"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Sabato, 26 Gennaio 2013 13:01

L'ondina Rusalka

Scritto da 

Rusalka, opera in tre atti, su libretto di Jaroslav Kvapil, del compositore boemo Antonin Dvořák (1841-1904) debutta al Teatro di San Carlo di Napoli. Un debutto tardivo (la prima rappresentazione data 31 marzo del 1901 a Praga), potrà obiettarsi, ma con un’ottima e raffinata produzione: comunque meglio tardi - e bene! - che mai.

Il libretto di Kvapil è ispirato da Undine di Friedrich de la Motte Fouqué, con elementi tratti dalla Sirenetta di Andersen, nonché dalla Campana sommersa di Hauptmann e narra la storia dell’ondina Rusalka, ninfa immortale delle acque, la quale, pur di poter sposare il Principe da lei amato, decide di diventare, con l’aiuto della strega Jezibaba, una semplice creatura mortale. Per raggiungere lo scopo, però, Rusalka deve rinunciare alla propria voce e, qualora un giorno dovesse essere tradita dallo sposo, sarà dannata a vagare in eterno in solitudine.
Il Principe e Rusalka si sposano; tuttavia il giorno stesso delle nozze il Principe si innamora di una Principessa straniera e abbandona Rusalka. Vodnik, lo Spirito delle Acque, padre di Rusalka, minaccia il Principe e l’ondina, ritrovata la voce, maledice la specie umana. Rusalka, trasformata in un fuoco fatuo, apprende dalla strega Jezibaba che vi è un’unica possibilità di salvezza: il Principe dovrà versare il suo sangue, ma Rusalka rifiuta fermamente la proposta.
Il Principe, lacerato dai rimorsi nei confronti della amata Rusalka, la ricerca e, pur sapendo che l’abbraccio dell’ondina gli sarà fatale, cede al suo bacio mortale morendo tra le sue braccia.
Rusalka, una fiaba della tradizione nordica immersa in una natura vergine, incantata, che si sviluppa attraverso un libretto drammaturgicamente debole, ma impreziosito dalla musica di Antonin Dvořák. L’opera è infatti un effluvio di spontanee e genuine melodie che promanano dal fecondo humus della tradizione musicale popolare slava (si pensi a Bedřich Smetanae, a Leoš Janáček) tanto cara al compositore e cifra stilistica predominante delle sue opere sinfoniche e cameristiche. Lirismo, sensuali abbandoni melodici, danze popolari, un crepuscolare e celeberrimo Inno alla luna (atto I), echi di canzoni popolari slave fanno di quest’opera il capolavoro operistico del compositore della sinfonia Dal nuovo mondo, l’unico rimasto stabilmente in repertorio.
Il San Carlo per la prima rappresentazione assoluta dell’opera a Napoli ha scelto un allestimento curato da Manfred Schweigkofler, direttore della Fondazione Teatro Comunale di Bolzano, il quale evoca la natura acquatica attraverso l’uso sapiente e originale di videoproiezioni di Christoph Grigoletti e con l’uso di costumi, di Mateja Benedetti, confezionati con materiali ecocompatibili. Il regista si avvale di cantanti che recitano in palcoscenico come attori consumati, riuscendo a far “camminare” un’opera, la quale, come detto, non trova nell’aspetto drammaturgico il suo punto di forza. Eppure la musica di Dvořák, con i suoi colori dall’impronta melanconicamente slava, compie il miracolo: rendere godibile un testo a malapena leggibile senza il corredo musicale.
L’opera, oltre all’intenso, lirico e celebre Inno alla luna, prima sussurrato e poi cantato da Rusalka innamorata, si snoda tra duetti amorosi, danze, evocazioni di canzoni popolari dal tipico e riconoscibile sapore slavo.
La produzione sancarliana si è giovata di una compagnia di canto affiatata, specialista del repertorio ceco (l’opera, naturalmente, viene data in ceco con sopratitoli in italiano, come è ormai consuetudine nei principali teatri del mondo).
Dina Kuznetsova ha prestato la sua voce imponente, ma perfettamente a suo agio nel canto a voce spiegata come in quello a fior di labbra, al ruolo della protagonista. L’Inno alla luna, la pagina più popolare dell’opera, ha trovato nella voce della Kuznetsova accenti e colori di intensa commozione.
Irina Mishura ha dato voce al ruolo significativo e impegnativo della strega Jezibaba: voce ampia, perfettamente timbrata nel registro basso, la Mishura ha disegnato una strega speculare alla freschezza e all’ingenuità di Rusalka.
Pavel Černoch, voce fresca e ben emessa, a proprio agio negli slanci lirici che la partitura gli richiede nei duetti d’amore, ha vestito i panni del Principe fedifrago.
Vodnik, lo Spirito delle Acque, è stato Richard Paul Fink, voce non proprio baciata da Madre Natura, ma perfettamente adatta al ruolo e domata con intelligenza musicale ai dettati della partitura.
Nel ruolo di femme fatale della Principessa Straniera Jolana Fogas, la quale alla voce seducente unisce l’avvenenza della figura.
Ottime, affiatate e integrate nel curatissimo disegno registico le parti secondarie, tra le quali si è segnalata la napoletana Francesca Russo Ermolli, spiritosa nel ruolo, evidentemente en travesti, dello sguattero.
Un encomio particolare è doveroso all’orchestra del San Carlo, la quale, sotto l’esperta ed ispirata direzione di John Fiore, music director del Norwegian Opera & Ballet, ha saputo esprimere magistralmente i caleidoscopici colori della raffinata partitura, creando un equilibrio perfetto tra “golfo mistico” (celebrandosi nel 2013 il bicentenario della nascita di Richard Wagner, preferisco adoperare questo termine in luogo del più adoperato “buca”) e palcoscenico, dando una lettura che ha compendiato in una riuscita sintesi musicale gli abbandoni lirici agli elementi danzanti e a quelli mutuati dal folklore musicale.
Un’ulteriore prova, quindi, che il San Carlo dispone di una compagine orchestrale pronta ad affrontare con lusinghieri risultati qualsiasi repertorio.
Il coro, guidato da Salvatore Caputo, ha dato una prova brillante, benché alle prese con l’ostica lingua ceca.
Uno spettacolo da non perdere, per l’originalità del titolo, dell’allestimento e per l’elevata qualità musicale.

 

 

Rusalka
di Antonin Dvořák
libretto di Jaroslav Kvapil
direttore John Fiore
regia Manfred Schweigkofler
maestro del coro Salvatore Caputo
con Dina Kuznetsova, Pavel Černoch, Jolana Fogas, Irina Mishura, Richard Paul Fink, Andrea Porta, Francesca Russo Ermolli, Antonio Di Matteo, Valda Wilson, Federica Giansanti, Giuseppina Bridelli, Orchestra e Coro del Teatro San Carlo
scene Walter Schuetze
costumi Mateja Benedetti
luci Claudio Schmid
videoproiezioni Christoph Grigoletti
assistente ai costumi Concetta Nappi
Napoli, Teatro San Carlo
in scena dal 22 al 29 gennaio 2013

Lascia un commento

Sostieni


Facebook