“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Antonio Cataldo

Per colpa di chi?

Whip Whitaker è un pilota che fa uso di alcool e sniffa cocaina (essenzialmente per superare la sbronza). Un giorno come tutti gli altri, un volo come tutti gli altri: da Orlando alla natìa Atlanta, una turbolenza iniziale audacemente superata, una sospirata tranquillità. Ma il destino (l’incuria umana – l’aereo non è stato sufficientemente revisionato) precipita tutti nel baratro della tragedia, scongiurata con una peripezia straordinaria da parte sua. Solo sei vittime su duecentodue persone in totale. Fra i morti, due hostess, tra cui l’attuale ragazza di Whip, padre divorziato. Nicole è una giovane fotografa di Atlanta che è già precipitata per un’overdose, e che incrocia il sopravvissuto pilota in ospedale.

Una Mimesi per la Nemesi

Philip Schuyler Green è un giornalista della California che viene chiamato a New York dal direttore dello Smith’s Weekly per fare un’inchiesta sull’antisemitismo negli Stati Uniti. Vedovo da alcuni anni, con sé porta il figlioletto e l’anziana madre. Conosce la nipote del direttore, Kathy, giovane donna divorziata proveniente dalla borghesia di campagna, con cui inizia una relazione. Le iniziali difficoltà che il suo compito gli arreca vengono d’improvviso risolte con una geniale intuizione: si fingerà ebreo per tutto il tempo dell’inchiesta (così come aveva fatto per le precedenti indagini sui lavoratori disoccupati dell’Oklahoma che cercavano lavoro altrove e per i minatori).

Ballando sulla Catastrofe

C’è un evidente lato nascosto nella musica dei Maybe I’m che viene fuori prepotentemente nei loro concerti: l’attitudine esecutiva legata indissolubilmente al punk e a ciò che lo ha preceduto o seguìto. Si possono quindi individuare matrici hardcore-punk (dovute alla pratica di tale musica fatta in gioventù dal cantante chitarrista Ferdinando Farro) di impronta americana primi eighties, elementi del suono post-punk inglese a cavallo tra ‘70 e ‘80, atteggiamenti (innovazione, rottura degli schemi) tipici del punk che si ritrovano in ambito neo-folk e alt country.

Delfini del Nord

Tra le conferme della musica italiana meno legate al “nuovo” cantautorato degli anni zero (Dente, Vasco “Centrale Elettrica” Bondi, Brunori S.A.S.) e alle band che hanno riscoperto una indignata (e declamatoria) coscienza politica (Menagement Del Dolore Post-Operatorio, Lo Stato Sociale) ci sono sicuramente i VeiveCura, che nei primi mesi dell’anno appena trascorso hanno pubblicato il loro secondo lavoro, Tutto è Vanità (Ed. La Fame Dischi) dopo l’esordio del 2010, Sic Volvere Parcas (ed. Echi Sonori/Musa).

Modernariato dei Progetti

Domenica 23 dicembre si è tenuta al Godot Art Bistrot di Avellino la decima e ultima tappa del tour di Gianluca De Rubertis, la voce maschile del duo Il Genio. Salentino di origine ma milanese d’adozione, De Rubertis ha esordito nel mondo della musica con gli Studiodavoli, quartetto formatosi nel 2001 e scioltosi nel 2006 dopo aver pubblicato due cd: nel 2004 Megalopolis e nel 2006 Decibels for Dummies.
Nello stesso anno forma con Alessandra Contini Il Genio, progetto che si afferma presso il grosso pubblico tramite l’accattivante singolo Pop Porno, incluso nell’album Il Genio del 2008. Il pezzo diventa un vero e proprio tormentone, grazie alla sua accattivante e ipnotica melodia.

A che ora è la fine del mondo

Lo spread è di nuovo risalito? Le previsioni di crescita per il 2013 sono tutt’altro che rosee? L’inquinamento, l’effetto serra, la desertificazione non lasceranno all’umanità se non qualche altro secolo? Certo le attuali ansie millenaristiche, queste sì giustificate in quanto derivate da argomenti imprescindibili, sembrano ristrette alle coscienze dei soli addetti ai lavori, mentre per il resto degli individui-consumatori l’illusione di un progresso autoalimentantesi rimanda la coscienza della fine ad un infinito domani, preso com’è dalle necessità del quotidiano. Avvolti nel nostro benessere (nonostante la crisi) danziamo sul ponte del Titanic come passeggeri consci, però, dell’iceberg che ci aspetta.

La dittatura del simbolo

 

Dopo vent’anni dalla loro ultima data al sud Italia tornano i Death In June a Salerno, terza tappa (dopo Milano e Roma) di un mini-tour italiano, prima di ripartire per l’Australia (ormai da anni residenza di Douglas Pearce). Nello spazio indoor del Forte La Carnale, che ha visto il tutto esaurito, va in scena la band, ridottasi negli ultimi anni al frontman e al fido collaboratore John Murphy. Il set è molto semplice: dietro alle percussioni di Murphy, proiezioni di semplici giochi optical; davanti Douglas con due tamburi e campane tubolari.

Storia di Pietro

Realismo, Nuovo Realismo, Documentarismo e, parafrasando la critica musicale, Neorealismo del Neorealismo (confrontare New Wave of the New Wave). In quanti modi si può nominare una parte della produzione cinematografica italiana degli ultimi 10/15 anni (ma l’indicazione è necessariamente vaga) meno codificata ai generi e perciò più libera nei modi di osservare il reale?

Aria di neve

L’appuntamento musicale al Godot Art Bistrot di domenica 9 dicembre ha visto l’ultima data italiana dei Sea + Air, nonché ultima del tour autunnale che li ha condotti già in Francia, Spagna e Portogallo. Il progetto Sea + Air nasce circa un anno e mezzo fa, da quando Daniel Benjamin decide di siglare i suoi lavori come somma di mare e d’acqua dopo 2 album e almeno 3 ep’s a proprio nome, forse per sottolineare il fondamentale apporto alla registrazione e ai concerti di sua moglie Eleni, che condivide con lui la voce e il palco.

La strategia delle farfalle

Ritorna quest’anno il tradizionale appuntamento con il Laceno d’Oro, l’evento cinematografico principale dell’Irpinia, che è a tutti gli effetti l’erede dell’omonimo storico Festival Internazionale di Cinema Neorealista nato nel 1959 per volontà di Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio - critici di cinema ed agitatori intellettuali avellinesi – e che ha visto la partecipazione in più di mezzo secolo dei grandi protagonisti della settima arte legati - chi più, chi meno - alla declinazione realistica della narrazione per immagini. Sono così sfilate, lontano dai clamori dei red carpets, le filmografie, allora sconosciute ai più, di paesi dell’Est o non allineati – India, Vietnam, America Latina, Terzo Mondo in generale – sotto lo sguardo attento e partecipato di intellettuali del calibro di Pier Paolo Pasolini.

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