"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 13 Marzo 2014 00:00

Due voci dell'Ignoto

Scritto da 

A Elisa Foti Rossito
che tu possa essere la mia Carrington o la mia Varo.
I confini non hanno più importanza.

 



A proposito di Remedios Varo e Lenora Carrington, due pittrici di epoca surrealista, il poeta messicano Octavio Paz scrive:
"Vi sono in Messico due streghe stregate: non hanno mai ascoltato voci d’elogio o di biasimo, di scuole o di partiti e molte volte hanno riso del padrone senza faccia. Indifferenti alla morale sociale, all’estetica e al prezzo, Leonora Carrington e Remedios Varo attraversano la nostra città con un’aria di indicibile e ineffabile leggerezza. Dove andranno? Dove le chiama l’immaginazione e la passione…".

Queste veloci pennellate verbali, dal colore narrativo, dipingono con efficacia l'immagine di due artiste enigmatiche e sfuggenti. Sono state donne che finalmente hanno rifiutato il ruolo di muse dell'arte sottoposte al dominio maschile per divenire pienamente creatrici e ispiratrici di se stesse. Donne in rivolta, che sono andate alla ricerca della loro individualità e della loro realizzazione artistica, oltre i limiti delle percezioni umane e sensoriali. Si sono spinte oltre e sono andate a sondare quell'universo onirico, interiore e spirituale rigettandolo sulla tela, con tutta la sua potenza espressiva.
Basti osservare un istante i quadri di entrambe (Remedios Varo: http://www.youtube.com/watch?v=sV_TPGDP0cY; Leonora Carrington: http://www.youtube.com/watch?v=NDDc650j-zM) per comprendere quanto ciò che dipingevano non fosse parte di questo mondo quanto di un mondo altro fatto di figure eteree e evanescenti, di spiriti, visioni e illuminazioni. I loro quadri sono intrisi di fittissimi reticoli di simbologie e corrispondenze, sono un viaggio nell'onirico, nell'occulto, una porta aperta sull'ignoto.
Nel suo testo Women Artists and the Surrealist Movement (1984) Elizabeth Chadwick, autrice di romanzi storici, scrive: "Per la prima volta nella storia del movimento collettivo chiamato Surrealismo, due donne avrebbero collaborato nel tentativo di sviluppare un nuovo linguaggio pittorico che parlasse più direttamente ai loro bisogni".
Le due infatti approfondiscono la loro amicizia − già iniziata a Parigi verso gli anni '30 − negli anni '40, durante il loro comune soggiorno messicano, instaurando un intenso dialogo artistico e spirituale; uno scambio di emozioni e idee che le ha indotte a voler perseguire un obbiettivo comune: la scoperta e la realizzazione del sé, l'elevazione spirituale.
Il loro legame era maggiormente solidificato dalla condivisione di un sentimento di estraneità rispetto al mondo. Loro sapevano di essere diverse, straniere, e questa consapevolezza costituiva la loro forza. A conferma di ciò, la Carrington nel suo romanzo Il cornetto acustico fa dire a Marion (la protagonista): "… Spesso mi sento bruciare sul rogo perché sono diversa da tutti gli altri, perché mi sono sempre rifiutata di rinunciare a quel meraviglioso strano potere che ho in me e che si rivela quando sono in armoniosa comunicazione con qualche altro essere ispirato come me".
Le artiste insieme, studiano testi di mitologia, alchimia e astrologia, scrivono, dipingono tentando di scavare nelle profondità del loro essere, al fine di ricavarne un immaginario artistico comune.
I dipinti diventano specchi dei loro viaggi spirituali, delle loro trasformazioni interiori che si riflettono sulla tela, portando alla luce quelle figure e quelle immagini, spesso grottesche ed inquietanti, che non sono altro che la trasfigurazione del loro universo interiore.
La Donna, è un elemento centrale nella loro pittura, è − soprattutto in Varo − mediatrice tra le forze magiche, capace di evocare occulte essenze: è ora strega, sibilla, ora alchimista. Queste raffigurazioni, sono tutti alter-ego che le due pittrici creano per trovare la loro identità; la pittura è per loro strumento di conoscenza interiore, dell'io e della realtà. Esse sono nuove incantatrici, profetesse che guidano l'osservatore in un mondo surreale, un mondo alla rovescia, permeato di forze occulte, inspiegabili e oscure. La loro pittura ha un effetto incantatorio, le loro immagini ipnotizzano, quasi come se volessero metterci in uno stato di dormi-veglia, sulla soglia di un sogno.
Sebbene la ricerca dell'Ignoto e del viaggio spirituale stiano alla base dei due progetti artistici, esistono in egual misura divergenze pittoriche e risonanze tra le due artiste.
Nell'opera di Varo si staglia una mitologia personale abitata da figure eteree, slanciate, che spesso si muovono sopra stra-ordinari e complicatissimi marchingegni. Ritornano spesso lmmagini come quelle della luna ingabbiata, del gatto e della donna-gatto. La maggioranza delle sue opere presenta figure femminili, evidentemente doppi dell'artista. Quello della Varo, è un tentativo di rappresentare il contatto tra mondo umano ed eterico (Armonia) e l'energia universale che circonda e produce infinitamente le cose del mondo (Creazione dei raggi astrali). Nei suoi dipinti aleggiano strane figure che passano attraverso le porte, altre che tessono fili che calano dalla luna – come a simboleggiare il contatto tra macrocosmo e microcosmo −; vi sono case animalizzate, entità fluttuanti, ombre e apparizioni (come in Tailleur des dames).
Varo credeva fermamente nell'unione armonica tra mondo astrale e umano; in particolare, è proprio dall'alchimia che la pittrice ricava la credenza nelle possibilità di trasformazione − della natura come della psiche umana − da una realtà all'altra e, quindi, delle sottili corrispondenze che creano un tutt'uno armonico dell'intero cosmo. Tuttavia, c'è nella Varo un sentore di solitudine, desolazione e tristezza dell'essere umano quanto dell'essere eterico.
Ciò non sussiste nell'opera della Carrington, dove si percepisce un maggior senso di collettività legato alla volontà di rappresentazione di una realtà folkloristica, varia e multiforme. Vi sono infatti figure della tradizione celtica e inglese, esseri legati invece al mondo egizio o a quello gitano. Tutto rappresentato in un vorticoso fluttuare di immagini e colori. Nei suoi dipinti vi è più l'impressione che venga compiuto un rito, vi è come una sorta di atmosfera sacrale e solenne. Sono dipinti abitati da sacerdoti, tavoli sacrificali, processioni, uomini; strani uccelli e animali grotteschi.
Ci fu un evento fondamentale che segnò la vita quanto la produzione artistica della Carrington: il suo internamento presso una clinica psichiatrica in Spagna. Fu un momento tragico della sua esistenza, che ella ha rovesciato nella pittura dando vita a personaggi femminei misteriosi, ibridi, al confine tra razionalità e follia. Un esempio emblematico è quello di Baby Giant in cui la donna è rappresentata come un'enorme figura troneggiante, dalla misteriosa forza creatrice, che sovrasta il mare, le foreste ed è attorniata da strani uccelli.
La Carrington è stata anche scrittrice ed ha riportato l'esperienza della sua follia in un libro, Giù in fondo, incentrato sul periodo della convalescenza. L'artista raggiunge gli apici delle sue rivelazioni mistiche e scrive: "Sentivo che, grazie al sole, ero androgina, la luna, lo Spirito Santo, una gitana, un'acrobata, Leonora Carrington e una donna. In seguito sarei anche stata Elisabetta d'Inghilterra. Ero la persona che rivelava le religioni e portava sulle spalle la libertà e i peccati della terra trasformati in conoscenza, l'unione dell'uomo e della donna con Dio e il Cosmo, tutti uguali fra loro".
In conclusione, ciò che colpisce di queste due artiste è la loro tensione spirituale, la luce mistica che risplende e irradia dai loro quadri. Noi osservatori abbiamo il sentore che qualcosa di veramente grande e straordinario stia accadendo nei loro dipinti, ma non dobbiamo cercare di decodificare, né tantomeno tentare di interpretare ciò che abbiamo davanti agli occhi. Dobbiamo semplicemente accogliere il flusso che ci arriva da questi quadri, provare ad ascoltarli. Essi hanno senza alcun dubbio qualcosa da comunicare, ma non parlano la lingua della razionalità e del dualismo. Parlano un linguaggio senza parole, intonano un canto senza voce.


"L'artista deve sempre sollevare le gonne di Venere o di Medusa, sua sorella gemella: se non ci riesce cambi mestiere. La Verità è lo strano, il meraviglioso. […] Ritorno alla sorgente delle cose".
(Leonora Carrington)



Siti correlati:
http://www.leocarrington.com/home-pagina-principal-1.html
http://remedios-varo.com/



 

Diego Sileo
Remedios Varo, la magia dello sguardo
Selene Edizioni, 2007
pp.150

 

Leonora Carrington
Il cornetto acustico
Milano, Adelphi, 1984
pp. 182

 

Janet A. Kaplan
Remedios Varo, unexpected journe
New York, Abbeville Press, 2000
pp. 288

 

Susan Aberth
Leonora Carrington. Surrealism, Alchemy and Art
Londra, Lund Humphries Pub Ltd, 2010
pp. 160

 

Stefan van Raay, Joanna Moorhead, Teresa Arcq, Sharon-Michi Kusunoki, Antonio Rodriguez Rivera
Surreal friends

Londra, Lund Humphries Pub Ltd, 2010
pp. 144

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