“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Sabato, 12 Marzo 2016 00:00

Hi, my name is Deadpool!

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Deadpool. Se non avete ancora visto il nuovo film targato Marvel dovete andarci di corsa. Il supereroe in tuta di spandex rossa non è il solito "buono" creato a immagine e somiglianza dei valori migliori che l'umanità dovrebbe possedere. È semplicemente Deadpool, the merch with a mouth, l'uomo con più parlantina che armi (e di "giocattoli" ne possiede tanti).
Interpretato da Ryan Reynolds, Wade Wilson è ex mercenario, ora assassino su commissione per chiunque abbia abbastanza soldi, che come nelle migliori fiabe veste i panni del cavaliere senza macchia e senza paura per andare a salvare la donna che ama.

Ho detto "donna che ama".
Sì, perché Deadpool è anche una storia d'amore.
È un film d'azione, ci sono i supereroi, e c'è una coinvolgente, strappalacrime, erotica (molto erotica, non portate i bambini con voi se dopo non volete parlare di api e di fiori) storia di due innamorati e di un pericolo mortale.
Deadpool è uno di quei film fatti per essere epici, nel senso più nerd del termine: la trama sostanzialmente è debole, non ci sono grandi cliffhanger e tutto procede in maniera lineare e anche abbastanza scontata, ma nel complesso il film – nonostante i dialoghi puerili con battute piuttosto volgari, che non ti aspetteresti vengano pronunciate da un supereroe, personaggi fortemente stereotipati, al limite della caricatura di loro stessi, tanto che basta conoscere davvero poco l'universo Marvel per apprezzarne gli atteggiamenti resi goffi e fuori dai soliti schemi – dà un'aura di "troppo bello per essere vero" alla pellicola, al punto che per tutto il tempo non puoi fare a meno di ridere.
Sì, Deadpool è un film fatto per essere divertente.
Se non conoscete il personaggio a fumetti da cui prende le mosse questo cinecomic, ecco una breve – brevissima – sintesi: nasce negli anni '90 dalla mente di Fabian Nicieza e dalle matite di Rob Liefeld, e continua a fare apparizioni qua e là in e in. Essenzialmente è la controparte Marvel del personaggio DC Deathstroke, e da qualche anno ha una serie regolare distribuita anche in Italia. La sua caratteristica fondamentale non sono i poteri, ma i suoi difetti: personalità multipla (la sua più altre due squisitamente rappresentate nei fumetti da due box gialli di pensiero in due font distinti e separati), schizofrenia, battutacce e... rottura della quarta parete.
Signori, Deadpool sa di essere un fumetto – o quasi. In sostanza è consapevole del pubblico che lo osserva. Questo particolare (ripreso perfettamente anche nel film e probabilmente il punto di forza principale del personaggio, oltre alla storia al limite dell'assurdo) è tra le cose più interessanti, perché permette a noi del pubblico di non prendere mai troppo sul serio tutto quello che fa, mettendoci in condizione di goderci il lato ironico delle sue azioni senza tormentarci con domande "come ha fatto a fare questo o quello" o più semplicemente "perché".
Ma ragazzi, perché lui è Deadpool. E Ryan Reynolds lo ha così capito che ha pregato la Marvel per circa dieci anni per avere il permesso di girare una pellicola su di lui. E ha vinto la scommessa.
Ma parliamo proprio del buon Reynolds: dopo aver portato già una volta sullo schermo questo personaggio nella pellicola da lui diretta X-Men: Wolverine – Le origini, in una versione completamente sballata e che ha fatto storcere il naso ai più (raggi laser dagli occhi, katane che spuntavano dalle braccia e bocca cucita perché – appunto – parlava troppo) e aver indossato una calzamaglia verde animata in Lanterna Verde (interpretazioni che pare non siano piaciute neanche a lui, al punto che vengono apertamente prese in giro nel film), Reyonlds con questa pellicola ha confermato quello che molti già pensavano di Hugh Jackman con Wolverine: non può esserci Deadpool al di fuori di lui (sembra un comandamento biblico? ebbene lo è!).
L'umorismo, l'espressività prima e dopo la trasformazione, la naturalezza con cui sullo schermo usa un unicorno (non vi dico come ma se avete già visto il film mi avete capito perfettamente) e scuce parolacce e cattiverie gratuite una dietro l'altra lo hanno consacrato all'uomo in tuta rossa dei nostri sogni senza eccezione.
Il film in sé altro non è che di supporto alla interpretazione: dai titoli di testa (divertenti, dissacranti, un incipit in media res che ci aiuta da subito a entrare nell'atmosfera fuori dai canoni e fuori di testa del film) all'ultima battuta, Reynolds è calato perfettamente nella parte, tanto nei dialoghi quanto nella gestualità. Un personaggio come Wade Wilson – dal punto di vista fisico – non è facile da gestire: immaginate di essere un pazzo scatenato con un fattore rigenerante alla X-Men e le capacità del miglior killer del mondo. Come lo portereste in scena? Come ha fatto Ryan Reynolds. Punto. Fine del discorso. Di Caprio dagli il tuo Oscar (scherzavo, tranquilli, dopo venti anni lasciamoglielo, anche se io tifavo per l'orso). Il modo in cui sembra sempre rilassato qualsiasi sia la situazione, la rabbia che lo pervade nei momenti di maggior tensione e che scarica sui suoi nemici fino al punto di catarsi quasi immediata in cui ritorna un buontempone armato di spada, rendono questa trasposizione azzeccata come poche altre.
Allo stesso tempo, durante il film – come detto prima – rompe la famosa quarta parete per interagire direttamente col pubblico (espediente poco usato nei film ma che secondo me è sempre d'effetto), facendoci capire sin da subito che non va preso alla lettera, che lui non vuole diventare un supereroe, ma che tutto quello che fa, tutto quello che subisce, tutte i cattivi che pesta, sono soltanto utili ai suoi scopi. Non c'è messaggio morale, non c'è marketing che tenga. Solo la cruda verità: non ti sto offrendo la realizzazione dei tuoi sogni su pellicola. Questo è un film, io sono un attore, ho leccato dei culi per girare tutto questo e tu sei in poltrona con le mani unte dai pop-corn. Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu.
Gli altri personaggi del film sono, invece, completamente fuori da quest'ottica: Veronica, la sua ragazza, trasposizione umana di (e a molti questa cosa che fosse senza poteri è dispiaciuta non poco), Francis, Colosso, Testata Mutante Negasonica, gli amici del bar, Angel Dust, sono personaggi del film, fanno parte dell'universo Marvel e non sanno di non esistere. Questo scontro-incontro, questa dissonanza tra consapevolezza e inconsapevolezza, è la ciliegina sulla torta di quello che altrimenti sarebbe stato solamente l'ennesimo cinecomic con un inutile cameo di Stan Lee e che avrebbe solo aggiunto altri soldi alla cassa di Marvel senza lasciare niente al suo pubblico.
E invece ci hanno lasciato l'antieroe dei nostri sogni, ricco di contraddizioni, sentimenti, scelte giuste e perlopiù sbagliate, e completamente fuori di melone.
Ah, e non dimenticate di guardare tutta la scena dopo i titoli di coda. Non siate pedanti e restate anche se le luci sono accese, ne varrà la pena.
E ora andiamo a farci questo cavolo di chimichanga.

 

 

 

Deadpool
regia
Tim Miller
soggetto Fabian Nicieza, Rob Liefeld
sceneggiatura Rhett Reese, Paul Wernick
con Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, T. J. Miller, Gina Carano, Brianna Hilldebrand, Andre Tricoteux, Leslie Uggams, Jed Rees, Taylor Hickson, Ben Wilkinson
produzione Marvel Entertainment, TSG Entertainment, The Donners' Company
distribuzione 20th Century Fox
paese USA
lingua originale inglese
colore a colori
anno 2016
durata 108 min.

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