“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Giovedì, 19 Dicembre 2019 00:00

Albino e Plautilla in una serata buia e tempestosa

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Già la locandina, con uno Stanlio malizioso en travesti d’epoca e un Ollio homo burbero, pronto a farsi beffeggiare, fa intuire una serata deliziosa e maliziosa, di quella malizia libertina possibile nel Settecento, fatta di travestimenti e innocenti raggiri messi in atto per conquistare l’amata o l’amato, per abbindolare il marito geloso e il padrone sciocco o per conquistare quello ricco, secondo i canoni dell'antica commedia all’italiana dal plot ingenuo e dall’happy ending.

La delizia intuita  è pienamente confermata dalla messa in scena della prima assoluta di Albino e Plautilla,  che funge da intermezzo buffo in tre parti, musicato da Leonardo Vinci, della tragedia Silla dittatore, da lui stesso composta in quel gioco del teatro nel teatro che faceva parodia al dramma serio e ai vezzi e ai vizi dell’aristocrazia. Qui si affacciano alla ribalta teatrale i nuovi protagonisti appartenenti alle classi sociali emergenti, la borghesia nelle sue varie declinazioni e i suoi servitori, testimoni del  mondo moderno in rapida trasformazione.
In questo intermezzo Albino è il padrone ricco e sciocco che Plautilla, serva scaltra ed esuberante, decide di sedurre per farsi sposare. Ci riuscirà (ne dubitavate?) ricorrendo a travestimenti da sapientone e a sproloquianti lezioni di filosofia e tra i bicche e bacche di una magica bacchetta, quando finalmente Albino vedrà la donna sotto l’abito maschile e Plautilla si rivelerà a lui. Sposa e sposo, lievi e lieti, tubano nel finale alleggerendo i nostri cuori con la seduzione di possibili amori semplici e scanzonati e ci incantano con le voci e la bravura degli interpreti, perfetti nel recitar cantando della mezzosoprano Gaia Petrone e del baritono José Povedano Ruiz, vera delizia della serata, accompagnati dai bravi musicisti del Talenti Vulcanici Ensamble, diretti dal maestro Stefano Demicheli.
L’autore dell’intermezzo, Leonardo Vinci, fu uno dei massimi esponenti della musica operistica napoletana, sviluppatasi a partire dal XVIII secolo e legata all’espansione dei quattro conservatori presenti in città, nati come istituti di accoglienza per bambini orfani o indigenti, ai quali si impartiva un’educazione musicale d’alto livello, tanto da produrre alcuni tra i più celebri virtuosi castrati dell’epoca, conosciuti nei più importanti teatri europei: Farinelli, ad esempio, e Matteuccio, Gizziello, Caffarelli.
Il racconto di questo pezzo di storia della  scuola musicale partenopea, attraverso la rappresentazione teatrale, ne ha eluso la mera narrazione accademica col concorso di attori, musicisti, cantanti d’opera e un guarattellaro ad incarnarne l’aspetto serio e quello buffo.
Leonardo Vinci stesso, impersonato da Massimo Finelli, elegante e malinconico come si addice al suo stato, ci conduce tra i misteri della sua vita di musicista talentuoso e guascone, amante delle donne e del gioco, ucciso (forse avvelenato con una cioccolata calda “al sapor di fiele invece che di miele”) da un marito geloso, da un creditore o da un musicista invidioso. Chissà: neanche Vinci lo sa, né vuole saperlo. Col suo talento è riuscito a riscattare il dolore d'essere stato un figlio abbandonato alla nascita ed ha riscattato un’infanzia di povertà e di carità altrui ed ora è lì, dimenticato nell'aldilà in cui tutti prima o poi arriveremo.
A contrastare le iperboli del suo narrare − intermezzo comico nell’intermezzo buffo di Albino e Plautilla − ci pensa l’irriverente Pulcinella dalla ribalta del suo teatrino, settecentesco nei tessuti e nei colori, che rivendica e contrappone i suoi miti popolari (Merola e Maradona) a quelli blasonati, sciorinati dal maestro Vinci. A dargli voce da pulcino, con la pivetta, è Bruno Leone, maestro guarattellaro: ineguagliabile nelle poetiche uscite di scena, nei gesti essenziali e raffinati d'un burattino che si ostina a voler incarnare il suo popolo.
Angela Di Maso − regista, drammaturga e musicista − ha ideato e curato, con un doppio lavoro di regia (per la prosa e per la lirica) la messa in scena dello spettacolo: un piccolo e raffinato gioellino, omaggio all’Opera napoletana della prima metà del Settecento, restituendo appieno la leggerezza e la vitalità dell’epoca. Suoi la drammaturgia e i dialoghi tra Vinci e Pulcinella.
L’operazione, infine, è il frutto della ricerca condotta in questi anni dalla Fondazione Pietà dei Turchini per la riscoperta e la diffusione dei capolavori musicali del XVI, XVII e del XVIII sec. e Villa Pignatelli l’ha ospitata nelle sue magnifiche sale.





Albino e Plautilla. Un intermezzo buffo di Leonardo Vinci
regia, drammaturgia
Angela Di Maso
con Massimo Finelli, Gaia Petrone, Bruno Leone, José Povedano Ruiz
e con Talenti Vulcanici Ensamble
diretto da Stefano Demicheli
costumi Giusi Giustiniano
luci, suono Francesco D'Antuono
consulenza musicologica Paologiovanni Maione
tecnico luci e fonica Francesco D’Antuono
Napoli, Museo Aragona Pignatelli Cortes, 13 dicembre 2019
in scena 13 dicembre 2019 (data unica)

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