“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Lunedì, 23 Ottobre 2017 00:00

In mostra allo GNAM: Palma Bucarelli e Renato Guttuso

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Intensissima l’attività che Palma Bucarelli ha perpetrato per tutta la sua vita, e significativo il suo lascito professionale e morale, di cui la collezione privata riflette appieno il senso e l’importanza. Lo sviluppo delle decine di opere in mostra, a cura di Marcella Cossu, esemplifica la lungimiranza e la profonda indagine teorica della storica direttrice del museo dal 1941 al 1975, nonché la sua autentica ammirazione per le più innovative ed acute ricerche artistiche.

La vocazione della Bucarelli ha attraversato il ‘900 favorendo e si potrebbe dire creando la questione dell’arte contemporanea in Italia al di fuori delle cerchie ristrette degli addetti ai lavori, tramite la combinazione di un’attività concreta volta a proteggere e salvaguardare il patrimonio della Galleria Nazionale, ne è esempio lampante il coraggioso atto di trasferimento delle opere a Castel Sant’Angelo e Palazzo Farnese in periodo bellico, e soprattutto grazie al suo rigoroso ed accurato ruolo di promozione e diffusione delle moderne espressioni artistiche, sostanziato dalla sua capacità di riconoscerne la qualità e la rilevanza. Qui, a ricordo del suo operato ed ancora una volta a disposizione del pubblico per suo proprio volere, poiché la collezione è stata donata al museo nel 1998, poco prima che la storica dell’arte ci lasciasse, si possono osservare lavori per lo più di piccolo formato, pezzi che testimoniano il gusto ricercato e “fresco” di una moderna sostenitrice di creatività.
La calibrata predilezione per l’astratto, dettata da ciò che in quel momento rappresentava una rivoluzione ricca di spunti e formalmente considerevole, è in piena armonia con le opere afferenti ad un filone figurativo d’avanguardia. Alto è l’interesse per i principi programmatici del gruppo italiano Forma 1, che qui si manifesta con i Frammenti di Carla Accardi, del ’72, e con opere di Dorazio, Consagra e Turcato. Di quest’ultimo il plastico ritratto della collezionista, realizzato nel ’44, tre anni prima della sottoscrizione del manifesto con gli altri compagni di avventura. Altri tre sono i ritratti della Bucarelli presentati: uno di Cecchi, la luminosa testa scolpita da Mazzacuratie quello sognante e fascinoso di Savinio. Tanti i nomi infallibilmente riconosciuti come degni protagonisti della storia ed inclusi nel proprio capitale di cultura per immagini, fra i quali Tàpies, Hartung, Fautrier, e Christo, di cui si espone il minuzioso e squisitamente grafico bozzetto per lo scandaloso progetto Ponte Sant’Angelo Wrapped del ’69. Poi ancora tante altre riguardevoli suggestioni, come il curioso mazzo di fiori di Morandi, il disegno di un sempre prezioso Kandinskij, un piccolo e brillante senza titolo di Vedova ed un perentorio Capogrossi. Il tutto è corredato da alcune fotografie belle da guardare, che ritraggono la direttrice, scattate tra gli anni ’40 ed i ’70 dello scorso secolo, e che troviamo lungo il muro del ballatoio che conduce all’altra ala della sala Aldrovandi, in cui è esposto il nucleo di opere per la contestuale mostra di Guttuso. Accanto ad esse uno schermo su cui si riproduce un filmato del 1963, da L’approdo – settimanale di lettere ed arti, con l’intervista alla Bucarelli, nel corso della quale ella ribadisce il punto a lei tanto caro: la fondamentale esigenza di coinvolgere il pubblico del museo e farlo sentire partecipe utilizzando mezzi quali conferenze, rassegne, proiezioni, mostre fotografiche, e tutto ciò che sia adeguato, affinché lo si possa avvicinare all’arte contemporanea e permettergli di considerarla come parte integrante della propria identità.
Sullo stesso schermo si trasmette anche la puntata del ’59 di Incontri di Indro Montanelli, il cui protagonista è Renato Guttuso. A trent’anni dalla scomparsa del pittore viene a lui dedicata quest’esposizione parallela, incentrata sulla passionalità del suo fare creativo e dei suoi risultati estetici. Secondo la curatrice Barbara Tomassi, l’artista di Bagheria è “(...) appassionato, teso spasmodicamente a conquistare e stringere a sé la realtà delle cose, in un coinvolgimento costante e con una partecipazione per lui autenticamente necessaria, quasi in senso fisiologico oltre che psicologico ed intellettuale”. La scelta delle opere è dunque un vivace discorso sulla forte partecipazione che il pittore ha da subito mostrato nei confronti dell’esistenza e delle istanze artistiche a lui contemporanee, così come la riflessione e la reazione diretta a determinati accadimenti politici, ai cambiamenti ed alle lotte della comunità che hanno segnato il suo tempo, da Picasso alla guerra, da visioni intime connesse alle proprie radici a schiette tematiche di denuncia sociale. Ad essere plasmata è una realtà facilmente riconoscibile ma distorta dal fuoco della sua lotta fatta di principi, di nette prese di posizione, di stesure dense e calde, a voler rispecchiare la valenza di una percezione delle cose ancorata in modo saldo ad un proprio punto di vista, ma capace di comunicare a tutti in modo verace, coinvolgendo e destando sentimenti di appartenenza alla collettività. È possibile ammirare opere come La fucilazione in campagna e La fuga dall’Etna, rispettivamente del ’39 e del ’40, o, sempre dello stesso periodo, il suggestivo Ritratto della madre e le solide Ragazze a Palermo, e ancora l’interessante Bozzetto per la Vucciria del ’74, o Il muro di Erice, di due anni più tardi.
Entrambe le mostre offrono una visione dello spirito a cui è stato improntato il museo e si ricongiungono all’incessante e mirata attenzione di Palma Bucarelli per le sperimentazioni e le correnti più attuali, la quale, pur traducendosi nelle grandi mostre degli anni ’50 che hanno avuto come protagonisti Picasso, Pollock, Rothko, gli astrattisti americani, e nella proiezione verso scenari astratti ed informali, non ha mai pregiudicato la pluralità di esperienze offerte ai fruitori delle opere. Nella vasta collezione permanente della GNAM le espressioni novecentesche aniconiche convivono difatti con lavori rientranti nell’ambito della ricerca figurativa, come quelli del Maestro attualmente in mostra, per l’appunto, ed essa abbraccia allo stesso tempo creazioni simboliche ed oniriche, materiche o geometriche, corrose o candidamente campite. Il giudizio critico di questa direttrice non poteva essere più accorto e democratico, in grado di lasciar parlare sempre il valore dell’opera in sé e mai argomentazioni legate a componenti di diversa natura, costantemente focalizzato sul compito di far conoscere e comprendere, valorizzando ciò che di più sublime ed elevato viene prodotto all’interno di quel mondo d’arte che ci circonda e che si rende possibile solo nel nostro tempo.

 




Palma Bucarelli. La sua collezione
A cura di Marcella Cossu
Sala Aldrovandi, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma dal 3 ottobre al 26 novembre 2017

Renato Guttuso. Un uomo innamorato
A cura di Barbara Tomassi
Sala Aldrovandi, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma, dal 3 ottobre al 26 novembre 2017

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