“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Giovedì, 11 Maggio 2017 00:00

Gruppo 9 e dintorni: Gianluca Calvino si racconta

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Gianluca Calvino è uno scrittore e docente di scrittura creativa presso il laboratorio di Homo Scrivens a Pompei, nonché insegnante. Collabora col suo Gruppo 9, di cui sono usciti vari titoli fra cui il Premio Carver Party per non tornare, Non sono stato io e il più recente Gli affamati.

Qual è il tuo rapporto con il presente, con l'epoca che stiamo vivendo?
Mah, tutto sommato positivo. Nel senso che l’epoca che viviamo non è molto peggiore di quelle che l’hanno preceduta. Guerre, sterminii, genocidi, purtroppo fanno parte della natura barbara dell’individuo. Forse a livello culturale c’è stato un certo declino, ma anche questo credo che lo si dica da sempre. In tutte le epoche avremmo trovato quello che diceva “ai miei tempi era diverso”. La verità è che l’uomo è questo qui, poco da fare. L’importante è vivere con ironia, è l’unica cosa che ti può salvare dalla follia della vita.


La tua esperienza come docente di scrittura creativa.
È un’esperienza sempre arricchente, perché cambia di continuo, richiede un costante aggiornamento e ti consente di conoscere ogni volta persone, sensibilità, creatività differenti. Negli anni ho visto crescere dei talenti, alcuni dei quali sono ancora nella mia “scuderia”, mentre altri si sono lanciati nel bel mondo della scrittura “professionale”. È una soddisfazione vedere che ciò che semini sia in grado di produrre frutti così belli.

Il Gruppo 9. 
È una delle più grandi gioie che mi siano capitate, da quando faccio questo lavoro. Un collettivo di scrittura nato per gioco e che ormai, da sei anni, è in grado di produrre romanzi di qualità e successo, che conoscono un’ottima diffusione grazie al connubio con il nostro amatissimo editore, Homo Scrivens. È sempre sorprendente ciò che nasce e cresce nella fucina della Mondadori di Pompei (il luogo in cui tengo il corso di scrittura creativa nell’ambito del quale nascono le creazioni di Gruppo 9). Sono convinto che anche il nuovo romanzo, uscito proprio in questi giorni, Gli affamati, sarà in grado di ottenere il premio del pubblico e l’apprezzamento sincero dei lettori.

Il Napoli...
È la Fede, quella con la F maiuscola. Lo dico sempre, che la fede calcistica è esattamente come quella religiosa: non ha spiegazione, non ha utilità pratica ma non puoi farne a meno. Il Napoli è una passione che mi impregna totalmente, fin dall’infanzia... ma non voglio raccontare dei bei tempi in cui c’era Lui (parlo ovviamente di Diego), altrimenti mi commuovo.

Napoli...
È il luogo in cui sono nato e cresciuto, e che è in grado di sorprendermi con la sua bellezza tutti i giorni. Non sono mai appartenuto a quel folto gruppo di miei concittadini che spesso denigrano la propria città, insultandola e cercando la fuga ad ogni costo. Non ho mai negato la presenza di un numero importante di problematiche che incombono su Napoli (sarebbe stupido e ottuso farlo), tuttavia ho sempre avuto una visuale ottimistica in merito alle potenzialità e alla voglia di rilancio della città; e, orientamenti politici a parte, ho davvero la sensazione che Napoli si stia risvegliando. Vedremo.

Progetti per il futuro.
Letteratura e scrittura, è quello che so fare. È una condanna, che ci vuoi fare... Al di là dei progetti di scrittura collettivi con Gruppo 9, ti confido che sto lavorando a un mio romanzo. Spero di concluderlo entro l’anno solare. È un progetto ambizioso ma affascinante. E soprattutto, divertente; perché se si scrive senza provarci gusto credo che sia perfettamente inutile farlo (a meno che non ti propongano contratti sontuosi, in quel caso inutile non è!).

Il mondo dell'insegnamento.
È un altro ambito che frequento da parecchio, in un contesto privato e non pubblico. Ritengo che insegnare sia un mestiere bellissimo, se non si perde l’entusiasmo di trasmettere ai ragazzi la conoscenza. E per conoscenza non intendo solo ciò che è contenuto nei programmi ministeriali (spesso alquanto aridi e vetusti, lasciamelo dire); è molto più importante riuscire a far passare a quelle giovani menti l’amore per la cultura, la passione per la conoscenza a 360 gradi, la voglia di non smettere mai di crescere dentro, più che fuori. L’errore più frequente tra i miei colleghi sta nel dimenticare di essere stati tra quei banchi prima dei ragazzi a cui insegniamo. Tutti abbiamo avuto i nostri “guai” scolastici e i nostri problemi adolescenziali; i ragazzi vanno anche compresi, oltre che sgridati. Inoltre, comprenderli è divertente, e si imparano un sacco di cose. E stargli vicini aiuta a restare giovani. Diciamolo.

Un messaggio ai tuoi allievi.
Cari ragazzi, amate lo studio, i libri, la cultura a tutto tondo. Ma non dimenticate mai di divertirvi (in modo sano, per quanto possibile...); e viaggiate, più che potete. Perché il viaggio è il primo veicolo di conoscenza. Lo diceva Dante per bocca di Ulisse. E si sa, Dante ci prendeva quasi sempre.

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