“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Giovedì, 13 Aprile 2017 00:00

La Disney, quella Bella

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Tanti anni fa, quando ero più piccolo, vidi un cartone animato. Un cartone che parlava di un essere reso solitario dal proprio pessimo carattere, mostro tra gli uomini, e che per aver rifiutato di compiere un unico atto di gentilezza aveva condannato se stesso e tutti quelli che aveva intorno a patire la pena dell’estrianamento e dell’indifferenza, della paura e dell’isolamento. E a eterno memento della sua pena, una rosa, il più bello e delicato tra i fiori, che petalo dopo petalo segnava l’avanzare del tempo e il doloroso prolungarsi della sua pena.

Poi, d’un tratto, un fascio di luce squarcia le tenebre: una giovane donna entra nella sua vita nel peggiore dei modi possibili, prigioniera del suo mondo di tristezza e solitudine, e, complice l’aiuto (non proprio disinteressato) dei suoi compagni di sventura e dell’animo curioso, gentile e impavido della ragazza, l’essere isolato comprende i propri errori, e trova amore e felicità, dopo un ultimo estremo sacrificio.
Signore, e signori, La bella e la bestia.
Tratto da una delle versioni più comuni del 1700, la fiaba Disney ha viaggiato per decenni, diventando famosa e comune anche tra le generazioni più giovani e meno sensibili, fino a ricevere la “benedizione” di un rinnovo visivo, nelle sue versioni Live Action. E dopo alcunii terribili tentativi, mamma Disney ci mette lo zampino, e realizza la versione che da un paio di settimane tutti o quasi acclamiamo e adoriamo.
Con la regina dei cuori dei fan di Harry Potter, Emma Watson, nei panni di Belle (ma chi altro è Hermione Granger, il suo personaggio nella saga magica più amata di sempre, se non una Belle del mondo non-Babbano?), Luke Evans nei panni del Gaston più narcisista e mascolinamente cattivo che possiate immaginare, Dan Stevens sotto i peli al CGI della Bestia (se non lo conoscete, guardate Downton Abbey) e nella sempre e comunque deludente versione umana, il film ha colpito nel segno sia fan sfegatati che creato nuovi proseliti, nonostante il doppiaggio italiano che zoppica un po’ e forse rende meno godibile quello che in lingua originale è un tripudio di divertimento e nostalgia.
E proprio a proposito della tanto cara nostalgia, niente questa volta ha fatto gridare al j’accuse per l’incasso facile: La bella e la bestia diretta da Bill Condon (purtroppo famoso per The Twilight Saga: Breaking Dawn parte 1 e 2) è un film a sé, che mima la sua controparte cartoon, in un modo paragonabile a quello usato all’epoca dai disegnatori, che sfruttavano come riferimento figure dal vivo e coreografie registrate per realizzare i propri sogni su pellicola e colore. Ogni parte del film, infatti, riproduce sì fedelmente le scene, ma aggiunge a esse un tocco in più, come la scena della lavatrice e della “capra”, della biblioteca di paese o la alfabetizzata Bestia: piccoli dettagli, strizzate d’occhio al pubblico più attento, che danno motivo di vedere e rivedere questa pellicola per non perderne neanche uno.
Uno dei punti che più mi preoccupava erano le canzoni: riuscirò a disturbare tutta la sala intonando a squarciagola Stia con noi (Be My Guest per gli anglofoni), o balbetterò e resterò deluso e impacciato per tutto il film? Sì e no: i testi in italiano sono un po’ diversi da come li ricordate, e tra parole nuove e tempi un po’ diversi (adattati a nuove sequenze e diktat cinematografici vari), da un lato ti sorprendono, dall’altro ti fanno un po’ maledire il vecchio Walt e la sua cricca.
Le ambientazioni, di contro, sono quasi perfette: con un occhio al realismo più vicino alla realtà in cui è ambientata la fiaba, riescono a mantenere un senso di favola e meraviglia non semplice da realizzare. Basta infatti ripensare all’eccessivo e barocco castello dell’ultima pellicola su La bella e la bestia, dove ogni cosa era davvero troppo dorata, troppo grande e troppo irreale per essere presa sul serio. Qui invece, come nel cartone, sono stati capaci di mostrare solo il necessario, dando però tutti gli elementi al pubblico perché fosse esso stesso a costruire nella propria mente il resto degli ambienti, fotogramma dopo fotogramma.
E gli attori? Il casting ha centrato l’obiettivo: Evans nei panni del pompatissimo Gaston è semplicemente eccezionale, per espressione, gestualità e atteggiamento, che ricordano perfettamente il cartonato dal mento volitivo che tenta di uccidere la Bestia. Anche per Emma Watson un bell’8, ma forse perché ancora troppo affezionato alla Hermione della Rowling, forse perché non esattamente priva di imperfezioni nella versione cantata inglese, il personaggio non convince proprio del tutto: va però anche detto che le è toccato il compito più difficile, e cioè “sdoganare” Belle. Un’operazione quasi riuscita, quella che nelle intenzioni del regista doveva vedere un principessa Disney più spregiudicata e meno preda degli eventi, non solo con il compito di indirizzare la Bestia verso il giusto cammino per la salvezza, ma anche con l’onere di portare un tocco di personalità in più in un personaggio che, per via delle mode del tempo storico in cui è stato creato, pecca di una voce netta e decisa. Ed ecco quindi che la vediamo inventrice, insegnante e “maga” della fuga, accenti sul personaggio che hanno permesso di inserire qualche tono macchia di colore in più al suo carattere, modificando leggermente il suo tropos in maniera leggera, ma difficile da non vedere. Un inserimento, però, arduo nel contesto dalla mente chiusa del piccolo villaggio di provincia dove lei e suo padre sono atterrati povenienti dalla grande città.
Un’altra scelta, ponderata e di effetto è senza dubbio Le Tont, il compare di Gaston, radicalmente modificato rispetto alla sua versione originale. Mentre nel cartone, infatti, ci troviamo davanti a un piccolo e malvagio essere umano, fatto di rancore e pronto a tutto per baciare i piedi al suo massiccio amico, la sua controparte dal vivo è gentile, preoccupata, quasi amabile e dichiaratamente omosessuale, anche se nessuno sembra (o vuole) vederlo davvero. Così ci troviamo davanti a un personaggio vecchio ma anche completamente nuovo, che di sicuro vi lascerà col sorriso sulle labbra fino alla fine (quasi inedita) del film.
La bella e la bestia? Bello, bestiale, romantico: in poche parole, da favola.

 

 

 

La bella e la bestia (Beauty and the Beast)
regia Bill Condon
soggetto La bella e la bestia
scritto da Linda Woolverton
soggetto La bella e la bestia
di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont
sceneggiatura Evan Spiliotopoulos, Stephen Chbosky
con Emma Watson, Dan Stevens, Luke Evans, Kevin Kline, Josh Gad, Ewan McGregor, Stanley Tucci, Ian McKellen, Emma Thompson, Audra McDonald, Gugu Mbatha-Raw, Nathan Mack, Hattie Morahan, Gerard Horan, Thomas Padden
produzione
Walt Disney Pictures, Mandeville Films
ditribuzoine (Italia) Walt Disney Studios Motion Pictures
paese
Stati Uniti d'America
lingua originale inglese
colore colore
anno 2017
durata 129 min.

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