“Uno scrittore dovrebbe vivere in provincia: non solo perché qui è più facile lavorare, perché c'è più calma e più tempo, ma anche perché la provincia è un campo di osservazione di prim'ordine. I fenomeni, sociali, umani e di costume, che altrove sono dispersi, lontani, spesso alterati, indecifrabili, qui li hai sottomano, compatti, vicini, esatti, reali”.

Luciano Bianciardi

Mercoledì, 26 Dicembre 2012 03:33

La gestazione della palingenesi

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Nel profondo. Nell'abisso. Seguendo labile traccia poetica d'un percorso che dall'abisso intende ripartire per suggerire punti di ri-inizio, di ri-costruzione. Si scende nelle viscere per ripartire dalle viscere.
Il Museo del Sottosuolo è interfaccia voluta ed ideale per un viaggio che arpeggia sul limite sfumato del tenue confine, quello che separa il visibile dall'invisibile, il sensibile dall'intangibile, in bilico lungo la linea di demarcazione che sottilmente separa superficie ed abisso.

Si scende, giù, giù, nel ventre cavo di Napoli, seguendo luci dal tenue riverbero bluastro, che tenute per mano disegnano la via; e che ingiungono l'arresto allorquando il tenue riverbero si spegne per colorarsi di buio.
L'odore dell'umido che traspira dal tufo ha contrappunto sonoro nel chiocchiolio costante che stilla a stilla scandisce i ritmi dell'erosione; l'aria è fredda nell'ampia cisterna sotterranea; gli aliti freddi nell'ombra fioca s'addensano visibili, come reso visibile da fiato d'attore è l'addensarsi a parete di parole che raccontano d'estraneità.
Ed estranei ci si sente, lasciandosi condurre ignari in questo viaggio al centro della terra, estranei al dire ed al vedere, estranei alla volontà immediata del comprendere.
AvVento # 1. Absolute Beginners / Lungo le pendici della gola è un percorso sensoriale più che un racconto attoriale e sviluppa se stesso per sottrazioni più che per aggiunte: la labile traccia poetica s'imprime mediante sensazioni che travalicano l'intellegibile, agendo ad un livello percettivo veicolato da segni, da tracce, da stimoli sonori e visuali che suggeriscono di rimaner lì a recepire ciò che si riesce a centellinare attraverso il filtro della propria sensibilità. Pregio e limite ad un tempo d'ogni opera poetica, la libertà di leggervi tra le pieghe i sensi reconditi è quella di cui ci avvaliamo per interpretare Lungo le pendici della gola come un tentativo di de-strutturazione e di ri-strutturazione dell'identità, che prende le mosse da un ritorno alle viscere della madre terra per ripartire dalle viscere, dalla terra, dagli elementi: una rinascita, una palingenesi, punto di ri-partenza per un edificando edificio, che regge le proprie fondamenta sui generici pilastri: casa, famiglia, patria; per poi destrutturarli e rielaborarli, nel chiuso della stanza dei sé coscienziali, arricchendoli di corporalità e anima, respiro e presenza, in estremo compendio, di vita.
Suggestioni... Solo suggestioni quelle che si riesce a ricavare scavando nel fondo, approcciandosi ad un percorso che dimostra (e dichiara) di essere nella sua fase aurorale; fase aurorale avvolta nelle tenebre del sottosuolo, irrorata dalla luminescenza intermittente di led che, come spermatozoi in folle corsa, fecondano il buio per poi farlo germinare in visione. Visione che appare come un feto nel chiaroscuro del suo profilo ecografico.
In progressiva gestazione.

 

 

 

Luce dal sottosuolo
a cura di Simona Perchiazzi
AvVento #1. Absolute Beginners / Lungo le pendici della gola
di TeatrInGestAzione
regia Anna Gesualdi
Napoli, Museo del Sottosuolo, 22 dicembre 2012
in scena 22 dicembre 2012 (data unica)

 



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