“L'attore è un catalizzatore di presenze invisibili e inattuali”.

Attilio Scarpellini

Sabato, 24 Maggio 2014 00:00

We get around Desmond

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Se pensavate che il mondo dei fumetti degli ultimi tempi fosse tutto supereroi americani tormentati e in calzamaglia, beh, mettete in garage la Batmobile: il fumetto è qualcosa di più "sporco", e segue una linea rosso sangue. Così è per Walton Zed, uno che non si nasconde e affronta l'arte in tutte le sue forme: è pittore, musicista, ha alle spalle anche diversi videoclip come regista e ora... un fumetto. Con tanto di "parental advisory".
Abbiamo fatto due chiacchiere con lui durante l'edizione 2014 del Napoli Comicon, il salone internazionale del fumetto, e allo stand de La Carestia Edizioni abbiamo scoperto una piccola perla: Desmond – Il macellaio di Sleepy Valley, una serie dal sapore americano che ha come protagonista l'antieroe per eccellenza: un assassino, anzi meglio, un serial killer, tormentato da un passato di torture e sofferenza, che in una cittadina di periferia porta via le vite di sbandati e drogati, guidato da un motivo oscuro come il suono della sua voce.


Prima di tutto: Walton Zed non è il tuo vero nome.
Non è il mio nome anagrafico, però è il mio nome d'arte, che ormai uso da una quindicina d'anni e che rappresenta il mio alter ego, la mia personalità.

Cos'è Desmond?
Nasco come pittore e in Desmond ho voluto fondere pittura e fumetto. Da amante di questo genere di lettura cercavo da tempo qualcosa in cui queste due cose si armonizzassero, e non trovando qualcosa di soddisfacente ho deciso di  provare a realizzarlo da me. Da appassionato di cinema, poi, ho cercato di assimilare i ritmi di registi come Tarantino, Rodriguez e Sergio Leone, ritmi sfrenati e paradossali, situazioni ironiche mescolate a situazioni un po' splatter. Tutto questo l'ho riversato in Desmond: ogni tavola è tratta da uno dei miei dipinti, che realizzo su tele, cartoncini telati e materiale di scarto, riciclato. È anche questo un po' il senso del progetto: tutto è fatto con lo scarto, con la sporcizia. È un fumetto scomodo e sporco, anche nel linguaggio, che non subisce mediazione, non si sottomette alla fruibilità che serve alla gente per accontentarsi e stare un po' più tranquilla. Riporta idealmente il modo di parlare di un paesino in cui vige la violenza, quindi rispecchia una situazione assurda in cui le forze dell'ordine sono corrotte, in cui anche un rappresentante della legge è una persona dallo sguardo cattivo.
Desmond si basa sugli studi delle dinamiche psicologiche dei reali serial killer americani. Ho studiato i casi, come sono stati catturati, le loro dinamiche e i modus operandi. Il protagonista però è diverso: di solito i serial killer uccidono per ragioni sessuali, mentre il suo motivo, la sua spinta, sarà una sorpresa completamente inaspettata, che verrà svelata solo nell'ultimo numero.

Perché hai scelto di ambientare il tuo fumetto in America e non in Italia?
È una domanda che mi sono fatto anche io. Forse perché i serial killer americani hanno un fascino un po' più mediatico. Sarà brutto da dire, ma mi ha suggestionato più un macellaio di Plainfield (ripreso nel film Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme) che un assassino seriale italiano.

Forse anche per allontanarti un po' dalla realtà nostrana...
Forse. La realtà dei serial killer italiani è anche più violenta, più cruda, ma quelli americani mi hanno colpito per il loro essere mediatici, come Jeffrey Dhamer, il "cannibale di Milwaukee", che già durante il proprio processo aveva un certo atteggiamento che lo rese subito un personaggio. Ho cercato di andare a prendere quelli più forti anche da un punto di vista estetico, che mi hanno aiutato a costruire il mio protagonista, anche se fisicamente il viso di Desmond somiglia più al mio.

Una caratteristica particolare del tuo fumetto sono senza dubbio i colori.
Quando dipingo lavoro molto sulla psicologia legata all'uso del colore: sebbene i colori caldi dovrebbero essere in un certo senso "accoglienti", "piacevoli", ho scelto di usare una predominanza di rosso che secondo me riesce a trasmettere molta ansia.
L'atmosfera di Sleepy Valley, anche se notturna, è sempre avvolta di colori caldi ma cupi, come se fosse l'anticamera dell'Inferno stesso. Per contrappasso: quando entri in questa cittadina tranquilla e placida, sonnolenta e indolente, ti trovi in pericolo, sei minacciato senza saperlo.

Parlando del tuo tratto, se da un lato alcune pagine sembrano schizzate sul momento, dall'altro invece alcune scene hanno una ricchezza di dettagli quasi fotografica.
In Desmond cerco di trasmettere la tragicità dell'attimo attraverso la stessa pennellata, per far arrivare al lettore un senso di precarietà, e questo atteggiamento deriva dalle mie radici pittoriche. Quando invece inserisco tavole più dettagliate voglio che il lettore si fermi a guardare, che si imprima bene nella mente quello che vede e che sorga in lui l'impulso di voltare subito pagina per sapere dopo cosa succede.

Perché hai scelto proprio gli anni '90? E perché scegliere una piccola cittadina di periferia, quando le metropoli sono ricche di storie truci come questa?
Ho scelto quel decennio perché è un periodo che conosco bene. Erano gli anni del grunge, legato molto a una gioventù bruciata che cercava sempre di spingersi oltre un indefinito limite, anche con l'uso massiccio di droghe. Tutto questo l'ho inserito in una realtà piccola, quasi ancorata a un concetto primitivo di raccoglitore-cacciatore, perché ho pensato che una città potesse nascondere, normalizzare forse quello che accade nella storia. Desmond uccide drogati, sbandati, gente che nessuno vuole... è però dalla città che arriva questa "immondizia", quindi le due realtà restano legate. Immondizia che non può essere arrestata: lo sceriffo di Sleepy Valley può solo fare il possibile per fare in modo che la gente non entri nel suo mondo, presidiando il confine tra metropoli e paesino, il locale Pit Bottom. E lungo quella linea immaginaria Desmond fa la sua "spesa": posso anticiparvi una piccola suggestione, una scena in cui il serial killer esce di casa proprio con un carrello da supermercato e durante il marasma della guerra tra bande "raccoglie" indisturbato le sue vittime, approfittando del caos e del fatto che la polizia non riesce a gestire la situazione.

Quale molla ha fatto nascere il tuo protagonista? Cosa ha dato forma al personaggio come lo vediamo ora?
Può sembrare paradossale, ma ho fatto affidamento sull'associazione di immagini e suono. Tutto è iniziato con una canzone dei Beach Boys, I Get Around, e lì ho immaginato i titoli di testa di un ipotetico film, perché all'inizio volevo girare un lungometraggio su Desmond. Ho preso il lato pulp della canzone e l'ho associato a questo assassino che vorrebbe essere ancora negli anni '50, che usa molto gel, con tanto di basettoni e occhiali da sole, ma che in realtà ha i denti marci ed è completamente fuori di testa.
Ho cercato di immaginare lui che ballava, che si pavoneggiava sul ritmo di questa canzone: lui vive in questa sorta di I Get Around continuo, e vive anche in questa cittadina grunge, dove si trova proprio fuori contesto. Sembra una cosa complicata, ma il fatto stesso di raccontare questa cosa attraverso il fumetto e il suo connubio di immagini e testo l'ha resa più facile del previsto.

Da esordiente in questo campo, come vedi il futuro del fumetto?
Mi sembra che si tenda ad abbandonare un po' troppo il cartaceo: il web ha un po' invaso il campo, e se sotto certi punti di vista la cosa è positiva perché c'è stata una moltiplicazione di webcomics, sotto altri aspetti spero che tornerà il predominio degli albi stampati, che venga riportata l'attenzione sul peso e la consistenza della carta, sul semplice piacere di sfogliare le pagine.

 

 

 

 

 

Sito web: http://desmondmacellaiosleepyvalley.weebly.com/

Teaser trailer: https://www.youtube.com/watch?v=DP8BEtloigY

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