“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Martedì, 25 Febbraio 2020 00:00

Attendendo "Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980"

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La mostra antologica Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980, organizzata dalla Galleria Mascherino di Roma, ricostruisce una parte importante della carriera di Tomaso Binga – artista, performer e poetessa visiva – nei suoi rapporti con il pensiero femminista nel periodo compreso tra l’inizio degli anni Settanta e la metà degli Ottanta.

Adottando uno pseudonimo maschile sin di primi anni Settanta, Binga denuncia le disparità di genere presenti nel “sistema arte”, il privilegio accordato agli uomini, sfidando “i limiti tra maschile e femminile, tra pratiche dominanti e subalterne, tra la convenzionalità della scrittura verbale e la soggettività del corpo, con l’obiettivo di trasformare le strutture simboliche e sociali della cultura patriarcale”.
Attraverso opere che vanno dalla serie dei Polistirolo dei primi anni Settanta alla Scrittura desemantizzata, dalla Scrittura vivente alla Carta da Parato, dal Dattilocodice sino al ciclo di dipinti Biographic di metà anni Ottanta, l’esposizione romana ricostruisce il lavoro di decostruzione delle rappresentazioni stereotipate del femminile portato avanti dall’artista.
Con la serie dei Polistirolo inaugurata in apertura degli anni Settanta, ricorrendo a immagini desunte dai media e dalla pubblicità, Binga inizia la sua opera di demistificazione della feticizzazione e dell’erotizzazione del corpo femminile, oltre che di denuncia dell’interiorizzazione de modelli estetici imposti e omologanti.
Con la Scrittura desemantizzata, ricorrendo a una grafia illeggibile evocatrice dei silenzi imposti alle donne, l’artista si pone tra comunicazione verbale e gestualità passando dalla bidimensionalità alla tridimensionalità fino all’installazione ambientale. Attraverso tali opere Binga non intende agire “soltanto sui limiti tra segno verbale e segno grafico, ma anche sul limite tra la convenzionalità della parola e il suo valore soggettivo, tra il carattere universale e quello personale del linguaggio”. In ciò è già ravvisabile l’esperienza delle successive Scritture viventi, realizzate da Binga dopo la metà degli anni Settanta, in cui l’artista, assumendo con il corpo le forme delle lettere, si concede all’occhio fotografico di Verita Monselles, “lavorando anche in questo caso sulla soglia tra segno linguistico e immagine, tra l’universalità del linguaggio verbale e la singolarità del corpo che, fotografato, conserva i tratti unici della persona”.
La Galleria Mascherino concede spazio anche al Dattilocodice con cui Binga prende parte alla celebre mostra dedicata ad un’ottantina di artiste impegnate nell’ambito verbo-visivo Materializzazione del linguaggio, organizzata da Mirella Bentivoglio nel 1978 nell’ambito della Biennale veneziana. “Alla ricerca di un linguaggio più autentico e primigenio, Binga nel Dattilocodice mette in scena un nuovo alfabeto in cui simbolo grafico e icona si mescolano, e che pur realizzato con i mezzi dell’occidente moderno, chiama in causa la qualità originaria e arcaica del geroglifico”.
In mostra anche la serie Biographic, realizzata a partire dalla metà degli anni Ottanta, che troverà spazio presso la Quadriennale di Roma del 1985. Anche in questo caso immagine e scrittura tornano a fondersi stavolta in direzione pittorica, dando luogo a immagini in cui, scrive la stessa artista, “l’archetipo e il futuribile, l’arazzo e il computer, il passato e il presente si mescolano in una sorta di ballata senza fine”.
L’inaugurazione della mostra antologica si terrà presso i locali della Galleria Mascherino sabato 29 febbraio 2020; in tale occasione Tomaso Binga terrà una performance fonetica.





Tomaso Binga: Feminist Works 1970-1980
Galleria Mascherino
Roma, dal 3 marzo al 30 aprile 2020

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