"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Martedì, 27 Novembre 2012 05:43

Federico Garcia Lorca, anima dalle azzurre stelle

Scritto da 

Sala Ichòs e la sua piccola folla d’un sabato sera di fine novembre; l’atmosfera, come sempre, sa di vino e familiarità. Vi si omaggia Federico Garcia Lorca. L’omaggio al poeta s’affida a tre figure, due musici e un narratore; quest’ultimo ha l’aria familiare e la rassicurante bonomia del seriale preserale televisivo (Lucio Allocca). L’accompagnano una voce, qualche percussione e un paio di chitarre (Lello Ferraro e Antonio Chioccarelli).
Federico Garcia Lorca è lì, in un angolo, scruta dal basso una scena che gli fa posto; una sua foto, come votiva, accampa a scranno una sorta di comodino che drappeggia porpora.

Le canzoni, come i dolci, restituiscono l’aroma del loro tempo, attraversano il tempo stesso permeandolo come un soffio. Le letture di passi poetici s’intercalano con canti popolari eseguiti in iberico idioma e alla lettura – invero piana e senza soverchi sobbalzi di pathos –  s’accompagna una suggestiva aneddotica, che narra di conferenze e viaggi, di teatro ambulante e incontri, riuscendo a tratteggiare i contorni più umani della figura del poeta andaluso. Andalusia che è sfondo evocato di un milieu gitano fatto di paesaggi ed immagini, di personaggi, soffi di vento, suoni e colori, di una terra percorsa attraverso una sorta di ‘peregrinatio orphica’.
Sono parole di Federico, ma anche dell’amico Pablo Neruda, quelle a cui s’affida il racconto, quelle a cui si demanda missione di tinteggiar d’azzurro le stelle d’un anima “ruggente e gentile”.
A parole semplicemente lette più che recitate fa da contrappunto la musica di canzoni in cui rivive l’anima popolare di Spagna, interpretate con buona padronanza linguistica e musicale da Lello Ferraro, ottimamente coadiuvato da Antonio Chioccarelli alla chitarra. Funziona bene l’amalgama fra il canzoniere poetico lorchiano, i cui estratti pescano tra la sua produzione meno inflazionata, e il repertorio canoro proposto, consistente per lo più in canti divenuti inni della resistenza anti-franchista. Unico “intruso”, unica concessione al filologicamente corretto, En Libertad degli Inti-Illimani, cui però vien facile accordar licenza.
Ne sortisce un reading informato dal giusto grado di leggerezza, capace di rievocare le atmosfere andaluse dell’infanzia di Lorca, ma anche di suggerire parte dei fermenti culturali di cui questi fu protagonista, in particolar modo nella rievocazione dell’esperienza del teatro universitario La Barraca, sorta di carro di Tespi che Federico diresse e condusse in giro, portando il teatro tradizionale nella Spagna rurale. Un’esperienza quella che la Barraca portava avanti, in cui il sentimento d’un teatro che doveva necessariamente vestirsi d’impegno, divincolandosi dalle illusioni di sirene ingannatrici, è altro tema caldo suggerito dalla lettura di estratti conferenziali. E fu proprio durante uno di questi viaggi che avvenne macabro e poetico ad un tempo l’episodio che gli fu premonizione di morte, allorquando, lungo la strada di Castiglia, neri e feraci maiali s’avventarono su un agnello sbranandolo, lasciando Federico presago del compiersi d’un tragico destino.
La piccola sala di San Giovanni a Teduccio s’appassiona coinvolta, al punto di reclamare più e più volte reiterazioni del repertorio proposto. L’azzurra stella di un poeta strappato giovane all'arte e alla vita mostra di non voler smettere di brillare. Il suo luccichio riflette nell’intrinseca sua capacità poetica di appassionare.

 

Certe anime hanno azzurre stelle
Versi, prosa e canzoni di Federico Garcia Lorca con "ricordi" dell'amico Pablo Neruda
voce narrante Lucio Allocca
chitarra, percussioni e canto Lello Ferraro
chitarra Antonio Chioccarelli
lingua  italiano e spagnolo
Napoli, Teatro Sala Ichòs, 24 novembre 2012
in scena 24 e 25 novembre 2012

Lascia un commento

Sostieni


Facebook