“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Giovanna Fusco

“Bacerò la tua bocca”, Salomè: tra sublime e delitto

Salomè è la fanciulla che danzò durante il banchetto di Erode Antipa, chiedendo poi allo stesso sovrano ammaliato dalla sua bellezza indescrivibile di consegnarle la testa di Giovanni Battista su un piatto d’argento. Così raccontano i Vangeli di Matteo e Giovanni.
E così Oscar Wilde nel 1893 ha tramandato questo episodio biblico in un dramma ad atto unico che trasferisce la sacralità del racconto in uno spazio neutrale e profano.

Napoli incontra Macondo: contrasti e incantesimo

“Tuttavia, prima di arrivare al verso finale, aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza [...] e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”.

 


1967. Gabriel García Márquez pubblica Cent’anni di solitudine, giunto nella sua edizione italiana l’anno successivo. Opera imponente e poetica, che racconta sette generazioni della famiglia Buendía, radicata nell’entroterra sudamericano, nel suo colore e nella sua tradizione e sospesa tra la realtà e il mito.

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