“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Giovedì, 08 Giugno 2017 00:00

"Pastorale americana": la morte del sogno americano

Scritto da 

“Io, il famoso scrittore, l’ultimo a conoscere questa storia. Ma adesso voglio sapere tutto, voglio sapere cosa ne è stato dell’uomo da cui ci saremmo aspettati solo successi, il nostro eroe, il nostro Kennedy”

 

Seymour Levon, “lo svedese”, conduce quella che potrebbe definirsi un’esistenza perfetta: vive in una bella tenuta in campagna del New Jersey con la sua bella moglie, un tempo reginetta di bellezza, e la loro unica figlia Merry, il cui balbettio appare l’unica motivazione di preoccupazione per l’uomo.
Per anni alla guida delle squadre di football, baseball e basket della sua scuola, e dipinto da chiunque come un eroe per le sue doti atletiche ed il suo aspetto molto gradevole, gestisce ora la Newark Maid, una piccola fabbrica di guanti in espansione, lasciatagli dal padre al momento del suo pensionamento.

I tre sembrano condurre un’esistenza idilliaca nel corso dei decenni, finché la giovane Merry, ormai sedicenne, non decide di unirsi al gruppo di estrema sinistra dei Weathermen, pronti ad intervenire con gesti estremi, quali compiere attentati nei luoghi pubblici, in un impeto di protesta contro la Guerra del Vietnam ed i disordini razziali.
Artefice dell’attentato dinamitardo all’ufficio postale del paese, Merry fa perdere le sue tracce, lasciando ad entrambi i genitori le ceneri di un’illusione a cui per anni avevano prestato fede: la “vita pastorale” di Seymour è in pezzi e non sembrano esservi modi per risalire.
Merry, con i suoi sedici anni e la sua vandalizzazione di quello che potrebbe essere definito il sogno di tre generazioni di uomini innamorati dell’America, “sbalza fuori dalla tanto desiderata pastorale americana e lo proietta in tutto ciò che è la sua antitesi e il suo nemico, nel furore, nella violenza e nella disperazione della contropastorale: nell’innata rabbia cieca dell’America”.
A fare da cornice alla frattura della parabola americana raccontata da Philip Roth nel suo best-seller Pastorale Americana è Nathan Zuckerman, già protagonista di altre opere dello scrittore, il quale apprende la vita dell’ex atleta prodigio dall’amico e fratello dell’uomo Jerry Levov.
Della sua vita, Zuckerman traccia un ritratto a tinte opache di un arco temporale di circa dieci anni, frutto della ricostruzione immaginaria della sua vita, nato dal dialogo con l’amico di liceo e da due incontri con Seymour stesso.
Il fine di rappresentare la corsa di questa famiglia ebrea alla partecipazione attiva e completa nel grande panorama americano viene esplicitamente dimostrato nell’atmosfera che si irradia nelle pagine, molto lente, che seguono la presa di coscienza circa l’attentato organizzato da Merry, attentato che si rivela non solo una scandalo in grado di cancellare per sempre l’immagine stereotipata di famiglia perfetta, ma soprattutto l’inganno in cui l’uomo aveva condotto la sua esistenza.
"Mai, in tutta la sua vita, aveva avuto occasione di chiedersi: 'Perché le cose sono come sono?' Perché avrebbe dovuto farlo se per lui erano sempre state perfette? Perché le cose sono come sono? Una domanda senza risposta, e fino a quel momento era stato così fortunato da ignorare addirittura che esistesse la domanda".
Nel descrivere quella che lui stesso definisce una storia “molto semplice e molto comune, e perciò bellissima, perfettamente in linea con i valori dell'America“, Philip Roth dichiara apertamente di aver sfruttato come modello le opere di Lev Nikolaevic Tolstoj e la figura di Ivan Il'ic, giurista quarantacinquenne protagonista de La morte di Ivan Il'ič (1886).
Di esso, riprende non solo alcune citazioni divenute famose per la loro carica drammatica, ma anche l’espediente narrativo di far cominciare la narrazione alla morte annunciata del protagonista.
Tuttavia, rispetto al modello esplicitamente menzionato dall’autore nelle sue interviste, l’opera si evolve in modo del tutto inaspettato: così come Merry tradisce il sogno dei suoi avi, Roth tradisce le vicende di Ivan, impedendo al suo protagonista di veder risolti i suoi dubbi e le sue incalzanti domande esistenziali.
Nel momento della morte, infatti, Ivan si abbandona al riposo eterno con la consapevolezza di aver compreso ed accettato di aver condotto un’esistenza vana perché legata a false immagini di sé; Seymour, come testimonia il suo secondo matrimonio, decide al contrario di calare il sipario sul suo passato e riprendere la sua corsa alla totale assimilazione. 
Il racconto di Philip Roth, vincitore del Premio Pulitzer nel 1997, ha stuzzicato nel corso dello scorso anno la curiosità di Ewan McGregor, reso celebre dal film Trainspotting, il quale ha deciso di prestare il suo volto allo “svedese” e di farne il suo esordio alla regia, cogliendo la possibilità di cimentarsi in questa nuova avventura dopo l’avvicendarsi di molti registi sulla sedia della direzione
Il film, distribuito da Eagle Pictures nel settembre 2016, ha ricevuto il benestare dell’autore, che lo ha definito “l'unica trasposizione cinematografica all'altezza del libro", lodando la regia di McGregor e le interpretazioni di Jennifer Connelly (la moglie Dawn Dwyer) e Dakota Fanning (Merry).
Nonostante le recensioni positive dell’autore stesso, la critica ha stroncato il film. Così, infatti, ne parlò il critico cinematografico del New York Times, Stephen Holden, nella sua recensione: “Il film non è una profanazione, ma una grave riduzione di un complesso capolavoro letterario. Questa superficialità, basata su un libro che evoca un’immagine bruciante della disintegrazione del sogno americano negli anni Sessanta, soprattutto per quanto riguarda l’identità ebraica e l’aspirazione, ammonta a poco più di una doverosa lista di scene che non potevano non essere girate”.
La pellicola ha significato per l’attore scozzese una sfida non indifferente, che ha tentato di non tradire le atmosfere create dallo scrittore statunitense.

 

 

 

Philip Roth
Pastorale americana
traduzione di Francesco Mantovani
Einaudi, Torino, 1998 (1997)

 

American Pastoral
regia
Ewan McGregor
con Ewan McGregor, Jennifer Connelly, Dakota Fanning, Rupert Evans, Peter Riegert, Valorie Curry, David Strathairn, Uzo Aduba, Mark Hildreth, Molly Parker, Ocean James, Julia Silverman, David Whalen, Corrie Danieley, Samantha Mathis
sceneggiatura John Romano
musiche Alexandre Desplat
produzione Eagle Pictures USA
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2016
durata 108 min.

Lascia un commento

Sostieni


Facebook