“Perché per spiegare il prologo del Decameron, che è una questione di peste, morte, fuga, avete bisogno di di dieci pagine sulla civiltà comunale del Trecento, altre dieci sulla mimesi e la diegesi in Boccaccio, e magari altre dieci ancora per prendere in esame le opinioni di tutti quelli che vi hanno preceduto? Siete matti? Non lo vedete in televisione che fine sta facendo l'arte? Gli Uffizi devastati? Le case della mafia dentro i templi di Agrigento? Il ponte di Monstar distrutto a cannonate? Questo succede quando i popoli perdono coscienza che un romanzo o un quadro li riguardano, in quanto individui e in quanto parte di una comunità”

Emanuele Trevi

Luca del Vaglio

Brueghel - Meraviglie dell'Arte Fiamminga

In quell’arco temporale in cui lo Stivale pittorico conosceva il suo momento più alto nel dicotomico rapporto tra la famiglia accademica dei Carracci e il genio ribelle del Merisi, la fredda Europa dava vita a momenti di pittura diversi ma non per questo non intrisi di intensità e alto valore artistico. E una dinastia più di altri cavalcò i secoli decimosesto e decimosettimo lasciando un’impronta indelebile di quell’arte detta appunto Fiamminga, per l’origine e le modalità in cui fu rappresentata.
Quella dinastia fu dei Brueghel. 

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