“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Lunedì, 10 Dicembre 2012 15:07

Aria di neve

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L’appuntamento musicale al Godot Art Bistrot di domenica 9 dicembre ha visto l’ultima data italiana dei Sea + Air, nonché ultima del tour autunnale che li ha condotti già in Francia, Spagna e Portogallo. Il progetto Sea + Air nasce circa un anno e mezzo fa, da quando Daniel Benjamin decide di siglare i suoi lavori come somma di mare e d’acqua dopo 2 album e almeno 3 ep’s a proprio nome, forse per sottolineare il fondamentale apporto alla registrazione e ai concerti di sua moglie Eleni, che condivide con lui la voce e il palco.

Rispetto alla produzione precedente, Benjamin sembra aver acquisito una maggiore consapevolezza pop delle sue capacità compositive, e in ciò il loro primo album My Heart’s Sick Chord risulta ancor più variegato, sondando diverse sfumature del moderno cantautorato indie, che non disdegna di accomunare rivisitazioni folk, meditazioni narcolettiche à la Radiohead, tentazioni mainstream dell’odierno suono britannico (Coldplay, Elbow, Keane) e di quello precedente (Verve, Travis). Ma quel che discende direttamente dai dischi scorsi è l’immutato interesse per i grandi restauratori del vintage-pop, ossia Neil Hannon (Divine Comedy, tra i suoi gruppi preferiti) e Stuart Murdoch (Belle & Sebastian).
Dal vivo il clavicembalo di Eleni emana un fascino fortemente evocativo, così come il synth Nord Lead della Clavia e la pedaliera per i toni bassi, mentre Daniel (provvisto di baffetti belle époque) si alterna alla chitarra e alle pelli. Eleni confessa che tra i loro amori ci sono Morricone, Debussy, Arvo Pärt e l’imprescindibile Bach. Ecco, più che evocare il sommo compositore di Eisenach, il duo di Stoccarda ricorda il non meno degno Paul Muriat e la sua versione di Love is Blue, vero campione dell’easy listening in eurovisione, che gente come Air, Benjamin Biolay e Sebastien Tellier hanno apprezzato di sicuro (e meno male). Le deriva pop li spinge a lambire le coste del kitsch almeno per ciò che riguarda le fonti delle cover Cry Myself to Sleep e Sit by Me - ché le rendition sono all’altezza – ossia la band christian-rock Undercover e il trio dei Lies Damned Lies (i Roxette inglesi, tanto per capirci). Niente paura però, le suddette perle sono presenti solo nell’ep di Do Animals Cry?, loro ultima uscita.
Ad aprire la serata è stato Zlatco Armano, cantautore di Lipsia per metà italiano che ha suonato con il duo in questa tournée. Semplicemente accompagnato dalla chitarra, ha proposto i tre brani del suo 1’st Step EP (cd-r), interessante biglietto da visita che lo vede alle prese con brani dark-folk sapientemente costruiti nella loro essenzialità. L’uso della voce raddoppiata ricorda un Wayne Coyne malinconico (Flaming Lips), sensazione confermata dal remix ad opera di David Evert (organo) del brano Zlatco You, gradita incursione nell’elettronica dove l’aggiunta dei pattern ritmici e di semplici note d’organo evocano immagini di neve. Sarà il freddo di questi giornate, ma dischi così sembrano adattarsi bene ad essere ascoltati dietro i vetri della propria stanza.

 

 

Sea + Air 
My Heart's Sick Chord
Zlatco Armano
, voce e chitarra
Daniel Benjamin, voce, chitarra, tamburi
Eleni Benjamin, voce, clavicembalo, synth, basso
Avellino, Godot Art Bistrot, 9 dicembre 2012

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