“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Venerdì, 20 Settembre 2013 02:00

Vai che ce la fai

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Una fatica tutta italiana per Gianni Amelio questo L’intrepido, in concorso all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ma, in seguito, presentato anche al Toronto Film Festival (nell’edizione del 2011 il suo precedente Il primo uomo vi aveva vinto il premio Fipresci, evitando sia la passerella veneziana che romana).

Le premesse per una premiazione c’erano tutte, a cominciare dal fatto che l’ultimo Leone d’oro è toccato all’Italia grazie a Così ridevano di ormai quindici anni fa, ma la giuria presieduta da Bertolucci ha abilmente rispettato le aspettative nazionali assegnando la vittoria al 'doc' italiano Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Una vera fatica, se si pensa che L’intrepido sembra sia nato dall’incontro alla scorsa Mostra del Cinema tra il regista e il produttore Carlo Degli Esposti. E così, in meno di un anno il film è stato scritto, girato e montato, pronto per la kermesse veneziana (grazie anche a Rai Cinema), esempio fruttuoso delle sinergie positive presenti ancora nel nostro sistema cinema.
Lo sguardo di Amelio stavolta si rivolge alla contemporaneità e in particolare alla crisi (economica e di conseguenza materiale, sociale, personale) che condiziona le vite di ognuno, ma in special modo di chi combatte una quotidiana battaglia per la sopravvivenza.
Dal cielo di una Milano splendidamente fotografata dal solito Luca Bigazzi è scomparsa la stella del lavoro tutelato e equamente retribuito: se c’è, si tratta di lavoro più che precario, a ore e ovviamente in nero. E sì, perché il protagonista Antonio Pane (dalla proverbiale bontà) è costretto a rimpiazzare i lavoratori assenti nei più svariati mestieri: un losco proprietario di una palestra di boxe gli segnala giorno per giorno dove recarsi e lo paga di tanto in tanto. Nel frattempo Antonio studia per un concorso e riceve saltuariamente la visita del figlio, sassofonista diplomato al conservatorio e impegnato in una band, mentre la moglie lo ha lasciato per un tizio dalla posizione più solida. Al concorso il Nostro conosce Lucia, giovane precaria in lotta con bollette e affitto.
La sceneggiatura di Amelio e di Davide Lantieri cerca quasi un tono da commedia, grazie anche all’interpretazione di Albanese, a suo agio nei panni dell’omino buono e adattabile agli intoppi della giornata, sempre animato da un sentimento (pro)positivo nei confronti della vita. Certo non di commedia si tratta, perché le premesse e gli eventi non lo permettono, ma si avverte una leggerezza che evita risolutamente una totale plausibile adesione all’esigenze del realismo. Il film appare allora indeciso tra un tono drammatico e uno più leggero e fiducioso. Antonio si muove come un novello Charlot (e si cita vezzosamente Tempi Moderni) ma il suo volteggiare si scontra con la pesantezza delle inquadrature e del ritmo in generale che appesantiscono lo svolgersi del racconto. Ad esempio un Olmi, gran cantore di Milano, non avrebbe mutato ritmo di inquadrature e di tono, assicurando all’opera una coerenza tematico-formale che ne preservasse la credibilità della rappresentazione (penso al candido protagonista di Durante l’estate e alla felicità narrativa che ne incornicia la vicenda). Alcuni momenti sono di grande riuscita visiva (la “scoperta” nel deposito del negozio di scarpe), altri stentano un po’ a farsi accettare (perché la parentesi albanese?).
Alla fine sembra che Amelio non abbia potuto (o voluto) osare di più nel decidersi per una opzione risolutamente ottimista: l’amaro c’è, non potrebbe essere altrimenti, e forse per questo non ha voluto evitare alcuni richiami alla cronaca più cruda, ma non è detto che la forzata compresenza di sorriso e dolore assicuri la giusta misura per rappresentare una rivincita, seppur circoscritta alla dimensione personale dei protagonisti (padre e figlio).

 

L’intrepido
regia Gianni Amelio
con Antonio Albanese, Gabriele Rendina, Livia Rossi, Alfonso Santagata, Sandra Ceccarelli
sceneggiatura Gianni Amelio, Davide Lantieri
distribuzione 01 Distribution
fotografia
Luca Bigazzi
musica Franco Piersanti
paese Italia
lingua originale italiano
colore colore
anno 2013
durata 104 min.

 

 

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