“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 17 Dicembre 2019 00:00

Parola di Lea Vergine

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“L’arte non è necessaria. È il superfluo. E quello che ci serve per essere un po’ più felici o meno infelici è il superfluo”.

Questa perentoria affermazione di Lea Vergine, figura di rilievo nell’ambito della critica relativa all’arte contemporanea, è stata espressa nel corso di una videointervista realizzata da Stefania Gaudiosi – artista, curatrice e promotrice culturale, oltre che autrice di saggi dedicati alla contemporaneità e ai new media – nell’estate del 2019 per Artribune intitolata L’arte è un delfino. È da tale affermazione che deriva il titolo Necessario è solo il superfluo (Postmedia Books, 2019) della prima uscita in libreria dalla collana “Sartoria editoriale” – laboratorio tessile editoriale milanese impegnato nell’organizzazione di corsi e workshop –  che presenta una rielaborazione scritta di quel colloquio.
Nel corso della conversazione con Stefania Gaudiosi Lea Vergine definisce il rapporto con Napoli come quello “di una mamma cercata che non solo non ricambia l’amore ma combatte la figlia”, costringendola a scappare dalla città. Non amata durante la permanenza giovanile, le cose nei confronti della città sono poi cambiate, a distanza nel tempo e di spazio, tanto che si può dire che l’amore nei confronti del luogo natio –  definito “quella immondizia dal profumo divino, che è sempre uguale” – sia arrivato proprio grazie alla separazione. A proposito della difficile relazione con Napoli, Lea Vergine ricorda come per aver portato Lucio Fontana nella città natale la stampa locale l’ha ricambiata sostenendo che l’occuparsi di “tagli e buchi” non poteva che denotare il suo essere sessualmente disturbata. Qualche parola è spesa anche nei confronti della città d’adozione, Milano, alla quale riconosce il merito di averla saputa accogliere, pur confessando di non aver mai davvero amato vivervi.
Spronata da Stefania Gaudiosi, nel corso della conversazione Lea Vergine si sofferma sulle difficoltà incontrate, in quanto donna, nel conquistarsi la parola nel mondo dell’arte (definisce “la metà suicidata della creatività del ’900”, definisce l'insieme delle donne che pur avendo prestato la loro opera e la loro creatività “sono state tate suicidate”, cancellate completamente). Si ricorda a tal proposito l’importante mostra da lei curata L’altra metà dell’avanguardia, 1910-1940 allestita nel 1980 a Milano, Roma e Stoccolma, in cui sono state esposte circa quattrocento opere di oltre cento artiste europee, russe e americane, appartenenti alle avanguardie storiche. Il catalogo di quella mostra, realizzato da Mazzotta, è stato ripubblicato nel 2005 in forma di libro divenendo oggi un riferimento imprescindibile per quanti desiderano conoscere l’arte realizzata dalle donne nei principali movimenti del Novecento.
A proposito invece del cambiamento subito negli ultimi decenni dal “sistema arte”, Lea Vergine sottolinea come ad essere cambiato sia soprattutto l’atteggiamento del mercante nei confronti dell’artista e di come ormai vi sia una sconsiderata asimmetria tra il numero dei curatori (“troppi”) e quello dei critici (“rarissimi”). Duro è il giudizio espresso nei confronti della figura del curatore in cui scorge colui che, su commissione e senza passione, si limita ad andare in cerca di novità senza un briciolo di atteggiamento critico. “Il nuovo come valore”: questo sembra essere il credo del curatore impegnato/impiegato in una ricerca della novità del tutto fine a se stessa.
Non meno perentorio è il giudizio su alcuni critici contemporanei, descritti come individui ingaggiati e stipendiati da un padrone che li ricambia facendo loro ottenere qualche collaborazione con un quotidiano o una rivista. Altrettanto categoriche sono le parole spese nei confronti degli artisti; a proposito dei quali ci tiene a sottolineare di aver sempre inteso accordare preferenza allo scrivere di artisti rispetto al frequentarli, visto il loro essere spesso “noiosi e pieni di sé”.
Venendo invece alle produzioni artistiche più recenti, sostiene non solo che sono sempre meno i casi in cui l’arte riesce davvero a sorprendere e ad emozionare, ma le sembra pure che le persone tendano a rivolgersi all’arte come fanno con la religione, cercandovi conforto, anche se in realtà al massimo possono ricavare piacere o sbigottimento. Qualche riflessione in chiusura è dedicata anche al rapporto tra arte e politica. In particolare su quest’ultima, con riferimenti all’attualità, a proposito dell’ignobile chiusura dei porti ai migranti, Vergine è pungente: “Questi sono gli atti pii di Salvini, cattolico con ‘rosario’!” dice.





Stefania Gaudiosi

Necessario è solo il superfluo. Intervista a Lea Vergine
Sartoria Editoriale, Postmedia Books, Milano, 2019
pp. 52

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