“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Sabato, 28 Settembre 2013 02:00

Bertolucci, Parigi, Zagarol a tanto burro e tango

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In questi giorni si è fatto un gran parlare di queste sconvolgenti dichiarazioni di Bernardo Bertolucci riguardo alla scena famosissima, una delle più note della storia del Cinema, della sodomizzazione di Maria Schneider da parte di Marlon Brando nel film Ultimo tango a Parigi. Dopo qualche giorno di titubanza, e soprattutto a mente fredda, abbiamo deciso di dire la nostra in merito alla questione, ma prima facciamo un po’ di chiarezza.

Dunque, il noto regista ha dichiarato che, dopo aver avuto una folgorante intuizione a colazione con Brando, decise di girare la succitata scena senza informare l’attrice dei fatti, lasciando intuire (secondo altri articoli invece, ammettendo a chiare lettere) una sorta di stupro da parte di Brando sulla povera Maria Schneider. Va aggiunto, per completezza di informazione, che l’attrice ha sempre dichiarato che quel film, in particolare quella scena girata nei lontani anni '70, l’aveva turbata e non poco, tanto da farla sprofondare in depressione e abuso di alcool e droghe. Ora, ci sono un po’ di considerazioni che ci piacerebbe approfondire, considerazioni che a nostro parere smentiscono tutto questo vociare intorno allo stupro, quanto meno in termini puramente speculativi (non abbiamo nessuna prova empirica a riguardo, né in una direzione, né nell’altra), ma allo stesso modo fanno uscire Bertulocci peggio che se il fatto fosse vero.
Innanzitutto, di attori in crisi esistenziali dopo aver girato il film della vita è pieno il mondo, da Anthony Perkins che non riuscì mai più a smettere i panni del serial killer (nonostante non avesse mai ucciso nessuno, almeno non durante le riprese di Psycho) tanto da creargli terribili problemi di origine sessuale, alla coppia Cruise-Kidman che, come molti sapranno, entrarono in crisi dopo aver completato le riprese di Eyes Wide Shut. Insomma, la difficoltà di un interprete ad uscire dal suo personaggio non è il segno evidente che quel personaggio abbia vissuto qualcosa di reale, ma è più verosimilmente dimostrazione del fatto che quel personaggio è stato per l’artista che lo ha portato in vita un’essenza ideale concreta. Detto ciò, l’idea del regista tutto votato all’arte, disposto a tutto pur di ottenere ciò che ha in mente, è sicuramente affascinante, ed anche qui possiamo citare qualche precedente. Uno su tutti, il piccolo Enzo Staiola, coprotagonista di Ladri di biciclette che viene sgridato in maniera terribile da Vittorio De Sica tanto da scatenarne il pianto. Questo stratagemma servì al regista per rendere realistica la scena del padre malmenato sotto gli occhi lacrimanti del figlio. Siamo sicuri che se si potesse indagare più approfonditamente nei prodotti meno noti, qualcosa di non proprio pulito verrebbe fuori. Insomma, in qualche parte del mondo sicuramente il mezzuccio sporco per ottenere il proprio fine ci sarà stato, ma non ci sentiamo in accordo con chi sostiene che in nome dell’Arte tutto è lecito, ed il motivo è molto semplice. Ovviamente, lungi da chi vi scrive l’intenzione di farne una questione morale, ma il senso di questo rifiuto è prettamente ideologico. Riteniamo, come affermato in altre occasioni, che l’Arte sia nella consapevolezza. E quale consapevolezza avrebbe avuto la povera Maria nel farsi imburrare e sodomizzare da quel vecchio marpione di Brando? Il realismo tanto sbandierato da Bertolucci sarebbe stato artistico solo e soltanto se la sua attrice avesse offerto in scienza e coscienza la propria performance, e non presa alla sprovvista come una qualsiasi mignotta braccata in un vicoletto buio da un pervertito. Si potrebbe obiettare che l’Arte di cui si sta parlando è un’arte che prescinde dagli strumenti utilizzati (gli attori) per concentrarsi prettamente sul prodotto finale, opera della mente del regista, unico vero artista in questione. Se così fosse allora si sosterrebbe involontariamente che il Cinema non è più una forma d’arte di gruppo, ma un’espressione artistica come tutte le altre, significherebbe quindi che l’arte della recitazione, l’arte di comporre musica sotto una determinata scena o l’arte di creare una particolare luce in una specifica stanza è solo un piccolo contributo dato alla mente geniale del regista. Sinceramente, non siamo d’accordo con questa opinione, riteniamo che il Cinema sia un lavoro di equipe, un puzzle di varie forme d’arte, forse l’unica che le racchiude tutte, e che il regista sia il coordinatore che deve mettere in perfetto incastro i vari pezzi fino a crearne un corpo unico.
Il lavoro di Bertolucci, come di ogni regista, è quello di rispettare in primis l’arte del suo attore, di informare sul cosa vuole ottenere da lui e se proprio l’attore non ci riesce, non dobbiamo per forza sminuire l’intero prodotto dell’opera né tanto meno considerare cattivo il lavoro del regista. Se così non fosse allora Pasolini sarebbe il peggior regista di tutti i tempi visto che non possiamo certo dire che i suoi attori erano impeccabili, tanto che perfino Totò in Uccellacci e uccellini sembra un po’ zoppicare. Concluso il discorso sull’Arte, possiamo ora spiegare perché, nonostante tutti questi preamboli, poco crediamo alla faccenda dello stupro. Innanzitutto perché, secondo l’ammissione dello stesso Bertolucci, l’obiettivo era quello di raggiungere un realismo autentico. E quale sarebbe questo realismo nella scena in questione? Ora ci chiediamo: se decidiamo di girare una vera scena di stupro per essere estremamente realisti, la giriamo in modo che sia chiara e limpida o che faccia vedere poco o niente? Nella scena in questione non c’è visione né della penetrazione del burro (?) né della penetrazione del Brando. Ricordiamo che scene di sesso esplicito erano già riprese in capolavori dell’epoca come Ecco l’impero dei sensi ed altri. Bertolucci avrebbe quindi deciso, d’accordo con Brando, di stuprare Maria Schneider fuori campo, al solo scopo di ottenere una reazione sconvolgente dell’attrice (che poi non si è capito se la Schneider non era al corrente della sodomia o del burro, forse di pessima marca o scaduto). La Schneider, inoltre, stuprata (o irritata dal burro), continuerebbe a recitare la parte sulla famiglia e le altre nenie che Brando le fa dire. Infine, non ce ne voglia Maria che è stata attrice in seguito straordinaria, ma non ci pare che nella scena in questione sia di un’interpretazione così sconvolgente. A tal proposito rimandiamo alla visone degli 8 minuti di stupro subiti da Monica Bellucci in Irréversible, roba da accapponare la pelle, oppure al lungo stupro di gruppo presente nel meno famoso film sempre anni '70 Non violentate Jennifer, scene che Bertolucci probabilmente non ha mai visto né sognato. Insomma, a noi pare che questa faccenda sia solo una terribile montatura, ed ecco che arriviamo al perché dell’affermazione che avevamo dato all’inizio la quale sosteneva che Bertolucci ne esce molto male.
Il Bertolucci regista ne esce forse salvo, perché tutto sommato ha regalato al Cinema una scena toccante senza compiere atti illeciti, il Bertolucci uomo però ne esce sporco e vile, perché voglioso di sfruttare fino all’ultimo la notorietà del suo film più famoso e della sua scena più pruriginosa fino a calunniare due figure incapaci di difendersi, Schneider nella parte della vittima stupidina, e Brando in quella del carismatico carnefice. Tutto questo per spremere ancora una volta la popolarità della scena e incuriosire le nuove generazioni al fenomeno burro. Per fortuna però, negli anni c’è stato chi ha colto che la vera grandezza di un film come Ultimo tango a Parigi sta nel suo essere facilmente preso per i fondelli. È ormai da anni che la critica ufficiale ha riconosciuto infatti grande merito alla parodia del 1973 diretta da Nando Cicero ed interpretata da un sontuoso Franco Franchi dal titolo Ultimo tango a Zagarol. Rivisto oggi, il capolavoro di Cicero tocca vette sconosciute all’originale ed è sorprendentemente profetica la figura della regista senza scrupoli interpretata dalla grande Franca Valeri, un personaggio che si avvicina molto al Bertolucci raffigurato in questi ultimi giorni. Francis Ford Coppola, da grande uomo di cinema, riconobbe da subito i meriti del film di Cicero e lo volle acquistare per il mercato estero. Per quanto riguarda invece Bertolucci, in un’intervista dichiarò che si era sempre rifiutato di vederlo perché timoroso di scoprire che fosse migliore del suo. Oggi, alcuni critici cinematografici scrivono che se messi a confronto è difficile stabilire quale dei due sia la parodia dell’altro.  

 

Ultimo tango a Parigi
regia
Bernardo Bertolucci
con Marlon Brando, Maria Schneider, Jean Pierre Lèaud, Massimo Girotti
produzione Alberto Grimaldi
paese Italia, Francia
colore a colori
anno 1972
durata 136 min.

 

Ultimo tango a Zagarol
regia
di Nando Cicero
con Franco Franchi, Franca Valeri, Martine Beswick, Gina Rovere, Nicola Arigliano
produzione Mario Mariani
paese Italia
colore a colori
anno 1973
durata 99 min.

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