“Sì, dimenticheranno. È il nostro destino, non ci si può fare nulla. Ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passare del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. Ed è curioso che noi oggi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. E la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo strana e scomoda, priva di intelligenza, forse addirittura immorale”.

Anton Pavlovič Čechov

Mercoledì, 03 Maggio 2017 00:00

Le splendide incisioni di "Perentoria figura"

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Artisti nel mezzo dell’esplosione d’arte di piazza di Trevi, a pochi passi dalla fontana. La mostra dei tre incisori contemporanei Patrizio Di Sciullo, Francesco Parisi, Andrea Lelario, curata da Rita Bernini e Gabriella Bocconi, si dipana nella sede più giusta, e da lì estende l’invito a tutta la città, con il fascino e la pregnanza dell’arte grafica, rara ed immortale.

Le opere saturano della loro atmosfera i tre ambienti dell’esposizione, ed ognuno dei tre distinti luoghi assume una propria specifica identità.
Il pianeta di Lelario è un astro nascente, mondo nuovo eppure da sempre intriso di immagini che ad esso appartengono sin da una remota antichità, al di fuori del tempo come noi lo percepiamo, completamente addentro ad una linea esistenziale diversa, che insegue il ritmo lento e conturbante delle nostre favole. La potenza del bulino e dell’acquaforte, dosata con una saggezza estrema, scava un’accurata eppur vaga e fantastica indagine morfologica del territorio. Uno stratificato e flessuoso tappeto di folla scorciato in una morbida prospettiva riunisce una miriade infinitamente riproducibile di elementi ed organismi, di maschere vive e perse fra altre mille, in una fissità mortuaria da fossile (Le piaggie). Lo stesso brillante sfarfallio ed il brulichio formale lo troviamo ne Gli spaventapasseri, nella cui immagine stampata imperano le ferite aperte e ad un tempo delicate della punta d’acciaio che ha solcato la matrice con colpi sferzanti e brevi, a sugellare l’ombroso e pittorico effetto dell’acquaforte.
Sono il metafisico spazio di Horos (unica opera grafica alla XIV Biennale di Roma) ed il taglio puntellato di stelle (a rendere il potere della luce) di Dromos, ad imporsi come due sacre feritoie viste dall’alto. Interessantissimo è l’accostamento ad una splendida incisione di Hans Hartung. Tutto è poetico qui, come tutto è decadente, simbolico ed estetizzante nelle xilografie di Parisi. Esposti anche, in teca, alcuni schizzi e volumi a cui l’artista ha collaborato con le sue incisioni. Il tratto che ne viene fuori è rapido, sintetico.
Il cantico dei cantici, il Pantocrator (di cui è esposta anche la bellissima tavola incisa), esprimono nel loro raffinato e puro linearismo la centralità del corpo umano come figura principale a cui riportare le storie ed i miti, così come centrale è l’incarnazione nella visione classica di tutte le virtù ed i concetti (dunque dell’immateriale) nella concretezza carnale dell’uomo e della donna. Ma in Parisi il classico, come la stessa tecnica xilografica, è naturalmente calato nella contemporaneità, e trasforma la sua emblematica allure in una pagina dal gusto moderno, rielaborando in modo attuale l’innata capacità di questa tecnica ed esprimendosi in un disegno schietto, in sintonia con il mondo dell’illustrazione e del fumetto italiano di alto livello.
Ho avuto già modo di scrivere di Patrizio Di Sciullo definendolo un “compositore”, notando come nella sua peculiare dimensione il movimento a spirale di una conchiglia divenga “... il luogo più compiuto eppure infinito che possa esservi, corpo integro e vivo quanto emblema del dissolvimento nell’insondabile eterno.” Il modo in cui egli affronta la tematica del tutto, l’incessante riferimento all’Aleph come concezione circolare dell’esistenza cosmica, principio e fine in cui ogni cosa è compresa, sia dal punto di vista della composizione dell’immagine nel concreto che come idea (e ideale) intangibile, fanno della sua ricerca una realtà potremmo dire bifronte: espressione pienamente artistica e filosofica, due piani autonomi ma sovrapponibili, indagati allo stesso livello, entrambi originati dall’esigenza creativa, che ne rappresenta il legame e la causa primaria.
L’analisi lirica e naturalistica di ogni albero ne Il bosco quadrato, è il versante opposto della visione reale, una membrana distante, formatasi nel pensiero e nell’animo eppure così intimamente aderente a quella visione, tanto da far avvertire la presenza di un passaggio sempre aperto fra l’una e l’altro, con nel mezzo un abisso di interferenze, contorsioni formali, aggiunte e scarnificazioni. In tutti i lavori (dal bestiario marino alla figura), il leonardesco rispetto scientifico ed il protendersi verso il senso umano della natura sono volti ad una rivelazione speciale, ad una luce inedita, ad un luogo in cui una tecnica come l’acquaforte incanta più che mai con la sua luminosità, e trascina con sé verso la pura evocazione il segno, pur così fine e ponderato. L’intero materiale grafico dei tre artisti, qui accostato ad esemplari dei maestri del passato (fra cui Dürer, Beccafumi, Piranesi), ben vale da solo una visita attenta, affrontata con la giusta concentrazione ed uno slancio emotivo che sia il più forte possibile.

 

 

 

Perentoria figura
Patrizio Di Sciullo, Francesco Parisi, Andrea Lelario
a cura di Rita Bernini, Gabriella Bocconi
Museo dell'Istituto Centrale per la Grafica
Roma, dal 5 aprile al 2 luglio 2017

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