“La vita costringe l’uomo a molte azioni spontanee”

Stanisław Jerzy Lec

Lunedì, 18 Maggio 2020 00:00

Questione di virus

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Un infinito natale mi ha dato il buongiorno ogni giorno dal 9 marzo. Stesso nucleo familiare, pigro nel risveglio mattutino e indaffarato intorno ai riti dei pasti e del dopo pasto alla riscoperta di giochi e cruciverba o di solitari notturni col sottofondo della radio, senza fretta, assecondando la personale propensione al nottambulismo in quella zona della notte che sa placare le ansie da dovere.

La prima settimana mi è parso un gioco da fare, quello infantile del sarò buona e ubbidiente per avere il premio promesso e tutto passerà in fretta. Come potrebbe essere altrimenti col livello di progresso scientifico raggiunto dal nostro mondo? Io non aprirò la scatola prima del tempo stabilito e il regalo che contiene sarà mio, contrariamente alla bimba del racconto della mia infanzia, una tipa troppo curiosa per resistere alla tentazione del dono, rinchiuso dai genitori nel pacco forato, un uccellino desideratissimo e perso per la fretta di possederlo. Simbolo di libertà?
Difatti puntuale arriva la fase della malinconia serale, a quell’ora del crepuscolo che accresce ogni disagio e la smania di uscire per un cinema, uno spettacolo, un incontro tra amici. L’ho assecondata con la visione di vecchi e nuovi film, qualcuno in videocassetta che volevo rivedere da anni, come Il giudizio universale, ancora magnifico.
I film sono, da che ho memoria, il mio conforto, la mia via di fuga o di scoperta, la mia terapia rosa, sofisticata, d’autore o il divertimento, necessari allo stato d’animo del momento, come e più della lettura. E capita che, dopo cena, una forza si impossessi di me trascinandomi davanti alla tv e pretendendo una scelta di qualità troppo spesso disattesa, ma che ancora non mi motiva alla visione in streaming sul pc. Il televisore è un oggetto che pure ho imparato ad amare e che mai sostituirà il piacere del rito collettivo nella sala cinematografica, della risata o del silenzio condivisi con la platea, figurarsi il pc.
Questo per il cinema è un virus che ho attaccato a mia figlia, insieme all’amore per il teatro, lei ha una sua lista segreta di film da vedere, che insegue tenacemente e che talvolta condivide, in poltrona, alla luce dell’abat jour del soggiorno.
Il resto della giornata va perso in mille faccende più o meno utili e igienizzanti e nell’incapacità di concentrarmi su altro che mi piace e mi attende da tempo. Una difficoltà ante-quarantena dovuta ad altri motivi, che hanno richiesto il loro tempo di decantazione.
In questi giorni da Covid la vita è soprattutto interiore, un lavorio costante dei miei pensieri sugli stimoli esterni, sul mio sentire, sui conflitti generazionali che non sono mancati e che mai come ora hanno condotto a nuovi livelli di consapevolezza e di complicità.
Del restare a casa mi turba esclusivamente l’obbligo, per innato ottimismo il resto mi viene facile, lo stare da sola mi è necessario nella stessa misura dello stare con gli altri. Mi inquieta maggiormente uscire armata di mascherina, guanti e diffidenza verso il prossimo da scansare, la casa mi protegge e libera da questa disumanità alla quale pure mi abituerò.
La prima volta ho raggiunto una via Toledo deserta e sinistra, e senza averlo deciso mi sono sorpresa ad allontanare un ragazzo che mi veniva incontro per chiedere soldi. Ancora mi chiedo come ho potuto. Con le dovute distanze, ho compreso profondamente il rinnegamento di Pietro nei confronti del Maestro, siamo programmati per sopravvivere e a questo ubbidisce la nostra risposta non meditata. L’essere umani è una conquista.
Oggi, alla vigilia della Fase 3, mi muovo spavalda tra tutti questi arnesi spersonalizzanti e i passanti, le mascherine continuano a soffocarmi e ad avere un cattivo odore, mi cola il naso al loro interno e sudo, cosa che non sopporto. In aggiunta mi inquieta il futuro prossimo, il mio, perché mi pare di averne ancora meno e di peggiore qualità, quello di tutti e dei ragazzi, in particolare, che hanno conosciuto ciò che ad un paio di generazioni era stato risparmiato.
Certo tutto finirà e ci riabbracceremo festanti, in un mondo dagli equilibri immutati? Riusciremo a perdere questa preziosa occasione di cambiamento? Cos’altro ci costringerà ad accettare la paura e la nuova crisi economica?
Se, come pare, siamo programmati per sopravvivere e riprodurci avremo bisogno di dimenticare in fretta ed anche per questo, temo, siamo ben attrezzati.

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