È per allontanarsi da tutto ciò che si rende necessaria un’azione di azzeramento capace di riportare quel silenzio e quella stasi indispensabili al fine di poter cogliere “il pur minimo ticchettio di energie segrete e recondite”. Questa “sottile voce energetica” che scuote le opere di artisti quali il Canova, sostiene lo studioso, non può dunque confondersi con quella di superficie propria dei motivi tardobarocchi.
Per chi ancora non avesse avuto modo di visitare le tre mostre dedicate alla produzione canoviana, è pertanto consigliabile la lettura propedeutica delle illuminanti pagine a lui dedicate da Renato Barilli in L’alba del contemporaneo: davvero un libro fondamentale per la comprensione di quegli artisti, tra i quali Canova, che, in vario modo, hanno aperto la strada al superamento della modernità artistica. Tale lettura consentirà a chi vorrà visitare le esposizioni, tutte aperte fino alla metà di marzo 2020, di osservare l’opera del grande maestro veneto cogliendone appieno le specificità e la portata innovativa.





Renato Barilli
L’alba del contemporaneo. L’arte europea da Füssli a Delcroix
Feltrinelli, Milano, 2019 (V ed.)

pp. 304


Renato Barilli
Interpretazioni conformiste di Canova
Arte, letteratura, attualità: il blog di Renato Barilli, 7 ottobre 2019


Canova, eterna bellezza
a cura di Giuseppe Pavanello

Catalogo Silvana Editoriale
pp. 368
Palazzo Braschi
Roma, dal 9 ottobre 2019 al 15 marzo 2010


Canova. I volti ideali
a cura di Omar Cucciniello, Paola Zatti

Catalogo Electa
pp. 232
Galleria d’arte moderna
Milano, dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020


Canova-Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna
a cura di Stefano Grandesso, Fernando Mazzocca

Catalogo Skira
pp. 407
Gallerie d’Italia
Milano, dal 24 ottobre 2019 al 15 marzo 2020

Lascia un commento

Sostieni


Facebook