“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Venerdì, 30 Ottobre 2020 00:00

Pier Vittorio Tondelli: dalla generazione all’individuo

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L’opera dello scrittore Pier Vittorio Tondelli è al centro del volume Dalla generazione all’individuo (Mimesis 2020) scritto da Olga Campofreda, docente presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra. La studiosa, avvalendosi anche della lettura di alcuni inediti dello scrittore, ha approfondito la rappresentazione della giovinezza nell’opera tondelliana evidenziando il suo rapporto con la tradizione letteraria nazionale.

Il sottotitolo del volume, Giovinezza, identità, impegno nell’opera di Pier Vittorio Tondelli, suggerisce i concetti chiave attraverso i quali viene proposta una rilettura dell’opera dell’emiliano con l’intento di “liberare l’opera tondelliana dal contesto generazionale e da una fruizione limitata a un interesse documentario: se è innegabile che i personaggi tondelliani sono riconducibili a uno scenario storico ben definito, il valore simbolico del mondo di giovani emarginati è altrettanto potente”.
Quella di Tondelli è una scrittura che, ricorrendo a un linguaggio scandaloso e provocante, attua un’evidente rottura nei confronti dei codici letterari tradizionali, così come di rottura sono i personaggi che abitano le sue narrazioni: emarginati che rifiutano l’integrazione come prospettiva e che dunque si pongono al di là di quanto propone il modello del romanzo di formazione nel suo seguire il percorso di crescita dei giovani protagonisti sino alle soglie dell’età adulta coincidente, sostanzialmente, con l’integrazione sociale. I personaggi tondelliani rifiutano invece tale sviluppo programmato ed è soprattutto per questo che si rivelano scandalosi. “Da un lato Tondelli dipinge l’omologazione, a cui ascrive il mondo degli adulti, perfettamente integrati socialmente, dall’altro posiziona le libertà individuali rappresentate dagli emarginati e dai diversi che rifiutano di abbracciare i valori borghesi”.
In coda al volume sono riprodotti gli inediti Jungen Werther / Esecuzioni e Appunti per un intervento teatrale sulla condizione giovanile custoditi presso il Centro Documentazione di Correggio dedicato allo scrittore. Si tratta di annotazioni di Tondelli, stese a cavallo tra il 1978 e il 1979, per un paio di performance teatrali di cui soltanto la prima è andata effettivamente in scena. L’accesso a questi scritti giovanili si è rivelato fondamentale per ricostruire l’evoluzione della “mitologia della giovinezza” tondelliana. In particolare, nel primo frammento, secondo la studiosa, è possibile individuare il legame dello scrittore con quell’immaginario romantico che individua nell’atto estremo del suicidio l’unica forma di resistenza nei confronti dell’adeguamento alle norme sociali stabilite. I personaggi di queste prime annotazioni, secondo Campofreda, anticipano quegli emarginati sociali che popoleranno, pochi anni dopo, i romanzi Altri libertini del 1980 e Pao Pao del 1982.
La giovinezza nell’opera tondelliana è uno status che difende nella sua diversità chi non è entrato nella vita adulta accettandone le leggi, dunque una giovinezza come forma di ribellione culturale elaborata dallo scrittore per ovviare alla disfatta degli eroi romantici. La studiosa sostiene che è miscelando l’ideale romantico con quello della Beat Generation e della controcultura che lo scrittore riesce a dar vita ai suoi personaggi tragici ed eroici. “La rappresentazione della giovinezza coincide nel romanzo d’esordio con quella di un mondo di emarginati che vivono volutamente oltre i confini della società borghese fondata principalmente sul concetto di omologazione e su valori eteronormativi”.
Spesso si è voluto vedere nella letteratura tondelliana una sorta di sottrazione “all’impegno”, una forma di ripiegamento intimista, mentre sarebbe il caso, sostiene la studiosa, di individuare una sua modalità di “impegno” nel lavoro svolto sul linguaggio volutamente ostile nei confronti della società e della cultura di massa di quegli anni, un linguaggio che, strada facendo, lo conduce al “minimalismo” di Camere separate del 1989.
Anche se non fanno politica in modo diretto – come invece accade in opere di poco precedenti come Vogliamo tutto! di Balestrini o Porci con le ali di Ravera e Lombardo Radice – i giovani libertini di Tondelli attuano a loro modo un radicale rifiuto del mondo borghese, delle sue istituzioni e del suo concetto di eteronormatività. “Nei primi racconti e nel secondo romanzo la giovinezza incarna un dissenso culturale prima ancora che politico e la sua rappresentazione rifugge l’idea di maturazione dove maturità è sinonimo di integrazione e compromesso”.
L’analisi testuale condotta da Campofreda la conduce a constatare come tale atteggiamento trovi un suo corrispettivo stilistico: “Il futuro indicativo non rappresenta il tempo della speranza o dell’azione programmatica, ma incarna il tempo indeterminato della non realizzazione. Anche il piano temporale dei racconti e del romanzo non segue la linea evolutiva degli eventi, ma crea un movimento illusorio circolare che viene ad affermare un senso di immobilità”.
L’idea del no future  la si ritrova, sostiene ancora Campofreda, persino nella rappresentazione della sessualità. “Se nei precedenti letterari la scoperta del sesso nell’ambito della giovinezza era stata introdotta come una soglia, per i libertini tondelliani diventa un modo ulteriore per qualificarsi orgogliosamente come diversi, separati dal mondo degli integrati fatto di sesso eteronormativo protetto nell’ambito della famiglia e della procreazione”.
Il mito della giovinezza permanente, intesa cioè come status “non soggetto a evoluzione”, si  consuma secondo la studiosa attorno all’uscita di Rimini, esattamente a metà degli anni Ottanta. Si tratta di un romanzo che pur ricorrendo ad alcune caratteristiche del genere poliziesco finisce per risolversi in una descrizione della fauna che popola la Riviera. A fianco della vicenda principale narrata se ne sviluppa una parallela riguardante una figura, la giovane Claudia, solitamente poco approfondita dalla critica, che invece secondo Campofreda vale la pena indagare per il ruolo che riveste nell’evoluzione della poetica tondelliana. La ragazzina tedesca, per fuggire da quella prospettiva borghese che l’attende, scompare letteralmente dalla circolazione, tanto da indurre la sorella, che vive a Berlino, a girovagare per l’Italia alla sua ricerca fino a rintracciarla in Riviera aFiabilandia. L’incontro tra le due sorelle permetterà a quella che può essere considerata l’ultima libertina di uscire dalla propria generazione ricostruendosi/significandosi attraverso il racconto fuori dai valori imposti.
Dopo Rimini lo scrittore emiliano sembra “in cerca di una soluzione letteraria che riesca a rappresentare le diversità dei singoli senza cedere al compromesso della normativizzazione o al completo rifiuto sociale”; è da questa riflessione che deriva, sul finire degli anni Ottanta, il romanzo Camere separate.
Se negli scritti inediti giovanili si richiamano agli eroi romantici che individuano nel suicidio l’unico modo per sottrarsi dalle regole sociali, in Altri libertini e Pao Pao ci si salva dal conformismo attraverso una soluzione affermativa, critica, che trova la sua strada nello status di una giovinezza ribelle che però consegna i protagonisti a alla marginalità sociale. Una volta trentenne, “con la prospettiva di dedicarsi a un romanzo di ispirazione autobiografica come Camere separate, Tondelli si chiede se esista un modo di rappresentare personaggi in evoluzione senza per forza seguire le regole canoniche date dal romanzo di formazione. In altre parole: come si rappresenta la maturità senza fare dei personaggi dei conformati?”.
Il titolo – Dalla generazione all’individuo – si rivela particolarmente azzeccato nella sua plurima significazione; vi si può leggere tanto un riferimento, ad esempio, al processo di costruzione identitaria di un individuo, quanto il passaggio da una pluralità a una singolarità, un’uscita dello scrittore dall’abbraccio per certi versi asfissiante tanto della generazione degli anni Settanta quanto dell’etichetta dei “giovani scrittori” degli Ottanta, abbraccio che ha contribuito a trasformato precocemente in “personaggio” a causa anche dell’eccessiva approssimazione con cui la sua produzione letteraria è stata etichettata.
Scrive Campofreda che la rottura dei codici tondelliana, soprattutto nel rappresentare la giovinezza, non può essere disgiunta dal contesto politico-sociale dell’Italia a cavallo tra anni Settanta e Ottanta. “La giovinezza è l’immaginario della dissidenza, della difesa delle voci diverse, è l’anti-kitsch-piccolo-borghese, è il linguaggio dell’individuo che si allontana dalla massa. L’opera di Tondelli si sviluppa lungo un percorso che passa dall’impegno collettivo a quello del singolo, dalla generazione del Movimento del ’77 alle voci individuali degli anni Ottanta. Questa esperienza si sviluppa parallelamente a un sistema teorico ben ponderato che nasce dall’esigenza di offrire un’alternativa ai giovani Werther e ai giovani Ortis ai quali solo il suicidio si proponeva come valida azione sovversiva in difesa dell’identità”.





Olga Campofreda
Dalla generazione all’individuo. Giovinezza, identità, impegno nell’opera di Pier Vittorio Tondelli
Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2020
pp. 274

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