“Sai quello che succede con le poesie? Un giorno sembra che l'hai pensata tu. E non sai se sei stato tu a raggiungerla o è lei che ha raggiunto te".

Daria Deflorian

Lunedì, 03 Febbraio 2014 00:00

Evocazioni e suggestioni sonore al San Carlo

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Da tempo declinare  al femminile la figura del "direttore d’orchestra" è sempre meno un’eccezione. Al San Carlo di Napoli, alla guida dell’orchestra del Massimo napoletano, ritorna dopo due anni la giovane direttrice d’orchestra sudcoreana Han-Na Chang, già acclamata violoncellista, allieva del leggendario Mstislav Rostropovich e di Mischa Maisky. Al suo fianco, nel Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 di Camille Saint-Saëns, il violoncellista statunitense Lynn Harrell, ospite delle principali istituzioni musicali mondiali e partner musicale di artisti del calibro di Anne Sophie Mutter, Itzhak Perlman, Vladimir Aškenazi, André Previn.
Nella magnifica sala del San Carlo iniziano a dipanarsi le sinuose melodie di Claude Debussy.

Ad aprire il concerto è il celebre Prélude à l'après-midi d'un faune. Snodo cruciale della musica occidentale: con questa breve composizione sinfonica nasce a Parigi nel 1894 l’Impressionismo musicale. La musica evoca le sensazioni derivanti dalla lettura del poema di Stéphane Mallarmé L'après-midi d'un faune. Nel poema la melodia del flauto è suonata da un Fauno immerso in pensieri erotici; dopo che le Ninfe hanno soddisfatto le sue brame intona una melodia serena che lo conduce lentamente a un profondo torpore.
L’atmosfera della composizione è onirica, evanescente; la musica non descrive una storia, ma delle sensazioni. L’orchestra le evoca e desta, attraverso l’uso di una variopinta tavolozza orchestrale, proprio come un dipinto impressionista dell’epoca.
Il sole del pomeriggio si avverte. Il sonno del Fauno riconcilia e dissolve le impressioni. Brano dalla complessa orchestrazione ed esecuzione: nuances, dissolvenze sonore, abbandoni lirici.
Han-Na Chang guida con gesto sicuro e precisione la compagine sancarliana in grande forma: coesione tra le sezioni, perfetto amalgama sonoro, suono smagliante. Il primo flauto, Bernand Labiausse, intona il fluido a solo e schiude le porte al mondo sonoro evocato da Debussy. Gli archi inseguono la melodia ondivaga del flauto, fino ad esserne vinti: oblio totale.
Il programma prosegue con un brano di non frequente ascolto, il Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33 di Camille Saint-Saëns. Compositore eclettico, aperto alle novità, viaggiatore instancabile, è autore di pregevoli composizioni sinfoniche, alcune evocative delle amate atmosfere orientali. Il concerto per violoncello e orchestra, eseguito la prima volta nel 1873, è una brano suddiviso in tre parti che però si succedono senza soluzione di continuità: vi è un’osmosi dei temi tra il primo e il terzo movimento.
Nel primo tempo la contrapposizione tra il tema iniziale brutalmente introdotto dal solo violoncello e il secondo tema, lirico e meditativo, è netta. L’influsso della lezione del compositore ungherese Franz Liszt, frequentato proprio in quegli anni da Saint-Saëns, è riconoscibile nello sviluppo dei temi. Il secondo movimento si apre con un’orchestra vagamente danzante, la quale cede il passo alla melodia rassicurante e sognante del violoncello. Una cesura, benché non marcata, tra il primo e il terzo tempo; un’elegiaca oasi di quiete musicale.
Il tema iniziale del concerto, intonato dall’orchestra, ritorna nel terzo tempo; al violoncello sono affidati i passaggi più virtuosistici: accordi, scale, arpeggi veloci. Opera poco eseguita del compositore francese, il Concerto n. 1 per violoncello e orchestra è stata magistralmente riletto dal violoncellista Lynn Harrell, il quale ha saputo coniugare gli aspetti rudi e quelli estatici presenti nella partitura, regalando al pubblico un’interpretazione aliena da qualsiasi tentazione di virtuosismo fine a se stesso. Cavata potente, suono nitido, perfetta sintonia con l’orchestra, capacità di far cantare il proprio violoncello con un perfetto legato sono le caratteristiche di questa esecuzione.
Il pubblico chiede un bis e il violoncellista, dopo aver simpaticamente ringraziato il pubblico, non si nega: una trascrizione per violoncello solo del celeberrimo Notturno op. 9, n. 2 di Chopin, cesellato con cura dalle esperte mani di Harrell.
Prolungati applausi salutano la performance di Harell.
La seconda parte del concerto è tra quelle che, per la complessità della scrittura orchestrale e l’ampiezza dell’organico, fanno tremare le vene ai polsi anche alle orchestra più blasonate. Ein Heldenleben (Vita d'eroe) op. 40 di Richard Strauss è un poema sinfonico eseguito la prima volta nel 1899. Il mondo di Richard Strauss è quello borghese della Germania di fine ‘800: sereno, trionfalistico, ottimisticamente affermativo. Durerà poco. La Grande Guerra e il crollo degli Imperi centrali spazzeranno via questo Eden rassicurante. A Richard Strauss non resterà che la sua rievocazione. Se con il Prélude à l'après-midi d'un faune la musica è il mezzo per evocare impressioni, sensazioni, con il poema sinfonico Ein Heldenleben, lo scopo precipuo invece è quello di descrivere una storia. Non è chiara l’identità dell’eroe del poema sinfonico Ein Heldenleben.
L’eroe del poema sinfonico, dopo aver affrontato terribili battaglie, approda con la sua compagna alla solitudine dell’idillio. Probabilmente l’eroe adombra la figura di Richard Strauss stesso, i nemici affrontati in battaglia alludono ai suoi critici e detrattori, primo fra tutti il temibile e autorevole Eduard Hanslick, già ostinato censore di Richard Wagner.
Articolato in sei sezioni, la musica di Ein Heldenleben descrive le battaglie dell’eroe con sonorità barbariche e motivi grotteschi, cui seguono abbandoni lirici, estatiche volute musicali proprie dello Strauss migliore. L’elegia finale concilia l’eroe con il proprio mondo tenacemente perseguito. Al violino solista è affidata l’ampia e lirica pagina de Des Helden Gefährtin (la compagna dell’eroe): un colloquio amoroso tra il violino e l’orchestra.
Un plauso per la pregevolissima esecuzione della impegnativa parte solistica al primo violino di spalla dell’orchestra, Cecilia Laca.
Il poema musicale descrive l'immagine di un artista antiaccademico, combattivo e appassionato, riconducibile all’uomo Strauss, autocelebratosi attraverso un sapiente gioco di autocitazioni musicali (Don JuanZarathustra, Don QuixoteTod und Verklärung).
Nella sesta ed ultima sezione della composizione, Des Helden Weltflucht und Vollendung (la ritirata dal mondo dell’eroe e compimento) si realizza il sogno di serenità e solitudine dell’eroe e di Strauss stesso. Solo un’orchestra in perfetta forma, composta da grandi musicisti può eseguire degnamente un brano sinfonico arduo come Ein Heldenleben: la compagine sancarliana lo è da molto e lo ha dimostrato anche in questa occasione. Han-Na Chang ha saputo esprimere al meglio le tante potenzialità dell’orchestra, conciliando in un unicum musicale le pagine concitate delle battaglie e quelle elegiache e terse, tra le più seducenti scritte da Strauss. Una pace interiore, duramente conquistata, regna nell’animo degli ascoltatori al termine dell’esecuzione, così come sull’idillio solitario dell’eroe e della sua compagna.
Va ricordato, per inciso, la presenza nella sala del San Carlo di Richard Strauss, nel febbraio del 1908, nelle vesti di direttore della sua Salomè e nel 1933 del Der Rosenkavalier.
Grande successo di pubblico per l’orchestra, le sue prime parti e la giovane e talentuosa direttrice.
Non resta che augurare che anche la Fondazione Teatro di San Carlo, come l’eroe straussiano, riconquisti la sua serenità; l’alto valore dei suoi musicisti lo impone.

 

 

 

Concerto Han-Na Chang/Lynn Harrell
direttore
: Han Na Chang
violoncello Lynn Harrell
programma Claude Debussy, Prelude à l’après-midi d’un faune; Camille Saint-Saëns, Concerto n. 1 in la minore per violoncello e orchestra op. 33; Richard Strauss, Vita d’Eroe (Ein Heldenleben) poema sinfonico, op. 40
durata: 2h
Napoli, Teatro di San Carlo, 1° febbraio 2014
in scena 1° e 2 febbraio 2014

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