“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Martedì, 06 Gennaio 2015 00:00

Le grandi avventure di un 'piccolo' eroe

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“Sono un cane. Non vorrei sembrare presuntuoso, ma sono un cane intelligente, bello e dal portamento regale. E me ne vanto”. Inizia così Artù alla conquista del mondo, il primo romanzo di Omar Kamal, giovane autore bergamasco, di padre egiziano, ormai trapiantato a Roma.
Artù è un labrador color miele, vivace, curioso, indisciplinato, amante della vita e dei suoi piaceri, primo fra tutti la Nutella. Artù ha una caratteristica inconfondibile: è piccolo. Più precisamente, è nano. È un cane rimasto imprigionato nelle dimensioni di un cucciolo che suscita la tenerezza in chiunque lo incontri proprio perché sembra un eterno “bambino”.

Eppure Artù pensa in grande. Così come il suo omonimo (Re Artù di Camelot) è convinto di essere il figlio spirituale di re Uther Pendragon, e di essere destinato a compiere grandi imprese, a cominciare dalla conquista del mondo (una cosa da niente per un poco più che cucciolo!). E quando il lettore arriverà in fondo al romanzo – impresa semplice e da compiere tutta d’un fiato, a dire il vero, perché Artù ti conquista e ti costringe a sfogliare il libro con avidità, pagina dopo pagina – scoprirà che è davvero così: nel suo piccolo, lui è veramente un eroe e le grandi imprese le compirà davvero.
Artù vive con una coppia di anziani, insieme a sua madre Doroty. La loro dimora è un giardino trascurato che chiamano il “pantano”. I suoi compagni di vita sono Polifemo, un nano da giardino a cui manca un occhio, e Ernst, un orsacchiotto di peluche che diventerà presto la vittima dei suoi allenamenti di “lotta libera”. Ogni tanto in casa arrivano degli ospiti: Lucio, figlio cinquantenne della coppia, e sua figlia Gwen, una ragazzina introversa ma sveglia alla quale Artù si legherà subito.
L’unico strumento che il piccolo cane ha per conoscere il mondo esterno è la televisione, “l’accrocco di plastica e vetro”, che non ama, ma da cui apprende tantissimo.
Nonostante sia convinto di essere un eletto, per la precisione “il secondogenito dell’Altissimo”, Artù ha delle origini più che terrene. È, infatti, l’ultimo nato di una cucciolata di sei labrador. I suoi fratelli, mai conosciuti, sono Frodo, Lenny, Vasco, Rocco e Luna. Artù scoprirà solo più tardi che tutti portano i nomi di personaggi famosi (Lenny Kravitz, Vasco Rossi, Rocco… si quel Rocco lì) e anche questo lo porterà a interrogarsi sulle strane abitudini degli umani. Suo padre Orlando, invece, è un labrador purissimo che, secondo i racconti appresi dalla madre, andò via ancor prima del parto, “fulgido esempio di padre coraggio”. “Curioso" – pensa Artù – "come un cane possa essere di razza e bastardo al tempo stesso”.
Come tutti i giovani che si rispettino avverte anche i primi turbamenti sessuali e, infine, si innamora. Trova la sua anima gemella nel giardino limitrofo. Al di là della rete che delimita le due case c’è Margot, labrador anche lei. I due si conoscono e cominciano a raccontarsi giorno dopo giorno (Artù ometterà il dettaglio della sua altezza). Per due anni portano avanti una vera e propria relazione senza mai riuscire ad incontrarsi (accadrà soltanto alla fine della storia), si fanno compagnia, si confidano e si scambiano le loro impressioni sul mondo e sugli umani. Artù si innamora di Margot fin dalla prima parola scambiata e capisce che lei è la sua compagna per la vita. Essendo lui destinato a diventare un re, è sicuro che farà di lei “la sua regina”. L’affinità, evidentemente, è qualcosa che va al di là dell’aspetto.
Ma per un cane che sogna di compiere gesta eroiche i confini del giardino-pantano diventano presto angusti. È così che il piccolo grande labrador decide di abbandonarli per andare alla ricerca del suo padre biologico, nella speranza di riportarlo da Doroty, “che non si è mai rifatta una vita”, e di riunire la famiglia. Ed è qui che inizia la sua avventura, che lo porterà ben più lontano di dove aveva pensato di arrivare.
Un romanzo che ha come protagonista un labrador nano convinto di avere una discendenza nobile potrebbe sembrare, ad una prima analisi frettolosa e approssimativa, una favola per bambini. E invece non è così: Artù alla conquista del mondo è un libro per tutti. È una storia di fantasia ma, allo stesso tempo, è terribilmente ancorata alla realtà. Viene raccontata, tuttavia, con l’ingenuità e la purezza tipica dei bambini per fare leva sulla componente infantile che dovrebbe sopravvivere in tutti gli adulti (guai se scoprite di averla persa!!!).
Negli occhi di Artù c’è anche lo sguardo dell’autore. Omar Kamal, ormai un adulto di trentotto anni e padre di tre figli, non ha ancora smesso di giocare e di sognare inventando realtà improbabili che nascondono, invece, le verità che sono sotto i nostri occhi. “Sono il quarto figlio" – dice ridendo – "quello meno maturo!”. Ed è proprio attraverso questo sguardo giocoso, apparentemente spensierato e leggero, che l’autore disegna la mappa dei valori della vita. Si parla di solidarietà, si racconta la solitudine delle persone anziane e si affronta il tema della pet therapy. Artù, convinto di essere stato insignito del titolo di “dottore”, infatti, aiuterà a rendere felici le giornate di molti di loro. Ma soprattutto nel libro c’è uno sguardo generale sulla vita e l’affermazione del principio che “nulla accade per caso” e che tutto quello che facciamo ci porta dove vorremmo essere. Seguire la propria indole farà arrivare ciascuno là dove avrebbe voluto.
Il romanzo termina, ma non c’è un vero e proprio finale, piuttosto c’è la sensazione della vita che continua a scorrere e di nuove cose che nascono su quelle vecchie. Artù probabilmente ha smesso di pensare di essere un discendente del “divino”, ha capito che non esiste l’immortalità, ma che la vita è bella così com’è. Lui ha raggiunto i suoi traguardi più importanti, ma la sensazione del lettore è che la storia non sia finita, che cose belle debbano ancora accadere, ad Artù, ma forse a tutti noi. Quello che è certo è che un po’ dispiace di dover chiudere il libro e di dover salutare il piccolo labrador e tutta la sua combriccola perché l’appuntamento con le loro avventure non solo fa tanta compagnia, ma scalda il cuore. Da rileggere di tanto in tanto.

 

 

 

 

 

 

Omar Kamal
Artù alla conquista del mondo
Roma, Robin Edizioni, 2012
pp. 350

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