"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 14 Marzo 2015 21:51

Provaci ancora Noel

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Noel Gallagher, universalmente noto come frontman degli Oasis insieme al fratello Liam, ha recentemente rilasciato il suo secondo album da solista. Questo nuovo disco era stato annunciato fin dall’agosto 2013 durante un’intervista a al canale radiofonico Talksport: "I've got tons of songs left over from the last one. I'm writing, putting stuff together. Yeah, I'll definitely make another [album], that's for sure". ("Ho un sacco di canzoni rimaste fuori dall’ultimo. Sto scrivendo, sto mettendo insieme delle cose. Sì, farò un altro album, questo è sicuro").

Ebbene, in ottobre annunciava l’inizio delle registrazioni, mentre nel febbraio 2014 il primo produttore degli Oasis Mark Coyle dichiarava che il nuovo album di Noel era nientemeno che “sismico”, paragonandolo a Definitely Maybe – firmato dagli Oasis nel 1994 anche se scritto interamente da Noel (contiene tracce famose come Slide Away, Live Forever, Supersonic).
L’album, anticipato dai singoli In the Heat of the Moment, il b-side Do the Damage, e The Ballad of the Mighty I – a cui ha partecipato il primo chitarrista degli Smiths, Johnny Marr – è stato rilasciato il 25 febbraio del 2015, salendo subito al primo posto nella classifica inglese (in Italia abbiamo dovuto aspettare il 2 marzo per poterlo scaricare da iTunes).
È innegabile che le aspettative, per questo album, fossero alte: il successo del primo cd da solista (l’omonimo Noel Gallagher’s High Flying Birds) aveva sancito la poliedricità di Noel come musicista, e aveva dimostrato come buona parte dello spirito irriverente degli Oasis fosse dovuto proprio al suo personale apporto.
Tuttavia le tracce di Chasing Yesterday appaiono, ad un primo ascolto, molto più annacquate di quelle dell’album precedente: nessuna è orribile – questo è certo: stiamo pur sempre parlando di uno dei musicisti che hanno scritto la storia del rock fin dai primi anni Novanta – ma, allo stesso tempo, nessuna di esse è magnifica, nessuna brilla di luce propria distinguendosi dalle altre. Ascoltando l’intero album senza pause, le tracce si confondono nell’orecchio dell’ascoltatore: le uniche che rivitalizzano un po’ l’ascolto sono proprio il primo singolo In the Heat of the Moment, The Mexican e The Right Stuff.
Lock All the Doors sembra l’eco di alcune tracce di Standing on the Shoulder of Giants degli Oasis (2000); infatti sembra che fosse proprio uno degli scarti degli Oasis.
Insomma, rispetto al precedente album sembra mancare quello sprint, quella specie di maturità e libertà artistica conquistata con la decisione di continuare la carriera musicale in forma autonoma. Manca quel senso di magnificenza che faceva di AKA... What a Life! un brano da ascoltare in auto al tramonto, o di Stranded on the Wrong Beach un gran bel pezzo su cui scuotere fianchi e agitare chiome sciolte.
La sensualità con cui la voce di Noel sembrava carezzarci in certi brani più rock, dai ritmi più cupi e incalzanti che sembravano mutuati dal blues più fumoso, si ritrova al secondo ascolto di brani come In The Heat of the Moment, o The Dying of the Light. Ma non è nulla di palese, o di dichiarato: bisogna solo ascoltare e lasciarsi trasportare, ma proprio il fatto che le tracce si somiglino così tanto le une con le altre si pone come deterrente ad un ascolto più attento.
Noel Gallagher sembra dunque un po’ abbacchiato, sembra voler mantenere un profilo basso nonostante le innumerevoli iniziative del suo ufficio stampa (concorsi per intervistare la band e vincere il concerto di Milano, vinili rosa fluo autografati) e i commenti velenosi del cantante stesso (sui suoi colleghi dallo stile più pop o glam rock).
In un certo senso, sembra che proceda con un doppio passo: da una parte, il tono delle tracce sembra perfettamente consono al titolo dell’album, Chasing Yesterday (che tradotto significa “inseguendo il passato”), esplicando una sorta di contraddittoria nostalgia per un tempo apparentemente migliore. Dall’altra, il lavoro di marketing sembra voler restituire l’immagine di un disco prettamente rock, quasi spensierato, come quello precedente. Cosa che una ricerca del passato non è.

 

 

 

 

Chasing Yesterday
Noel Gallagher’s High Flying Birds
voci chitarre cori, basso, piano, tastiere, mellotron, percussioni Noel Gallagher
batteria Jeremy Stacey
chitarra elettrica, basso, tastiere, mellotron Paul "Strangeboy" Stacey
tastiere Mikey Rowe
etichetta Sour Mash Studios
anno 2015
tracklist: 1. Riverman; 2. In the Heat of the Moment; 3. The Girl with X-Ray Eyes; 4. Look All the Doors; 5. The Dying of the Light; 6. The Right Stuff; 7. While the Song Remains the Same; 8. The Mexican; 9. You Know We Can't Go Back; 10. Ballad of the Mighty I

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