“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Antonio Cataldo

Vai che ce la fai

Una fatica tutta italiana per Gianni Amelio questo L’intrepido, in concorso all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ma, in seguito, presentato anche al Toronto Film Festival (nell’edizione del 2011 il suo precedente Il primo uomo vi aveva vinto il premio Fipresci, evitando sia la passerella veneziana che romana).

Il caos regna

C’era una volta lo shoegaze. Veramente sarebbe più corretto dire che c’è ancora, anche se certa stampa avida di precisazioni ed etichette ha definito nu gaze il genere rilanciato da nuove band già nello scorso decennio. E così le intuizioni e le modalità compositive ed esecutive, il modo massiccio di premere sui pedali degli effetti e di cantare con voci sommerse dagli altri strumenti e sfalsate dall’eco – tipico dei prime movers Jesus and Mary Chain e My Bloody Valentine – è tornato alla ribalta grazie a formazioni come Deerhunter, A Placet To Bury Strangers, The Horrors, The Pains of Being Pute at Heart, Maps, Engineers, The Warlocks (solo per citarne alcuni).

Macaco Night

Ultimo appuntamento per la musica dal vivo a La Bella Estate, rassegna di libri, mostre, teatro, poesia, filosofia e appunto musica, suonata dal vivo o piacevolmente riprodotta (esclusivamente in vinile).
Sabato 24 agosto è stata la volta di due gruppi sotto contratto con la Macaco Records, etichetta indipendente di Mestre che somiglia più a un collettivo artistico dove la collaborazione e lo scambio tra i musicisti trovano una concreta ubicazione in una vera e propria factory, sita in una casa colonica in quel di Preganziol (Treviso).

Cannibal Music

Nell’ambito della rassegna La Bella Estate la proposta di musica live ha offerto una tripletta di formazioni per soli cinque componenti: eh sì, perché il concerto è iniziato con il duo degli (appunto) Hysm?Duo, ossia Stefano Spataro alla chitarra, al synth e alla voce più Jacopo Fiore alla batteria, per continuare poi prima come Bokassà – con l’aggiunta di un bassista-trombettista (Superfreak) – e poi come Bokassà + Maybe I’m (questi ultimi già recensiti dal Pickwick in occasione di un loro concerto al Godot Art Bistrot di Avellino, http://www.ilpickwick.it/index.php/musica/item/129-ballando-sulla-catastrofe), ossia con l’aggiunta di Ferdinando Farro alla chitarra e alla voce e di Antonio Marino alla batteria. I quali in chiusura hanno eseguito come Maybe I’m alcuni loro pezzi editi e non, con la bella novità alla tromba del suddetto Superfreak.

L'amore del cavallo solitario

La Bella Estate è una rassegna di musica, cinema, letteratura, poesia, arte che si svolge al Carcere Borbonico di Avellino dal 5 luglio al 25 agosto. Lodevole iniziativa che, con la collaborazione della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Salerno e Avellino, della casa editrice Mephite e del Godot Art Bistrot – oltre che di personalità a vario titolo legate al mondo della cultura locale – rappresenta lo sforzo di organizzare un’offerta artistica proposta direttamente dagli appassionati e dai fruitori di cultura (in diversi ambiti e senza lo zampino dei famigerati “assessori” di nessun ente politico).

Fantasmi a Roma

Geppino (detto Jep) Gambardella è un giornalista napoletano che conduce a Roma un’esistenza agiata circondato da borghesi altolocati. Il film inizia con la scena della festa per i suoi sessantacinque anni tenuta nella terrazza di casa sua, tra tecno commerciale, cocktail, trenini, abiti eleganti, tutti elementi che definiscono il milieu naturale del Nostro, che per sua stessa ammissione ha, tra le sue massime aspirazioni, quella di non limitarsi ad organizzare le feste migliori, ma a distruggere quelle degli altri, a farle insomma impallidire dinanzi alle proprie.

Nemmeno una nuvola

Il palco vuoto presenta come unico segno scenografico, oltre allo sfondo su cui scorreranno foto e video, tre cubi di plexiglass che fungono da basi per un telefono grigio a disco, un mangiadischi bianco e un televisore da dodici pollici in bianco e nero. Poi parte Moscow Disco dei Telex e saltiamo indietro di trentatré anni. Un tempo che è una vita. Una vita fa. Per chi non lo sapesse, il mondo era ancora diviso in due blocchi e l’Europa presentava indicazioni come Yugoslavia, Germania Est, Urss, Cecoslovacchia, come mostrano le cartine proiettate.
Per chi non lo avesse capito, stasera è di scena l’annus horribilis (o mirabilis?) che ha segnato – prima di esso solo la fine della seconda guerra mondiale – il tempo per la gente d’Irpinia (e non solo). 1980, cronaca tragicomica di un anno è, appunto, il resoconto in prima persona di quell’anno fatto da Paolo, oggi uomo cinquantenne, allora “ragazzetto” quasi diciottenne iscritto all’ultimo anno del liceo scientifico di Avellino.

Mostro ad ogni costo

Undicesimo e ultimo appuntamento per la rassegna Visioni tenutasi al Cinema Partenio di Avellino. Questo mercoledì è stata la volta dell’ultimo lavoro di Thomas Vinterberg, il regista danese cofondatore con Lars Von Trier e altri del manifesto del “cinema puro” Dogma ’95, concretizzatosi in un ristretto numero di pellicole (realizzate anche in altri Paesi europei) e dall’eredità scarsamente feconda, applicato mai completamente prima di essere accantonato dagli stessi suoi fautori.

Le colline del demonio

Ottavo appuntamento con la rassegna Visioni dedicata al cinema d’autore. Questa volta viene presentato Oltre le colline, film vincitore all’ultimo Festival di Cannes della Palma d’oro per la migliore sceneggiatura e per la migliore interpretazione femminile (andata ex-aequo alle due protagoniste, Cristina Flutur e Cosmina Stratan). Cristian Mungiu porta a casa un altro prestigioso riconoscimento, dopo la Palma d’oro per il miglior film vinta nel 2007 con l’opera seconda 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni (il suo esordio nel lungo risale al 2002 con Occident cui seguono un episodio del film collettivo Lost and Found nel 2005 e la co-produzione e co-regia di un altro film collettivo – Racconti dell’età dell’oro – nel 2009).

L'acaro nell'orecchio

Octocrura è il mini-lp di esordio per i livornesi D8 Dimension, band di sei elementi dedita all’alternative metal con declinazioni industrial. Va subito detto che ci troviamo di fronte a un prodotto ottimamente realizzato, ben suonato e ancor meglio arrangiato, dall’esito notevole. La qualità del suono non ha nulla da invidiare alle produzioni internazionali, le composizioni sono curate e articolate e non mostrano ingenuità o prolissità che a volte segnano gli esordi dei gruppi italiani intenti a cimentarsi con generi ben codificati, come il nu-metal e le numerose varianti che lo contraddistinguono.

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