"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Sabato, 25 Gennaio 2014 00:00

Pollini incanta con Chopin, nel ricordo di Abbado

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Un diario intimo, acquerelli di variegate espressioni dell'animo umano; nostalgia, struggimento, rimpianto, disperazione, melanconia, illusioni. La produzione pianistica di Fryderyk Chopin (1810-1849) quale una sussurrata confessione, un monologo sommesso di un’anima pacatamente tormentata, tragicamente sensibile.

Il pianoforte è la voce dell’anima del compositore polacco; l'uditorio, quello circoscritto e raffinato dei salotti parigini; il ricordo e il cuore radicato nella natia Polonia, terra martoriata, contesa, oppressa, la cui nenia trova corpo nelle celebri Polacche e Ballate.
La solitudine dell'isola di Maiorca è tra i luoghi della rievocazione dell'amatissima Polonia; la relazione lunga e tormentata con la scrittrice George Sand la linfa vitale e musicale di un'esistenza votata prematuramente alla morte.
Il pianista italiano Maurizio Pollini (ogni presentazione è superflua) ha scelto di onorare Chopin, compositore d'elezione e nume tutelare della propria lunga e gloriosa carriera, in un recital presso la Sala Santa Cecilia dell'Auditorium di Roma.
La serata è stata aperta dal Preludio in do diesis minore per pianoforte, op. 45: non incluso nei celeberrimi ventiquattro preludi dell’opus 28, fu scritto nel 1841. Composizione di breve durata, ma tra i vertici della produzione chopiniana: un sospiro, un piacevole ricordo in musica nella pensosa tonalità di do diesis minore. Ricercatezze timbriche evanescenti, profondità e compiutezza d'ispirazione melodica, perfezione formale della composizione. Una gemma musicale.
Il recital è proseguito con una scintillante esecuzione della seconda Ballata op. 38 in fa maggiore. Composta sull'isola di Maiorca tra il 1836 e il 1839, come la terza e la quarta ballata, è scritta nel tempo di 6/8: misura melanconica, fluttuante, particolarmente congeniale al dipanarsi di melodie lunghe e ondeggianti.
Alla rievocazione silenziosa, all'intimo vagheggiare di un tempo felice perduto, si contrappone, nella seconda sezione della composizione, un dionisiaco “presto con fuoco” che sgombra il campo dalla illusoria tranquillità e mestizia sonora delle prime battute della composizione.
Maurizio Pollini ne regala un’esecuzione mirabile: una lettura scevra dai sentimentalismi e dagli eccessi romantici che la tradizione interpretativa ed esecutiva ha per troppo tempo affibbiato alla musica del compositore polacco. Una visione lucida e analitica dello spartito, sviscerato nelle sue pieghe più nascoste, tale da rendere visibile ogni cellula tematica. L’ordito ritmico e melodico immediatamente riconoscibile, i particolari armonici perennemente illuminati.
La terza Ballata op. 47 in la bemolle maggiore, composta nel 1840-1841, è innervata da un complesso unitario tematico; una mirabile contrapposizione e modulazione di temi; lirismo fluttuante e crescente tensione emotiva.
L'innovativa lettura di Chopin del pianista milanese è figlia delle esperienze e delle insidie interpretative della grande letteratura pianistica novecentesca, altro grande amore di Pollini; grazie all'assidua frequentazione di questo repertorio vengono evidenziate le anticipazioni timbriche, le strutture armoniche, i nessi silenti anticipatori degli anni futuri.
Chopin come profeta della nuova musica, un romantico con lo sguardo verso nuovi lidi musicali: questa la rivoluzionaria visione di Pollini.
Il programma dedicato a Chopin si chiude con la Sonata n. 2 op. 35 in si bemolle minore, la più celebre tra le tre composte dal compositore polacco. Anch'essa composta nell'esilio volontario di Maiorca, contiene tra le pagine più famose dell'intera letteratura pianistica, la celeberrima Marcia funebre. La scrittura di tutta la sonata è estremamente ardita; l’ultimo movimento è di un pessimismo cupo, una concezione dell'aldilà senza speranza, definito pittorescamente da Anton Rubistein (compositore e pianista russo, 1829-1894) “vento ululante fra le tombe”!
Il virtuosismo di Pollini raggiunge, senza ostentazione e con naturalezza, esiti da manuale. La concitazione e i sincopati si conciliano con la nitidezza del tocco, con l’uso sempre appropriato del pedale, con l'illuminazione delle linee melodiche: difficile immaginare una resa più apollinea nel tocco, più compostamente nostalgica, della sublime melodia che divide le sezioni più gravi e funeree del movimento. Uno iato lirico, sospensione estatica, tra le cupezze degli accordi iniziali e finali del movimento.
La seconda parte del recital romano è dedicato a un altro “poeta” del pianoforte, Claude Debussy (1862-1918), legato alla Capitale in quanto vincitore del prestigioso Prix de Rome e, pertanto, a Villa Medici dal 1885 al 1887.
Pollini sceglie il primo libro dei Préludes.
I due libri dei preludi furono composti in un arco temporale compreso tra il 1909 e il 1913.
Libertà formale e musicale delle composizioni, timbriche evanescenti che dipingono elementi naturali, sensazioni, paesaggi, odori, cupe leggende. Privilegio concesso al pianoforte, probabilmente l'unico strumento in grado di potersi trasformare, sotto la sapiente “direzione” di mani esperte, in una colorata orchestra; il pianismo cesellato di Pollini ha trasformato i “bozzetti sonori”di Debussy in tele attribuibili agli evanescenti pennelli di un Renoir o un Monet.
Il pubblico ceciliano, ascoltatore attento e partecipe, ha risposto calorosamente al ritorno del pianista milanese a Roma, il quale ha regalato due bis: lo Studio op. 10 n. 12 La caduta di Varsavia e la splendida e celebre (ricordate il film Il pianista di Roman Polansky?) prima Ballata op. 23 in sol minore di Chopin.
Il pubblico, ipnotizzato dal florilegio musicale, ha tributato a Pollini una lunga ovazione.
Il concerto romano è stato dedicato alla memoria di Claudio Abbado, amico fraterno di Pollini, compagno di battaglie civili e culturali, nonché di eccezionali esecuzioni e incisioni discografiche.
Il Presidente della Repubblica Napolitano, prima che il recital iniziasse, con la voce rotta dall’emozione ha ricordato, insieme a Maurizio Pollini e al Presidente dell’Accademia di Santa Cecilia Bruno Cagli, la figura di Claudio Abbado, il lungo sodalizio artistico e umano con Pollini.
Commozione palpabile in sala per il tributo ad uno dei più grandi direttori d’orchestra della storia a pochi giorni dalla scomparsa.
Maurizio Pollini entra in palcoscenico. Buio in sala. E la magia ha inizio.

 

 

 

Maurizio Pollini in recital
produzione Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Roma, Auditorium Parco della musica – Sala Santa Cecilia, 22 gennaio 2014
durata 2h
in scena 22 gennaio 2014 (data unica)

 

 

 

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