“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Venerdì, 20 Marzo 2015 00:00

Le stanze vuote dei Chairs

Scritto da 

Continua la mia storia con la Alka Record Label, etichetta indipendente rock/indie che si occupa di una dei lavori più affascinanti al mondo: scovare, produrre e promuovere musicisti e cantanti nazionali emergenti.
Dopo essermi cimentata con la recensione di Luca Bonato è ora la volta del disco di un rock band marchigiana, The Chairs, (in italiano suonrebbe tradotti "Le sedie"), che ha pubblicato lo scorso 20 Febbraio, il suo album Stanze vuote.

Band nata nel 2008 grazie a Claudia (cantante e tastierista), Francesca (batterista) e Davide (chitarrista) e che giunge a maturazione nel 2010 con gli altri componenti: Vittorio (bassista di ispirazione indie) e Francesco (chitarra ritmica e cori).
A partire dal 2011 il gruppo inizia un lavoro di composizione che lo porta a spaziare tra italiano e inglese sperimentando un suono dalle sfumature decisamente rock. I The Chairs hanno ottenuto varie soddisfazioni e piazzamenti nell’ambito di vari concorsi, fra cui: primo premio e miglior bassista al Santa Monica Live Contest 2011, secondo posto e premi individuali per miglior cantante, bassista e chitarrista al Trocka Festival 2012, finalisti all’Homeless Rock Festival 2012, primo premio al contest Guerra Tra Bande 2013.
Leggendo qualcosa della loro biografia e ascoltando i brani, è evidente che il cuore pulsante del gruppo sia rappresentato dalla sua cantante, Claudia Cavazzana, una voce sicuramente grintosa – mi ha ricordato Alexia soprattutto nei testi in inglese – ma che non spicca però in originalità.
L’album Stanze vuote è un lavoro composto di dieci tracce che spaziano nel tempo, nelle sonorità e nei testi: si passa dall’italiano all’inglese, da ballate più nostalgiche e pezzi molto più veloci ma la tematica sembra essere sempre una – anche se a volte diventa difficile capirlo per la pretenziosità dei testi – ovvero il tempo, il suo trascorrere incessante, il ricordo e la memoria.
Mettetevi allora comodi sulle vostre di sedie ed entriamo in queste stanze una ad una.
Partiamo dall’anticamera Effe, un brano molto rock da un testo un po’ campato in aria – “L’inferno è un posto fine”, ma “In che senso?”, direbbe Carlo Verdone – con delle rime facilotte. Ci addentriamo in questa “casa” con il brano Divertissement, dalle atmosfere molto fiabesche e sognanti, quasi da cartone animato: si inizia con un suono molto simile ai carillon – touchée, ho un debole per questi oggetti – sino ad arrivare a pensare, in alcuni passaggi, a Bazinga, ma nel complesso non dispiace.
Ci stiamo ancora ambientando in questo spazio sconosciuto con Under a November Sky, primo brano in inglese, lingua che si confà molto di più al gruppo e dove risulta convincente, un brano carino ma troppo lungo. Arriviamo ad una prima stanza importante: Mondo senza, singolo di lancio dell’album, con una intro decisamente dark e cupa, molto arabeggiante, e un testo sfuggente e “fangoso”. Il brano è pretenzioso  e non l’avrei scelto come singolo.
Siamo a metà del nostro percorso con Grab a Chair, quinta stanza dell’album che mi fa tirare un sospiro di sollievo: un pezzo molto ascoltabile che passa facilmente.
La seconda metà dell’album è decisamente la più riuscita: Tempesta, un brano rock molto veloce, interessante debole però nel testo, ci conduce direttamente a You Never Cared, canzone dal ritmo incalzante e che è tra le più riuscite dell’album. Da qui in poi è in discesa.
Vivo ieri parte con una intro molto lenta, atmosfere sognanti e nostalgiche dove il tema dell’interno album, il tempo, finalmente sembra prendere forma. Un’inversione di marcia con Crazy One, pezzo molto frizzante e scherzoso dove la voce di Claudia è molto fresca e gioiosa.
Alla fine della nostra perlustrazione, arriviamo alle Stanze vuote che danno il titolo all’album: delicata, un testo lucido e convincente e malinconica ma soprattutto breve; sì perché il resto delle tracce durano in media sui quattro o cinque minuti mentre questo brano dimostra che si può far bene con poco. Less is more come si suol dire.
Nel complesso l’album mostra delle potenzialità sia musicali che canore, risultando, per ora, un po’ acerbo nei testi.
Una storia infinita la mia con la Alka Record Label ma che sembra migliorare e destinata a continuare.
Al prossimo capitolo!

 

 

 

 

Stanze vuote
The Chairs

voce e tastiere Claudia Cavazzana
batteria Francesca Schirillo
chitarra Davide Bevilacqua
chitara e cori Francesco Silvestri
basso Vittorio Calbucci
etichetta Alka Record Label
tracklist: 1. Effe; 2. Divertissement; 3. Under a November Sky; 4. Mondo senza; 5. Grab a Chair; 6. Tempesta; 7. You Never Cared; 8. Vivo ieri; 9. Crazy One; 10. Stanze vuote

2 commenti

  • Link al commento Phyllisdug Lunedì, 27 Febbraio 2017 17:35 inviato da Phyllisdug

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  • Link al commento PtickKiple Mercoledì, 07 Dicembre 2016 17:53 inviato da PtickKiple

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