"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Antonio Cataldo

Dove osano le cicogne

C’è una bentornata voglia di leggerezza nell’ultimo film di Silvio Soldini dopo il tono serio e riflessivo di Giorni e Nuvole e il grigiore di Cosa Voglio di Più, in cui la medietà del soggetto veniva coerentemente messa in scena con un’inusitata piattezza e pesantezza. Lontani sembravano i giorni del “miracolo” della ritrovata centralità del “nuovo” cinema italiano (che Soldini conosce bene essendone rappresentante dal lontano esordio dell’85 di Giulia in Ottobre) di inizio millennio, quando Pane e Tulipani  faceva ben sperare in una definitiva affermazione, almeno di pubblico, del nostro cinema “d’autore”. Con quest’ultimo lavoro, scritto insieme a  Doriana Leondeff e Marco Pettenello, Soldini sembra tornare alla freschezza e all’inventiva di quegli anni.

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